«Possiamo affermare che sono stati due i principali orientamenti che hanno delineato le cause della delinquenza minorile: uno, legato all’aspetto psicologico (o meglio, psicopatologico) del minore. Ne è un esempio il “disturbo della condotta”, che si manifesta nell’adolescenza e delinea una personalità sprezzante delle regole e della propria nonché altrui sicurezza. L’altro, è invece chiamato di “disorganizzazione sociale». È quanto dichiarano Filippo Pollifroni, Filippo Cogliandro e Bocale Calcio Admo.

«Il concetto stesso di disorganizzazione sociale ci suggerisce che le ragioni che conducono il minore alla delinquenza, in questo caso, affondano le radici in una significativa carenza dei principali contesti sociali con cui egli interagisce (ambiente familiare, sociale, scolastico…): al loro interno, il bambino e poi l’adolescente, non riesce a sviluppare quei valori che dovrebbero definire la genesi di sane relazioni sociali.

Più recentemente, sono state sviluppate teorie che contemplano una sinergia tra più fattori: questi fanno riferimento sia alle singole problematiche psicologiche che ai rapporti educativi familiari, scolastici, la relazione tra coetanei, l’utilizzo di droga, alcol e infine l’attività sul web.

Particolare rilievo, oggi, viene riservato alla formazione dell’identità del minore, considerata un periodo cruciale nella sua evoluzione in persona adulta.

Per questo, viene attribuito un ruolo decisivo al gruppo dei pari, all’interno del quale trova origine il senso di appartenenza e la creazione di valori. L’esito della delinquenza minorile come risultato dei condizionamenti e delle pressioni che derivano dai coetanei, determina «(…) il realizzarsi condotte attuate nella maggior parte dei casi con la complicità e la connivenza di altri membri del gruppo (definiti co-offending), guidate principalmente da una non percezione del rischio, dal desiderio di trasgredire e dalla volontà di essere approvato dai coetanei (…)». Gli addetti di settore offrono come esempio lo “street bullying” un fenomeno attuale che segna la moderna tendenza ad una precocità nei comportamenti devianti che conducono alla delinquenza minorile.

L’attività sul web, infine, si propone anch’essa come contemporanea fonte di condotte delinquenziali ad opera di soggetti di minor età: il diffondersi a macchia d’olio dell’uso dei social media e di messaggistica istantanea tra i giovanissimi, soprattutto a seguito della pandemia da Covid-19, hanno esacerbato episodi di cyberbullismo – contrastato dall’introduzione della Legge del 29 maggio 2017, n. 71 recante “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”, revenge porn (regolato all’art. 612 ter c.p.) e altresì diffusione di video che catturano sia scene di vita quotidiana “goliardiche” – anche in ambito scolastico – quanto, talvolta, diffusione video di aggressioni ed umiliazioni o violenze di gruppo.

La delinquenza minorile si configura come un fenomeno complesso e multifattoriale, in cui fattori psicologici, sociali e ambientali interagiscono in modo dinamico. La disgregazione dei contesti familiari, scolastici e sociali, unitamente all’influenza dei pari e all’uso pervasivo delle tecnologie digitali, sembra amplificare il rischio di delinquenza minorile. L’evoluzione dei comportamenti delinquenziali tra i giovani richiede dunque un approccio integrato e preventivo.

Di fronte a questa complessità, il sistema penale minorile si pone l’obiettivo non solo di reprimere, ma soprattutto di rieducare, cercando di reintegrare i giovani autori di reati nella società attraverso percorsi di recupero mirati e misure alternative alla detenzione. Tante attività del Bocale dedicate al mondo minorile».