La Rocca del Capo domina la baia di Bova Marina da una posizione che ne spiega, ancora prima dei documenti, l’importanza. Dal promontorio di San Giovanni d’Avalos lo sguardo corre lungo la costa grecanica, attraversa lo Ionio e raggiunge Sua Maestà l’Etna. È uno dei più bei affacci sul Mediterraneo, punto di osservazione privilegiato su di un mare che nei secoli è stato casa del Mito, strada commerciale, campo di battaglia, via di colonizzazione e luogo d’incontro tra civiltà.

La torre Saracena

La storia della Rocca è legata anzitutto alla sua funzione strategica. Sulla sommità resistono i ruderi della torre Saracena, la porzione di base di una torre costiera d’avvistamento che i Beni culturali datano in un arco temporale compreso tra il XV e il XVII secolo, mentre le ricostruzioni locali riconducono la sua edificazione alla grande riorganizzazione difensiva avviata nel Regno di Napoli intorno alla metà del Cinquecento.

Secondo le ricostruzioni storiche, questi erano presidi essenziali collegati visivamente tra loro: all’avvistamento delle navi saracene e per contrastarne le incursioni, i guardiani trasmettevano l’allarme attraverso fuochi, fumo e altri segnali. Nel territorio della Marina di Bova, la torre di San Giovanni d’Avalos costituì il primo presidio di questo sistema. Chiamarla semplicemente "torre Saracena" rischia dunque di confondere il pericolo con chi lo sorvegliava. La fortificazione venne costruita proprio per proteggere gli abitati dell’interno dalle scorrerie provenienti dal mare.

Quando il rischio delle incursioni cominciò ad attenuarsi, la costa tornò progressivamente a popolarsi. Dalla seconda metà del Settecento gli scambi marittimi si intensificarono anche grazie al porto naturale compreso tra la Rocca Bianca e la punta estrema di Capo San Giovanni, documentato in uno dei disegni inseriti nel celebre "Voyage Pittoresque" dell’abate di Saint-Non. La baia, prima ancora della nascita del moderno abitato di Bova Marina, rappresentava dunque un approdo riconoscibile e frequentato.

Dal Neolitico all’antica Delia

Il promontorio ha conosciuto nel tempo nomi e significati differenti. Capo San Giovanni d’Avalos è stato identificato anche come Capo Crisafi, mentre la tradizione locale vi colloca un antico luogo di culto dedicato ad Afrodite. Sono diverse le testimonianze, tutte da maneggiare con prudenza, legate più alla memoria storica ed a studi e racconti orali piuttosto che a certezze storico-scientifiche, ma che possono restituire la persistenza nei secoli del carattere sacro attribuito al Promontorio simbolo di Bova Marina.

Una stratificazione che si inserisce nel quadro più ampio dell’antica Delia, il cui abitato viene collocato a est del Capo, nelle attuali località di San Pasquale, Deri e Panaghìa. Gli scavi archeologici – oggi visitabili nell’area del Parco Archeologico Statale "Archeoderi" – hanno portato alla luce un insediamento romano sviluppatosi su un’area precedentemente occupata in età ellenistica. Tra i ritrovamenti spiccano quella che viene riconosciuta come la seconda Sinagoga ebraica più antica d’Occidente dopo quella di Ostia. Nell’antiquarium sono conservati il mosaico pavimentale ed i resti rinvenuti tra Umbro e San Pasquale risalenti addirittura al Neolitico.

La Madonna del Mare

Il promontorio si trova quindi al centro di un territorio nel quale religione pagana, presenza ebraica e cristianesimo hanno lasciato segni profondi. La devozione alla Madonna del Mare si innesta su questa lunga storia. Venerata da sempre dai pescatori, grazie all’impegno di alcuni fedeli e cittadini bovesi ed al Barone Nesci, questa Madonna del Mare si fece scultura. Il 30 aprile del 1965, sulla sommità della Rocca, venne collocata la statua bronzea realizzata da Celestino Petrone: circa otto quintali, con la Vergine raffigurata nell’atto di benedire i naviganti. Trasportata in elicottero dal Maggiore Aristide degli Esposti su un velivolo dell’Aeronautica Militare, le immagini della sua collocazione raccontano ancora oggi un atto che va ben oltre la fede.

Quella della Stella Maris è una raffigurazione diversa da quella solitamente tenuta dalla tradizione cristiana, che vede la Vergine protendersi verso il basso, ad accogliere i fedeli come una madre: la Madonna del Mare è raffigurata come una donna avvolta in un manto accarezzato dal vento che si protende verso l’alto, forte e potente contro il mare in tempesta, un braccio alzato nell’atto di indicare l’Onnipotente ed una mano sul cuore.

La Madonna guarda ancora oggi il mare e la baia di Bova Marina, diventando il punto di riferimento religioso e identitario di una comunità che riconosce nel promontorio una parte decisiva della propria storia. Accanto sorge la piccola chiesa, in origine cappella della famiglia Marzano e successivamente elevata a santuario per iniziativa del vescovo Aurelio Sorrentino.

Le figure zoomorfe e l’ipotesi di Labrini

Sulla parete della Rocca si apre infine il capitolo più curioso. Nei primi anni 2010 lo studioso Angelo Labrini segnalò la presenza di quattro grandi figure zoomorfe nel costone rivolto verso la rada: tre teste di leone e un rapace. La più grande guarderebbe a ovest, verso l’Etna; una seconda a oriente; la terza verso nord, affiancata dalla sagoma dell’uccello. Secondo Labrini, le figure potrebbero essere state realizzate come segnali per gli antichi naviganti e sarebbero collegate al controverso "navifragum Scylaceum" ricordato da Virgilio nell’Eneide.

L’ipotesi resta priva di riscontri archeologici e potrebbe spiegarsi con la pareidolia, il fenomeno che porta a riconoscere forme note negli elementi naturali. Il rilievo roccioso, l’erosione e la vegetazione possono aver creato sagome che l’occhio trasforma in animali. Il dubbio, però, continua ad accompagnare chi osserva la rupe dal mare o dalla strada.

La Rocca del Capo racchiude così molte delle vicende che hanno segnato Bova Marina prima ancora che il paese assumesse la sua forma attuale. Prima ancora che il paese nascesse e crescesse nella sua accezione moderna. Le rotte antiche, la paura delle incursioni, la torre Saracena, l’approdo naturale, i culti scomparsi, la presenza ebraica e la devozione mariana convivono nello stesso lembo di terra in una stratificazione storica e temporale che forse ha pochi precedenti nel resto del mondo.

Dall’alto di San Giovanni d’Avalos la baia di Bova Marina appare nella sua interezza. E dentro quel panorama mozzafiato, così bello da stringerti il cuore – che sia l’alba o il tramonto, che il tempo sia clemente o che ci sia tempesta –, si legge una storia molto più grande e vasta del promontorio stesso e di tutti noi: la storia di una terra che per secoli ha guardato il Mediterraneo, e che dal mare e con il mare ha conosciuto ricchezza e povertà, pericoli e prosperità, popoli in pace ed in guerra, in una memoria che non si può trascendere.