L'Università Mediterranea lancia il nuovo corso in Biotecnologie per la sostenibilità. Il Prof. Marco Poiana sottolinea che in Calabria le opportunità di lavoro nel settore agrario superano il numero di laureati disponibili, rendendo questo percorso una scelta strategica per l'occupazione giovanile e l'innovazione territoriale
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Nel cuore pulsante di Piazza Italia, a bordo del track di LaC News 24, il Professor Marco Poiana, Direttore del Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, ha tracciato le linee guida per il nuovo anno accademico, delineando una visione dell'agricoltura che unisce tradizione millenaria e innovazione tecnologica.
Un’offerta formativa in continua evoluzione
L'Università Mediterranea si conferma un polo culturale fondamentale per il territorio reggino, con una proposta didattica che mira ad attualizzarsi costantemente per rispondere alle sfide del mercato globale. Accanto ai corsi storici in Scienze e tecnologie agrarie, Scienze e tecnologie alimentari e gastronomiche e Scienze forestali ed ambientali – recentemente rinnovati nei contenuti – la vera grande novità del prossimo anno è l'avvio del corso in Biotecnologie per la sostenibilità.
Biotecnologie: da Noè all’Intelligenza Artificiale
Il Professor Poiana ha voluto scardinare i pregiudizi che spesso circondano la figura del tecnico agrario, definendola una professionalità di alto livello destinata a gestire le produzioni del terzo millennio. "Il primo biotecnologo è stato Noè", ha scherzato il Direttore, ricordando come la produzione del vino sia una biotecnologia antichissima.
Oggi, però, questa disciplina si evolve: il nuovo corso punterà su varietà resistenti, prodotti naturali per la salvaguardia dell’ambiente e l’integrazione di tecnologie d'avanguardia come l’intelligenza artificiale nella gestione dei processi produttivi. L'obiettivo è formare esperti capaci di garantire alimenti sani e sicuri in un contesto di pieno rispetto ecologico.
La sfida del lavoro: mancano laureati per le imprese
Uno dei temi centrali dell'intervista è stato il forte legame tra formazione e occupazione. Nonostante la narrativa comune veda i giovani costretti ad abbandonare la Calabria, il settore agrario locale vive un paradosso: la domanda di laureati da parte delle aziende supera l'offerta.
«Proprio tre giorni fa ho ricevuto l'ennesima richiesta di giovani laureati per stage in azienda e, purtroppo, non è facile trovarne a sufficienza a Reggio per coprire le richieste», ha dichiarato Poiana. L'obiettivo del Dipartimento è dunque duplice: formare tecnici d'eccellenza e stimolare la nascita di imprese smart e startup innovative sul territorio, riducendo la dipendenza della Calabria dall'importazione di tecnologie da altre regioni.
Un polo d'eccellenza per il territorio
Il Dipartimento di Agraria vanta ricercatori di rilievo internazionale in settori chiave come la genetica agraria e la patologia vegetale, competenze che rendono la Mediterranea un terreno fertile per l'innovazione. L'invito rivolto ai giovani reggini è chiaro: restare e investire in un settore che non è più solo "lavoro della terra", ma una sintesi avanzata di scienza, benessere ambientale e sviluppo economico.
La sfida è lanciata: trasformare la vocazione agroalimentare della Calabria in un motore di sviluppo moderno, sostenibile e, soprattutto, guidato dai talenti locali.

