La decisione di spostare la messa del 2 settembre in onore della Madonna della Montagna di Polsi a Locri ha scatenato una protesta aperta tra i fedeli. «Il 2 settembre è la festa della Madonna di Polsi, va fatta nel suo territorio comunale, non in altri comuni», dicono senza giri di parole. Un atto di fede radicato in secoli di storia, che oggi rischia di essere interrotto.

La tensione è esplosa sui social e nelle piazze dopo l’annuncio della diocesi di Locri-Gerace: novena a San Luca dal 24 agosto, veglia con il cardinale Zuppi il 1° settembre, e messa solenne il 2 settembre allo stadio comunale di Locri. Decine di post e una petizione online, che in poche ore ha raccolto oltre 600 firme, chiedono il ritorno della celebrazione a Polsi o almeno a San Luca.

La Prefettura di Reggio Calabria, dopo la Riunione – nella giornata di ieri – del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica per una disamina degli aspetti organizzativi della Festa della Madonna della Montagna di Polsi, ha preso atto delle determinazioni della Curia, citando criticità di accesso e lavori di consolidamento al santuario, aggravati dalla frana che blocca la strada.

Ma la Curia, attraverso un video del direttore dell’Ufficio liturgico diocesano, don Nicola Commisso, ha ricostruito le tappe della scelta: già l’anno scorso erano emerse difficoltà logistiche, quest’anno aggravate da lavori finanziati dal Pnrr e dall’ordinanza della Commissione straordinaria di San Luca che vieta l’accesso al santuario, anche a piedi.

Secondo don Commisso, inizialmente si era ipotizzato di celebrare la messa allo stadio di San Luca, ma le autorità avrebbero evidenziato problemi di sicurezza per l’affluenza stimata oltre le 10mila persone. «Non c’è stato un divieto formale, ma siamo stati messi nella condizione di non poter dire di sì», ha precisato.

La decisione di Locri, definita sofferta dalla diocesi, sarebbe stata l’unica alternativa per evitare l’annullamento totale delle celebrazioni. Il timore dei fedeli è che la tradizione venga spezzata per sempre. «Mai una statua della Madonna e la sua festa è stata spostata così in un altro comune», ricordano, chiedendosi se si tratti davvero solo di sicurezza o di un passo definitivo verso la cancellazione di un rito secolare.

La protesta di queste ore sembra dare corpo a quanto scritto da Paolo Fedele, che ha denunciato il rischio di «spegnere» fede, cultura e dignità di un popolo. Le sue parole, ispirate anche dall’appello instancabile di Giusy Staropoli, oggi trovano eco nella rivolta dei fedeli, convinti che la scelta di celebrare la messa a Locri non sia solo una questione logistica, ma il segno di una ferita profonda inferta alla tradizione e all’identità di un’intera comunità.