Reggio Calabria si ritrova davanti a una storia che attraversa il tempo e resta viva. Nelle sale del Palazzo della Cultura “Pasquino Crupi” è stata inaugurata la mostra “Paolo Rossi, un ragazzo d’Oro”, dedicata a Paolo Rossi, volto simbolo dell’Italia campione del mondo nel 1982.

Il percorso espositivo accompagna il visitatore dentro le tappe di una carriera che ha segnato un’epoca: dagli inizi al Vicenza fino alla consacrazione con la Nazionale guidata da Enzo Bearzot. Sette sale tematiche raccontano quei passaggi attraverso cimeli e immagini che hanno costruito un immaginario preciso. Il Pallone d’Oro e la Scarpa d’Oro del 1982, le maglie della sfida con il Brasile e della finale contro la Germania riportano a giornate che appartengono alla memoria del Paese.

All’inaugurazione erano presenti il sindaco facente funzioni Carmelo Versace, il giornalista Italo Cucci e Giancarlo Antognoni, compagno di squadra di Rossi nella spedizione mondiale. «Per noi quella contro il Brasile fu la partita della consapevolezza – ha ricordato Antognoni –. Paolo segnò una tripletta indimenticabile dopo un avvio difficile, ripagando la fiducia di Bearzot. Era un ragazzo semplice, sempre sorridente, e ancora oggi il gruppo dell’82 è rimasto molto unito».

Il ricordo di Cucci riporta a settimane attraversate da tensioni e dubbi: «All’epoca Rossi e Bearzot furono fortemente criticati. Dedicai a Paolo una copertina con il titolo ‘Hanno ammazzato Pablo. Pablo è vivo’, perché ero convinto delle sue qualità e della sua forza».

La mostra resterà aperta fino al 29 maggio, con ingresso gratuito, e include anche una sala immersiva che consente di rivivere la partita con il Brasile. Un passaggio che aggiunge intensità a un racconto già carico di significato.

Nel suo intervento, Carmelo Versace ha richiamato il valore della figura di Rossi: «Il messaggio di un grande uomo e di un grande sportivo, capace di segnare intere generazioni, accompagnando il nostro percorso adolescenziale e lasciando un’impronta indelebile nella memoria collettiva». Un’eredità che, ha aggiunto, può essere trasmessa anche a chi non ha vissuto direttamente quelle emozioni.

«Non è soltanto un momento di sport – ha proseguito – ma un’occasione per riflettere sull’eredità umana e valoriale che Paolo Rossi ci ha lasciato». Il sindaco facente funzioni ha poi indicato nello sport una leva per il territorio: «Servono iniziative di questo livello, capaci di attrarre attenzione e partecipazione», richiamando anche la necessità di investire in impianti adeguati e in una programmazione che guardi agli eventi.

A seguire, il talk ospitato a Palazzo Alvaro e condotto da Maurizio Insardà ha approfondito la figura di Rossi e il suo lascito, alla presenza anche di Federica Cappelletti.

Tra le sale del Palazzo della Cultura resta il senso di una storia che continua a parlare. Le immagini, le maglie, i ricordi riportano a un’estate che ha segnato un’intera generazione e che, ancora oggi, trova spazio per essere raccontata.