La trasferta di Lamezia Terme lascia cicatrici profonde e interrogativi pesanti. La Reggina cade 2-0 contro la Vigor Lamezia al termine di una delle prove più opache della stagione. Non è solo il risultato a preoccupare, ma soprattutto l’atteggiamento: proprio nel momento chiave del campionato, gli amaranto mostrano fragilità caratteriali, cali di concentrazione e una preoccupante assenza di cattiveria agonistica. Un insieme di fattori che rischia di vanificare quanto costruito finora.

A fine gara, il tecnico Alfio Torrisi ha parlato senza filtri, con parole dure ma lucide. «Serve un bagno di umiltà. Questa sconfitta ci deve insegnare qualcosa: abbiamo preso due schiaffi e torniamo a casa meritatamente», ha dichiarato. Un messaggio chiaro, diretto alla squadra: la Reggina ha il dovere di inseguire l’obiettivo fino all’ultimo secondo, forte di una società solida e ambiziosa, ma per farlo deve ritrovare mentalità, compattezza e fame.

Torrisi ha tracciato una linea netta: «Da domani in campo deve andarci chi ha testa e convinzione prima ancora dei piedi. Chi non è mentalmente pronto resta fuori. Il tempo è finito: o ci allineiamo o prendiamo coscienza della responsabilità che abbiamo. Io vado in guerra con chi vuole andare in guerra». Parole che non lasciano spazio a interpretazioni e che segnano un punto di svolta.

Nel mirino non ci sono solo i singoli, ma un atteggiamento collettivo ritenuto insufficiente. «Non possiamo permetterci gente scontenta per una panchina o una tribuna. Chi vuole giocare sempre può andare altrove. Qui ci si gioca qualcosa di importante». Un richiamo forte, volto a ricompattare lo spogliatoio e a ristabilire gerarchie basate su impegno e mentalità.

Il concetto è stato ribadito più volte: servono fame, intensità nei duelli, rapidità mentale e fisica. «Se qualcuno ha segnato finora non è perché è un fuoriclasse, ma per la fame e la cattiveria messe in campo». Un invito a ritrovare le basi che avevano fatto la differenza nei mesi precedenti.

Se la squadra ha deluso sul terreno di gioco, sugli spalti non è mancato il sostegno. Circa mille tifosi hanno seguito gli amaranto in trasferta, incitando per tutta la gara ma facendo sentire, al fischio finale, anche il proprio disappunto. Fischi che non sono segno di distacco, ma di un amore esigente, che chiede risposte immediate.

Intanto la società ha comunicato il programma degli allenamenti dal 23 al 28 febbraio: sedute a porte chiuse al centro sportivo Sant’Agata, una scelta che conferma la volontà di isolarsi, ritrovare compattezza e lavorare senza distrazioni.

Il messaggio che arriva da Lamezia è chiaro: non c’è più spazio per le mezze misure. Le prossime tre settimane possono indirizzare la stagione, influenzando classifica, morale e rapporto con la piazza.

Torrisi lo ha sintetizzato con una frase che suona come un manifesto: «Meglio venti giocatori mentalizzati che trentuno distratti».

La direzione è tracciata. Adesso tocca alla Reggina dimostrare, sul campo, di voler lottare fino in fondo.