Un’iniziativa di sensibilizzazione per ribadire insieme che il porto non deve trasformarsi in uno snodo per traffici legati alla guerra
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«Da più di due settimane anche le realtà calabresi sono mobilitate a seguito di una segnalazione internazionale relativa al possibile transito, dal porto di Gioia Tauro, di container contenenti materiali a uso militare diretti verso Israele.
Un primo risultato è stato ottenuto: grazie alla mobilitazione e alle pressioni esercitate, 8 container, trasbordati dalle navi MSC Marie Leslie e Siena, sono stati bloccati dalla Dogana e dalla Guardia di Finanza per essere sottoposti a ispezione. Nei giorni scorsi un’analoga operazione ha riguardato altri 11 container nel porto di Cagliari, trasportati dalla MSC Vega.
A oltre dieci giorni dal fermo, nonostante le prese di posizione di associazioni, comitati, sindacati, forze politiche e la presentazione di interrogazioni parlamentari, non è stata ancora fornita alcuna comunicazione ufficiale sugli esiti e sulle tempistiche delle verifiche.
Nel frattempo stanotte è arrivata nel porto di Gioia Tauro la nave America (anch’essa gestita da MSC) e, secondo le informazioni disponibili, i container sospetti risulterebbero destinati a essere caricati su questa nave per proseguire verso Israele.
Una situazione che non può essere accettata. Pretendiamo trasparenza, risposte chiare e l’adozione di tutti i provvedimenti necessari, a partire dal sequestro dei container, qualora venisse accertata la violazione della legge 185/90, che vieta il transito e l’esportazione di materiali d’armamento verso paesi coinvolti in conflitti armati e responsabili di violazioni dei diritti umani.
A rendere il quadro ancora più preoccupante, è previsto per oggi anche l’arrivo nel porto di Gioia Tauro della nave MSC Danit, che, secondo le stesse segnalazioni, dovrebbe trasportare ulteriori 8 container, già segnalati all’Agenzia delle Dogane.
Utilizziamo il condizionale perché, da giorni, risulta estremamente difficile monitorare con precisione il tracciamento dei container: le informazioni disponibili sui siti di tracking cambiano frequentemente, con variazioni improvvise di nave e destinazione. Anche la stessa MSC Danit ha modificato più volte i porti di passaggio previsti, alterando il proprio itinerario.
Si tratta di elementi che rafforzano la necessità di una piena trasparenza su quanto sta accadendo e di controlli rigorosi su tutti i transiti nel porto di merci dual use dirette verso paesi in stato di conflitto o che violano i diritti umani.
Permettere che dai porti italiani transitino materiali legati alla guerra significa contribuire all’alimentazione dei conflitti in corso e avere ricadute dirette anche sulle condizioni materiali di tutte e tutti, tra aumento dei costi e riduzione delle risorse destinate ai servizi pubblici.
Fermare questi traffici significa opporsi alla guerra, tutelare il rispetto delle leggi e impedire che i nostri territori vengano coinvolti in dinamiche che producono devastazione e impoverimento.
Per questo riteniamo fondamentale mantenere alta l’attenzione e rafforzare il percorso di mobilitazione.
Invitiamo tutte le realtà che si oppongono alla deriva bellicista e al coinvolgimento dei nostri territori nei traffici di armamenti diretti ad Israele a partecipare al momento di confronto che si terrà mercoledì 1 aprile alle 17.00 presso l’Ostello Solidale Dambe So di San Ferdinando.
A seguire, alle ore 18, ci sposteremo al gate principale del porto di Gioia Tauro per un’iniziativa di sensibilizzazione rivolta ai lavoratori portuali durante il cambio turno, per ribadire insieme che il porto non deve trasformarsi in uno snodo per traffici legati alla guerra.
È necessario fare piena luce su quanto sta accadendo e impedire ogni coinvolgimento del nostro territorio nei traffici di guerra». Così in una nota BDS gruppo porti e traffico marittimo, BDS Calabria
Coordinamento Calabria per la Palestina, Global Movement to Gaza Calabria

