Adriana Puzo nel suo elaborato ha svolto un’analisi lucida e approfondita sulle periferie, dalle origini storiche alle sfide contemporanee, che valorizza il ruolo delle nuove generazioni nel costruire un futuro più equo
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Orgoglio e soddisfazione per Adriana Puzo, classe 5D, del Liceo Classico “Ivo Oliveti”, plesso del Polo Liceale di Locri “Zaleuco - Oliveti - Panetta - Zanotti”, guidato dalla Dirigente Carmela Rita Serafino, che si aggiudica il terzo premio, alla XV Edizione del Concorso Nazionale “Legalità e Cultura dell’Etica”, nella sezione “elaborato scritto”, indetto dal Rotary International, nello specifico il Distretto 2110 (Sicilia e Malta), con il Patrocinio dell’Università degli Studi di Palermo, in cui, nell’ Aula Magna della Facoltà di Ingegneria, si è svolta la cerimonia di premiazione, venerdì 10 Aprile. All’evento hanno partecipato i presidenti dei vari Club Rotary da dove provenivano i vincitori, per Adriana, che faceva parte del Distretto 2102, è stato presente l’Avvocato Roberto Trimboli, Presidente del Rotary Club di Locri.
Il tema di quest’anno è stato “Rigeneriamo la periferia - Rigenerazione urbana delle periferie come opportunità di riscatto: un percorso tra disuguaglianze, degrado, insicurezza, illegalità e desiderio di rinascita, soprattutto tra le nuove generazioni”, che gli studenti potevano trattare in diverse modalità: svolgimento di un elaborato scritto (tema, racconto breve o articolo); produzione di un manifesto, anche sotto forma di una vignetta satirica originale, realizzato con tecnica a piacere; produzione di uno scatto fotografico originale, realizzato con tecnica a piacere; realizzazione di uno spot/corto amatoriale; produzione di un componimento musicale originale, classico o moderno.
Adriana, seguita, per tutto il percorso, dalla prof.ssa Lucia Capozzoli e dalla Referente per i Concorsi letterari del Polo Liceale, prof.ssa Rossella Fontana, nel suo elaborato scritto ha condotto una meticolosa ricostruzione storica sulle origini delle periferie, partendo dalla Rivoluzione industriale in Inghilterra, che ha visto l’avanzare delle fabbriche, considerate risolutrici di tanti problemi economici, ma che nello stesso tempo hanno dato il via ad una mentalità di indifferenza e abbandono verso le periferie, che man mano sono diventate crogiolo di malattie, violenze e sfruttamenti.
Brava Adriana a rapportare il fenomeno, nato in Inghilterra, all’Italia post - unitaria, in cui cita un’inchiesta condotta da due studenti, Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino, in Sicilia, che ha messo in luce le condizioni dei contadini, dei minatori e lo sfruttamento dei bambini. Situazione che ispirò Giovanni Verga a scrivere la novella “Rosso Malpelo”, in cui viene trattata la mancanza di sicurezza nei posti di lavoro.
Così le parole del testo di Adriana: «E’ importante riconoscere la nostra Costituzione. Lo Stato cerca di diventare garante della giustizia sociale, ma guardando alla cronaca dei nostri giorni, la percezione è che quel passato, tanto sofferto, non risulti del tutto archiviato». Adriana, poi, si rifà all'architetto Renzo Piano e alle sue argomentazioni sulle periferie, per riaccendere la speranza di un riscatto futuro. Nella visione delle sue città future, si impara e si pratica la convivenza, la tolleranza, la civiltà, lo scambio e la crescita. Incisiva la metafora di Piano sulle periferie: «D’autunno le foglie cambiano colore e cadono lasciando passare la luce del sole, ad ogni primavera si assiste al rito del rinnovamento».
Adriana, in conclusione, porta l'accento sul fatto che bisogna prestare ascolto alla voce di chi ha fame di cambiamento, e non rimanere spettatori di ciò che avviene. Qui emerge tutta l’energia delle nuove generazioni, che non si rassegnano all’appiattimento sociale, ma esigono nuove opportunità, per potersi realizzare nel proprio ambiente, senza emigrare lontano dalle proprie radici, che, invece, hanno bisogno di nuova linfa per vincere il tempo. «Dobbiamo smettere di costruire periferie. Ormai le nostre città sono piene di questi luoghi dove il centro non è più centro, e la campagna non è ancora campagna. Invece di continuare ad espanderli così, dobbiamo intensificare i nostri centri urbani, fecondando e fertilizzando le periferie. Ovunque ci sono grandi buchi neri da recuperare e trasformare, in modo che questi sobborghi diventino luoghi di civiltà, e non solo posti dove si va a dormire» (Renzo Piano)

