Quando la scuola sceglie di diventare presidio di coscienza civile, la memoria smette di essere commemorazione e diventa pratica quotidiana. È dentro questa prospettiva che prende forma il protocollo d’intesa promosso dal professor Giancarlo Costabile, capace di unire tre istituti simbolicamente collocati in territori segnati dalla presenza mafiosa: l’IIS “Raffaele Piria” di Rosarno, il Liceo delle Scienze Umane e Linguistico “Danilo Dolci” di Palermo e l’IC “Giuseppe Vasi” di Corleone.

Un ponte educativo costruito attorno alla pedagogia dell’antimafia, alla memoria delle vittime innocenti e alla responsabilità delle nuove generazioni. Un percorso che ieri ha vissuto uno dei suoi momenti più significativi proprio al “Piria” di Rosarno, dove studenti calabresi e siciliani si sono incontrati per un laboratorio condiviso dedicato alla legalità e all’identità del Sud.

Ad accogliere la delegazione siciliana è stata la dirigente scolastica Mariarosaria Russo, che ha sintetizzato il senso dell’esperienza con parole che hanno segnato l’intera giornata: «Abbiamo seminato il giardino delle nostre esistenze con semi che adesso sono fiori». Un’immagine che racconta anni di lavoro educativo, confronto tra territori diversi e fiducia nella capacità dei giovani di costruire alternative concrete alla cultura mafiosa.

Accanto alla dirigente, il sindaco Pasquale Cutrì ha portato la testimonianza di una comunità che continua a confrontarsi con difficoltà sociali profonde senza rinunciare alla prospettiva del cambiamento. A coordinare il progetto sul territorio rosarnese è stata la professoressa Saveria Violi, che ha seguito il percorso delle classi del triennio del liceo Scientifico e Linguistico insieme al professor Costabile.

Dal versante siciliano, il liceo “Danilo Dolci” di Brancaccio — quartiere simbolo di Palermo e della storia di Pino Puglisi — ha partecipato con il dirigente Matteo Croce e le docenti Adele Dejoma e Clelia Lombardo. Proprio durante l’incontro, la dirigente Russo ha annunciato che il prossimo “Premio Valarioti Impastato” sarà assegnato al professor Croce, riconoscendo il lavoro svolto dal liceo palermitano sui temi della legalità e dell’educazione civile.

Il cuore della giornata è stato il laboratorio costruito attorno alle figure simbolo della resistenza alle mafie. Veronica Melidona, studentessa della III B guidata dalla professoressa Antonia Tamiro, ha presentato un video animato dedicato a don Pino Puglisi, il sacerdote di Brancaccio assassinato da Cosa Nostra il 15 settembre 1993 e beatificato vent’anni dopo. Un lavoro che ha restituito il valore educativo della sua testimonianza, fondata sull’idea che la scuola e la cultura rappresentino il primo argine contro la rassegnazione e il controllo mafioso.

Gli studenti palermitani hanno invece approfondito la figura di Danilo Dolci, il sociologo e attivista della nonviolenza che dedicò la propria vita agli ultimi della Sicilia occidentale, trasformando l’educazione in strumento di emancipazione sociale.

Particolarmente intensa anche la testimonianza di Ilaria Bottiglieri, che ha ricordato la figura dello zio Giuseppe Valarioti, dirigente del PCI rosarnese, docente e poeta assassinato dalla ’ndrangheta l’11 giugno 1980. Una memoria ancora profondamente radicata nella Piana di Gioia Tauro, dove il nome di Valarioti continua a rappresentare insieme dolore e responsabilità collettiva.

Il percorso proseguirà oggi all’Università della Calabria di Cosenza con il convegno “Giustizia e responsabilità: lo Stato contro le mafie”, promosso dal DiCES e coordinato dal professor Costabile. Un appuntamento che vedrà la partecipazione delle scuole coinvolte insieme a rappresentanti della magistratura e delle istituzioni, chiudendo simbolicamente il cerchio tra scuola, università e impegno civile.