Tre partite in sette giorni senza margine d’errore: gli amaranto inseguono la vetta tra pressione, calendario fitto e speranze ancora accese
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Il rush decisivo della stagione è ormai entrato nel vivo. Per la Reggina non è più tempo di calcoli, né di alibi: il campionato entra nella sua fase più crudele, quella in cui ogni errore pesa il doppio e ogni vittoria può valere una stagione.
Dopo le festività pasquali, la Serie D si trasforma in una corsa contro il tempo e contro i nervi. Gli amaranto si ritrovano davanti a un calendario che non concede tregua: tre partite in sette giorni, cinque in tre settimane. Un vero e proprio tour de force che dirà tutto sulle ambizioni residue della squadra dello Stretto.
La situazione è chiara, quasi spietata nella sua semplicità: bisogna vincerle tutte. Davanti, la Nissa continua a correre, mentre il Savoia resta agganciato con determinazione. Le battute d’arresto di Athletic Palermo e Nuova Igea Virtus sembrano aver ridotto il lotto delle pretendenti, ma non hanno semplificato il compito della Reggina: semmai lo hanno reso ancora più netto. Niente più margini, niente più appigli.
Eppure, proprio in questo scenario così definito, si annida l’unica speranza amaranto. Perché se è vero che la capolista ha messo mattoni pesanti con continuità, è altrettanto vero che il calendario propone ancora incroci carichi di significato. Le sfide contro squadre come Acireale ed Enna, impegnate nella lotta per non retrocedere, non saranno semplici formalità. Anzi: saranno partite sporche, tese, dove la motivazione può ribaltare i valori tecnici.
Nel frattempo, la Reggina deve pensare solo a sé stessa. Le recenti vittorie contro Nuova Igea Virtus e Athletic Palermo hanno restituito fiducia, ma non cancellano una stagione fatta di alti vertiginosi e cadute improvvise. È questa l’incognita più grande: la continuità. Senza quella, ogni discorso rischia di diventare teorico.
Il prossimo ostacolo si chiama Gela, trasferta tutt’altro che banale contro una squadra ferita e a caccia di punti. Sarà il primo banco di prova di questo trittico decisivo. Non solo per i tre punti, ma per il segnale che la squadra saprà dare a sé stessa e al campionato.
In queste settimane non conterà soltanto la qualità, ma la gestione delle energie, la profondità della rosa, la capacità di restare lucidi nei momenti chiave. Servirà tutto: gambe, testa, carattere.
Anche perché, intorno, le motivazioni saranno un fattore determinante. Il Sambiase, ad esempio, arriva lanciato e potrebbe giocarsi le residue speranze playoff, mentre il Savoia dovrà affrontare due scontri diretti consecutivi che potrebbero cambiare gli equilibri.
Il destino, però, passa prima da Reggio. La squadra amaranto non può permettersi di guardare troppo lontano: deve vincere, ancora e ancora, fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata. Solo allora si potrà voltarsi indietro e capire se sarà bastato.
È il momento della verità. Non ci sono più prove d’appello, solo novanta minuti alla volta. Tre partite, nove punti. Un solo obiettivo: restare vivi.

