L’operatore culturale Vincenzo Furfaro racconta di come il ventiquattrenne abbia trasformato metodo e disciplina in una forma silenziosa di eccellenza
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«Sgomberiamo il campo: questa storia non vuole strappare applausi. È, semmai, una storia di straordinario amore per la vita. Gli applausi, arriveranno col tempo.
Quella di Nicola Cotroneo – racconta l’operatore culturale Vincenzo Furfaro - è una storia delicata. Ha 24 anni, eppure il suo percorso ha la solidità di chi ha imparato presto a stare dentro le cose con disciplina. Tra Roma e Napoli ha conseguito la laurea magistrale in Linguistica moderna, scegliendo di formarsi prima di attraversare il mondo. In mezzo a città, biblioteche, aule e giornate che iniziavano presto e finivano tardi.
Oggi Nicola lavora all’interno di un importante gruppo di abbigliamento del territorio reggino, con base a Melicucco, il suo paese natale. Un ambiente dinamico, competitivo, dove affidabilità e visione contano più di ogni altra cosa. Ed è lì che Nicola ha trovato il suo spazio naturale per il momento. Quella che oggi chiameremmo comfort zone.
Il suo datore di lavoro non ha dubbi: “In Nicola abbiamo trovato un’eccellente risorsa. È preciso, determinato, ha una capacità di concentrazione rara e un senso di responsabilità che fa la differenza. È uno di quei collaboratori su cui puoi contare davvero”.
Parole che non sanno di circostanza. Parole vere. Nicola è un ragazzo con autismo. Ma ridurre la narrazione a questa condizione sarebbe un errore di prospettiva. Perché ciò che emerge, prima di tutto, sono le sue qualità professionali: metodo, serietà, attenzione al dettaglio, coerenza. In un mondo del lavoro spesso dominato dalla superficialità e dall’improvvisazione, Nicola rappresenta una forma diversa di eccellenza: silenziosa, costante, sostanziale.
Quando parla del suo lavoro lo fa con uno sguardo limpido: “Svolgo questo compito con amore. È una responsabilità che mi è stata assegnata e la vivo con gratitudine. Mi piace sognare in grande, ma ho imparato a vivere le cose giorno dopo giorno”.
In queste parole c’è molto più di una dichiarazione d’intenti. C’è una filosofia. In un tempo veloce, dematerializzato, eccessivamente connesso, in cui tutto scorre senza sedimentare, Nicola pratica - senza nominarlo - l’hic et nunc. Il qui e ora.
L’attenzione piena al presente. La dedizione alla singola azione. La capacità di stare dentro ciò che fa senza lasciarsi divorare dall’ansia del dopo.
Il suo esempio ci racconta che l’inclusione non potrà mai essere uno slogan ma un processo concreto che passa attraverso il riconoscimento del valore. Racconta che il talento assume forme diverse. Racconta che la professionalità non fa rumore, produce risultati.
Nicola sogna, sì. Ma non si perde in essi: li costruisce e un passo alla volta. E mentre il mondo corre, lui sceglie di camminare piano, con la stessa leggiadria con cui ha risposto alle domande.
Forse è proprio questo il suo insegnamento più grande: tornare al presente, fare bene ciò che abbiamo tra le mani e credere che la qualità umana sia ancora la vera rivoluzione a nostra disposizione».

