Due giornate di visita tra musei, architetture medievali e cultura identitaria per le seconde classi dell’istituto “Zaleuco – Oliveti – Panetta – Zanotti”, accompagnate dai docenti
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Entusiasmante esperienza per le classi seconde del Polo Liceale di Locri «Zaleuco - Oliveti - Panetta - Zanotti», guidato dalla dirigente Carmela Rita Serafino, che, nei giorni 5 e 6 marzo, hanno visitato Bova e Pentedattilo, accompagnati dai docenti: Patrizia Gargano, Maria Cristina Orlando, Maria Silvana Giordano, Roberto Schirripa, Francesca Giugno, Santina Zampaglione, Giuseppe Tassone, Giancarlo Argirò, Giuseppe Campolo, Capogreco, Giuseppe Giacoppo, Tania Gennaro, Giuseppina Richichi, Raffaele Nicola Marando, Fortunata Palermiti, Teresa Condò, Cecilia Alecci, Alessandra Pedullà, Luciana Polimeni, Antonino Pezzimenti.
La prima tappa è stata Bova, capitale della Calabria greca e uno dei borghi più belli d’Italia, che conserva una storia antichissima. Le origini di Bova sono legate ad una leggendaria regina greca, Oichista, che impresse l’impronta del suo piede sul punto più alto della rocca sovrastante il borgo. Il centro storico, «Chòra», è posto a 820 metri sul livello del mare.
Nello slargo antistante la piazza principale si eleva, a simbolo dell’emigrazione, una locomotiva 740 Ansaldo Breda, del 1911, la vaporiera più rappresentativa delle Ferrovie dello Stato. Poco distante, l’imponente Palazzo dei Nesci Sant’Agata, con il suo arco merlato, costruito nel 1822.
Sulla piazza principale si staglia il Municipio, costruito nei primi del Novecento sulle fondamenta di Palazzo Marzano, del quale rimane solo l’adiacente cappella di famiglia, dedicata all’Immacolata, attualmente adibita a ufficio turistico. Alle spalle il Santuario di San Leo, patrono del borgo. Alle spalle della chiesa si trova una delle Porte del Parco Nazionale dell’Aspromonte, all’interno del quale un originale allestimento regala una suggestiva sintesi della cultura tradizionale grecanica.
Proseguendo lungo mille gradinate si giunge alla rocca che domina il paese, a 950 metri d’altitudine. Antico forte d’età bizantina, fu ristrutturato in età normanna e angioina, periodo a cui si possono oggi attribuire i pochi resti superstiti delle murature perimetrali. Ai piedi della fortezza s’innalza la Cattedrale dell’Isodia, titolo bizantino della Madonna presentata da Sant’Anna al Tempio.
Il borgo ospita inoltre due importanti musei, visitati dagli studenti: il Museo della Lingua Grecanica, dedicato a Gerhard Rohlfs, noto linguista tedesco che rese nota al mondo intero le antiche origini di questo idioma, e il Museo Civico di Paleontologia e Scienze Naturali dell’Aspromonte, entrambi siti all’ingresso della cittadina.
Nell’antico quartiere Rao, nelle vicinanze della piazza comunale, si trova invece il Museo all’aperto della Civiltà Contadina, inaugurato solo di recente grazie al contributo di Saverio Micheletta, emigrato bovese che ha voluto immortalare i ricordi della sua infanzia attraverso cimeli della vita agropastorale della sua terra.
Inoltre Bova è uno dei pochi paesi nel quale ancora permangono antichissimi usi e costumi. L’artigianato ha radici davvero lontane e qui una delle sue massime espressioni è la tessitura popolare. Lana, lino, cotone e ginestra fornivano alle tessitrici gli elementi ricavati in maniera naturale, che poi venivano lavorati con il telaio a mano per produrre tessuti che, cuciti a gruppi di tre, formavano le coperte vutane. I disegni più comuni risalgono proprio all’epoca bizantina: il «mattunarico», il «telizio», la «greca», il «greco», le «muddare».
L’altro versante artigianale storico del luogo è quello della lavorazione del legno. Originariamente gli oggetti in legno finemente intarsiati erano frutto del lavoro dei pastori: telai, stampi per dolci («plumia»), cucchiai («mistre») e soprattutto le musulupare, stampi per l’antico formaggio aspromontano «musulupu».
La seconda tappa è stata Pentedattilo. Il paese prende il nome dalla forma della rupe del Monte Calvario: una gigantesca mano con cinque dita (dal greco pente (πέντε), ovvero cinque, e dactilo (δάκτυλο), cioè dito). Proprio sotto questo monte fu edificato dapprima il Castello, e poi tutto intorno il borgo antico, circondato da un paesaggio naturale straordinario, meta ambita da escursionisti e turisti provenienti da ogni parte del mondo.
Di questa suggestiva cornice fa parte la Vallata di Sant’Elia, dove si trovano le curiose rocche arenarie di Santa Lena e di Prasterà, immerse in distese di ginestre, ulivi, gelsi e fichi d’India, mandorleti e mimose: un grande spettacolo in primavera.
A Pentedattilo i ragazzi hanno visitato ciò che rimane del Castello, risalente all’epoca medievale e costruito in difesa delle varie incursioni esterne. I ruderi si mescolano con la roccia e sembrano far parte di essa; tuttavia, tramite una scalinata molto ripida, è possibile visitare l’interno del castello, dal quale distinguiamo i vani voltati a botte e diverse stanze ancora coperte, visibili grazie a canali circolari, al di sotto di una zona ancora pavimentata.
Anche la Chiesa dei Santi Corifei Pietro e Paolo è una delle bellezze che gli studenti hanno potuto ammirare: di probabile origine bizantina e a navata unica, ha un campanile a base quadrata a due ordini e in linea con la facciata della chiesa, in stile barocco; la cupola è in stile bizantino e il pinnacolo, ottagonale, è ricoperto da ceramiche. Questa chiesa è stata sede protopapale e custodisce numerose opere di pregevole fattura, oltre alle tombe della famiglia Alberti.
Una grande opportunità per i ragazzi di conoscere luoghi del nostro territorio che ancora mantengono intatte tradizioni antiche, capaci di renderci orgogliosi di far parte di una straordinaria e leggendaria storia.

