A maggio lo storico comizio di Gemma Russo dell'Udi, a giugno il giubilo dopo la proclamazione dell'esito del referendum e la scomposta manifestazione monarchica. Gli atti del fondo Prefettura, conservati presso l'archivio di Stato, raccontano anche il clima in città nei primi giorni dell'Italia Repubblicana
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Dal 1946 l'Italia è una Repubblica. Esattamente 80 anni fa, anche e soprattutto delle donne, al primo voto politico il 2 giugno in occasione dello storico Referendum istituzionale, scelse la Repubblica . Donne e che già avevano esercitato il diritto elettorale attivo e passivo nell'aprile precedente, in occasione della seconda tornata delle prime elezioni amministrative . Il riconoscimento del Suffragio Universale aveva avuto luogo in Italia già nel 1945.
Nel 1946, dunque, anche nel reggino le donne iniziarono a popolare le liste elettorali, come avvenuto, per esempio a Palmi, a Gioiosa Ionica ea Reggio Calabria dove Maria Mariotti fu eletta come consigliera comunale nella lista della Democrazia Cristiana , la prima nella storia amministrativa del Comune di Reggio Calabria. E il 2 giugno 1946 contribuirono alla vittoria dell'Italia Repubblicana.
Purtroppo solo 21 (nessuna calabrese) su 556 componenti, furono le donne elette nell'Assemblea Costituente che rese alla giovane Repubblica italiana la sua Costituzione in vigore dal 1 gennaio 1948 . La questione della rappresentanza di genere nelle Istituzioni è questione ancora attuale e aperta , una delle tante che rende il cammino verso la parità effettiva ancora lungo e difficile.
Non vi furono donne calabresi nella Costituente ma vi furono dei padri costituenti anche reggini , come riferisce il prefetto di Reggio Francesco Aria nella relazione inviata al ministero dell'Interno avente ad oggetto la situazione politico-economica della provincia di Reggio nel mese di giugno, redatta il primo luglio 1946.
«I risultati, in ispecie quelli relativi alla forma istituzionale,
sono stati seguiti con vivo interesse da questa popolazione.
Questa provincia nell'Assemblea Costituente à rappresentata dal seguente Deputati onorevole Siles Nicola, l'avv. Murdaca Filippo del partito democratico cristiano, On. Avv. Domenico Tripepi della democrazia del lavoro, On. Avv. Antonio Priolo del partito socialista, Avv. Eugenio Musolino del partito comunista, l'avv. Gaetano Sardiello del partito repubblicano, dottore Capua Antonio o rag. Vilardi Giuseppe del movimento qualunquista ».
In questa frangia le donne iniziarono a occupare la scena pubblica. Furono 11 le donne prime cittadine dopo quelle storiche consultazioni, di cui ben tre calabresi e tutte e tre democristiane: Caterina Tufarelli Palumbo Pisani a San Sosti (Cosenza), per altro prima sindaca d'Italia, Lydia Toraldo Serra a Tropea (Vibo Valentia) e Ines Nervi Carratelli a San Pietro in Amantea.
La Repubblica è Donna
Un impegno e una presenza sulla scena politica delle donne che ebbero un peso anche a Reggio. Grazie alla preziosa collaborazione della funzionaria dell'Archivio di Stato, Cristina Brandolino, è stato possibile visionare anche la nota della Regia Questura di Reggio Calabria, all'epoca affidata a Pietro Maria Maira , nel consueto notiziario rivolto all'illustrissimo signor prefetto, all'epoca Francesco Aria, il 20 maggio 1946, riferiva del comizio di Gemma Russo dell'Udi , tenuto nel pomeriggio in piazza Camagna dinnanzi a 600 persone , in cui la stessa aveva sottolineato i «sacrifici delle donne italiane durante l'occupazione nazifascista» , precisando che l'Udi aveva «tendenze abbastanza repubblicane » e invitando gli interventi a votare per la Repubblica.
Il comizio di una donna Repubblicana, tra due comizi in piazza Italia a Reggio , dell'avvocato Vincenzo Costa dell'Unione Nazionale Democratica e del grand'ufficiale Vittorio Mezzatesta del partito dell'Uomo Qualunque , in cui, invece, si invitava il pubblico a votare per la Monarchia.
Un momento di significativa affermazione politica delle donne, non a caso militanti nell' Unione Donne in Italia che in quel frangente storico si poneva a livello nazionale come maggiore organizzazione femminile di promozione politica, sociale e culturale, avendo mosso i primi passi già nel settembre 1944 partecipando alla Resistenza. Dalle formazioni partigiane e dai comitati nati nel 1943 per unire le donne antifasciste, i cosiddetti Gruppi di Difesa della Donna (Gdd), nel 1945 nacque l'Udi.
Proprio da Reggio iniziò il suo cammino dell'Udi in Calabria, già dal 1944 con attivatasi per sostenere i più vulnerabili, i reduci, le famiglie ei bambini piegati dalla guerra e dalla miseria. E ancora i comizi a sostegno della Repubblica, prima, e poi per il miglioramento delle condizioni di lavoro delle donne, l'uguaglianza salariale e il diritto all'alfabetizzazione dei minori e dei ridotti, nella prospettiva lungimirante di una società in cui la Giustizia sociale fosse il solo viatico per la Libertà e la parità.
E dunque, a maggio lo storico comizio di Gemma Russo dell'Udi, e qualche settimana dopo, a giugno, il giubilo dopo la proclamazione dell'esito del referendum seguita dalla scomposta manifestazione monarchica.
La donna Turrita e lo stemma Sabaudo
A Reggio, infatti, vinse la Monarchia con una percentuale di poco più del 60% . Ma in Italia vinse la Repubblica . Con un'affluenza che per un soffio non toccò il 90 %, a sbarrare sulla scheda elettorale lo Stemma sabaudo erano stati poco più di 10 milioni (10 719 284) di italiane e italiani. Con una percentuale che di poco aveva superato il 50% dei voti validi, avevano scelto la Donna Turrita oltre 12 milioni (12 717 923) di italiane e italiani, uomini e le donne che vollero un futuro diverso e democratico per il loro Paese, ancora profondamente segnato dalle ferite profonde che il dramma della guerra, della dittatura, dell'occupazione e dalle spaccature che il Secondo conflitto mondiale aveva inferto.
Dopo 85 anni di Regno d'Italia (Umberto II di Savoia fu l'ultimo monarca), la corte di Cassazione dichiarò la nascita della Repubblica Italiana, il cui primo giorno fu proprio l'11 giugno.
«L'11 corrente, a seguito della proclamazione dei dati da parte delle Corte di Cassazione, ad iniziativa dei partiti Repubblicani, si ebbe in questa città una manifestazione di giubilo per la neo Repubblica italiana, manifestazione alla quale io partecipai, insieme alle altre autorità: notata l'assenza del sindaco, On. Nicola Siles, democristiano, monarchico irriducibile », si legge ancora nella relazione del prefetto Francesco Aria del primo luglio 1946.
I difficili primi giorni della neo Repubblica italiana a Reggio
Nello stesso documento, un affresco del clima in città nei primi giorni dell'Italia Repubblicana.
«Avendo la sera del giorno 11 stesso la radio annunziato alle ore 20 che a Roma era stata fatta la manifestazione repubblicana a Piazza del Popolo ed altra manifestazione monarchica era stata fatta al Quirinale , il successivo giorno 12, i monarchici vollero qui fare una loro manifestazione (...). Senonchè alcuni elementi più accesi premettero per oltrepassare i cordoni e recarsi nella zona vietata (...) sicchè si ebbero incidenti e alcuni feriti (...)». Nel resoconto, si legge anche della denuncia dell'allora sindaco Nicola Siles, tra coloro che avevano disatteso le prescrizioni alle quali la questura aveva ancorato l'autorizzazione della manifestazione dei monarchici sconfitti dal voto a suffragio universale.
La memoria dei documenti
«Nel celebrare l'ottantesimo anniversario della Repubblica Italiana, il nostro Archivio di Stato rinnova il proprio impegno nella tutela, nella valorizzazione e nella trasmissione della memoria documentaria che testimonia il percorso democratico del Paese . L'Archivio di Stato custode di memoria, racconta il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, analizzando la documentazione conservata nei fondi prefettizi, comunali e giudiziari, e anche attraverso le testimonianze amministrative relative all'organizzazione del voto, alla partecipazione dei cittadini e alla proclamazione dei risultati . Ricostruendo con rigore scientifico, il contesto locale in cui si svolse la consultazione, evidenziando il contributo del territorio reggino alla scelta repubblicana e offrendo nuovi elementi per comprendere la portata storica di quel passaggio », ha sottolineato la direttrice dell'Archivio di Stato di Reggio Calabria, Angela Puleio.
Lo stesso Archivio reggino, su impulso della prefettura, nel 2016 aveva allestito una mostra per celebrare i settant'anni del voto alle donne e della Repubblica . Quei pannelli esposti in prefettura, all'epoca, adornano adesso le pareti del corridoio dell'Archivio di Stato . Di quella mostra e della ricchezza della storia e della memoria di cui i documenti sono custodi imprescindibili , abbiamo parlato anche con la direttrice dell'Archivio di Stato dell'epoca, Mirella Marra, oggi deputata di Storia Patria per la Calabria, ospite della nuova puntata del formata A tu per tu, speciale 2 giugno negli studi del Reggino.it, in programma per oggi alle 18.






