Ancora non è approdata in consiglio dei Ministri per divenire norma vigente ma già il solo annuncio del limite a studentesse e studenti stranieri nelle classi delle scuole italiane, sta generando polemiche politiche e non solo. Si registrano anche le preoccupazioni delle comunità straniere, tra queste quella marocchina di Reggio Calabria.

Il numero massimo di studenti stranieri in una classe è necessario secondo il Governo Meloni perchè «troppi bambini stranieri che non parlino bene l’italiano in una stessa classe rischiano marginalizzazione» e anche perchè «i bambini italiani non possono sentirsi minoranza». Nel decreto che dovrebbe essere discusso dal Cdm domani sarà fissato al 30 per cento del totale per classe il tetto massimo per studentesse e studenti stranieri. Un limite già introdotto da una circolare nel 2010 del ministro Mariastella Gelmini, di fatto rimasta inapplicata e che adesso entrerà a pieno titolo nell’ordinamento con apposito atto avente forza di legge.

Gli studenti vanno in prima istanza distribuiti in tutte le classi della scuola e in caso in cui le classi non bastino sarà l'Ufficio scolastico regionale a determinare la collocazione in altre scuole che il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha assicurato terrà conto delle distanze.

Secondo quanto dichiarato in queste ultime ore dal Governo, la misura non riguarderà tutti i circa 950mila studenti con “background migratorio”. resteranno fuori coloro che, pur non avendo la cittadinanza italiana, hanno passaporto dell'unione europea e per legge sono equiparati, e tutti gli studenti di seconda generazione che parlano la lingua italiana.

Registriamo le prime reazioni della comunità marocchina residente a Reggio Calabria ormai da quattro generazioni, con bambini nati in Italia anche se non tutti ancora cittadini italiani.

«Viviamo in Italia e ne rispettiamo le leggi crediamo tuttavia che da questa norma annunciata dalla presidente Meloni potrebbero derivare solo eventuali trasferimenti in altre scuole e dunque complicazioni per le famiglie della nostra comunità, piuttosto che soluzioni al problema della prevalenza degli studenti stranieri nelle scuole.

Il dato sul quale si vorrebbe intervenire è dovuto piuttosto al calo demografico e alla denatalità che colpisce l’Italia. Ma crediamo non sia questo decreto la soluzione.

Per i genitori che lavorano, viste anche le difficoltà del trasporto pubblico, un possibile allontanamento della scuola dall’abitazione potrebbe creare difficoltà. Quello dei bambini e dei ragazzi allo studio è un diritto e quindi speriamo che si trovi una soluzione non sia un aggravio per i nostri fratelli e per le nostre sorelle», spiega Hassan El Mazi, presidente del Centro culturale islamico di Reggio Calabria e sindacalista Immigrati Uil Reggio.

Teme, dunque, una complicazione della quotidianità in cui è già necessario organizzarsi per conciliare le esigenze lavorative con quelle di cura dei figli, la comunità marocchina che non è altrettanto preoccupata dalle altre misure annunciate, come la conoscenza della lingua italiana per genitori e il divieto del burqa e del niqab a scuola.

«La nostra comunità composta solo sul territorio metropolitano di Reggio Calabria da oltre 5mila persone è consapevole dell’importanza di conoscere la lingua di questo Paese che per noi è la seconda terra madre dopo la nostra terra di origine. Anche con riferimento al burqa e del niqab, rispettiamo il fatto che in Italia occorra in pubblico avere il volto scoperto. Siamo consapevoli del nostro dovere di persone, e anche di cittadine e cittadini che molti di noi sono diventati, di rispettare le leggi e le regole e tuttavia questo annuncio reca per noi un odore di discriminazione laddove la soluzione ad un problema potrebbe diventare una complicazione per la nostra comunità e un pregiudizio al diritto allo studio riconosciuto dalla Costituzione», conclude Hassan El Mazi, presidente del Centro culturale islamico di Reggio Calabria e sindacalista Immigrati Uil Reggio.

Sul tema significativi alcuni passaggi del discorso del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ad Amatrice per aprire l’anno scolastico a dieci anni dal terremoto: 

«La Scuola è la leva più importante ed efficacie per costruire integrazione e alimentare coesione sociale. È aperta a tutti come sancito dall’articolo 34 della nostra Costituzione. Formare legami non ghetti. È chiamata a unire non a lacerare. Lo studio e la conoscenza tracciano la strada della libertà autentica che tale è se esiste per tutti».

Il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, ha inteso anche lui sottolineare la vocazione inclusiva della scuola: «Non possiamo accettare che il luogo di nascita o la condizione sociale determinino le opportunità di apprendimento. La scuola, ha aggiunto, deve essere un luogo in cui nessuno si senta escluso. La scuola è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace».