È la prima campionessa italiana nella storia della pesca in apnea in assoluto (2021). Ha conquistato la medaglia di bronzo ai campionati mondiali a squadre nel 2021, ricevendo dal Coni la medaglia d’argento al valore atletico. Ospite del salotto di Corso Garibaldi è Maria Fanito, atleta di pescasub una forma di pesca subacquea in apnea che richiede ottimo respiro, tecnica e conoscenza del mare. «Sono nata e cresciuta in un paese di mare – racconta – Ero piccolissima e mio padre insieme ai miei fratelli ci portava a pescare. Io ho cominciato ad andare a pescare dalla spiaggia, poi sono cresciuta e ho cominciato ad andare un pò più al largo quando sono diventato più grande. Ho indossato la mia prima muta a circa 20 anni e non l’ho più lasciata».

In un ambiente storicamente dominato dagli uomini, Maria ha saputo farsi strada non solo partecipando, ma eccellendo a livello nazionale e internazionale, diventando un simbolo di determinazione in questa disciplina. «E’ un’attività abbastanza complessa per le donne. Io ho anche tre figli e quindi conciliare tutto è ancor di più complicato. Mi sono dedicata un pò a questa pratica quando i miei figli sono cresciuti. Quando io ho cominciato a partecipare non esisteva la categoria femminile, quindi facevo le gare selettive con gli uomini».

«Cosa mi ha insegnato il mare? Il mare è un mondo meraviglioso, sott’acqua ci sono delle cose straordinarie. Ho incontrato nell’ultimo periodo le tartarughe marine che non avevo mai visto in più di trent’anni che pratico questo sport, ed è una emozione straordinaria oltre a vedere anche tutti gli altri pesci, i versi che fanno, i movimenti che hanno, i colori che ci sono sott’acqua. Oltre ad essere un mondo meraviglioso, il mare deve essere tenuto sotto una grande considerazione, anche temuto e rispettato».

«Come mi preparo? Abbiamo innanzitutto un’alimentazione abbastanza rigida perché è uno sport impegnativo e sotto alcuni punti di vista anche abbastanza pericoloso. Bisogna essere sempre molto vigili, ci sono delle tecniche di respirazione e anche di meditazione per poter affrontare anche la profondità. In palestra rinforziamo molto la muscolatura con delle attività aerobiche che ci aiutano a lavorare anche con l’ossigenazione».

«La preda più difficile? Io mi ritengo una natanista, adoro andare a pescare buco per buco. Preferisco la tana e preferendo la tana preferisco pescare i pesci che si prendono in tana, come le corvine, veramente molto belle. Consigli? La prima cosa fondamentale da fare è sicuramente un corso apnea, perché l’apnea è una disciplina impegnativa e quindi bisogna soprattutto dare molta importanza all’aspetto della sicurezza. Chi mette la testa sott’acqua molto spesso s’innamora, si appassiona visceralmente a questo sport».