mercoledì,Giugno 29 2022

Scandalo Unirc, tutti sapevano: «Rettore e pro rettore a braccetto per combinare casini»

Le parole del direttore del dipartimento di Architettura dell’università di Reggio Santini confermano le motivazioni dei giudici: «Stiamo ancora in purgatorio o all'inferno, insomma, puniti»

Scandalo Unirc, tutti sapevano: «Rettore e pro rettore a braccetto per combinare casini»

«L’Ateneo ha grosse responsabilità anche contro Architettura in generale, perché adesso pure questa cosa che non ci dà il posto perché non possiamo rischiare di avere due ricercatori lì, stiamo ancora in purgatorio o all’inferno, insomma, puniti, eh… guarda, io sono un pò cosi… l’atteggiamento è questo c……omissis… di tutti e due, all’unisono, cioè vanno al braccetto, Rettore e Pro-Rettore Vicario, cioè Pasquale non è che se n’è andato, e il casino che ha combinato in questi anni continua a combinarlo, Marcello non lo so. Per adesso sta un po’ sopportando, magari fra un pò si stuferà pure lui, però ..inc.le.. l’influenza di Pasquale è ancora molto forte».

Le parole del direttore del dipartimento di Architettura dell’università Mediterranea di Reggio Calabria Adolfo Santini, contenute nelle carte dell’inchiesta “Magnifica”, che ha smascherato il presunto sistema portato avanti all’interno dell’ateneo, cristallizzano la consapevolezza, da parte di tutti i vertici, di un modus operandi non trasparente.

«Hanno fatto il casino»

Lo stesso docente nelle intercettazioni conferma il «casino» portato avanti negli anni per “sistemare” i posti di ricercatori secondo i criteri clientelari più volte evidenziati dai giudici. Sono diversi i passaggi che nelle intercettazioni confermano questo quadro. Lo stesso giudice ribadisce come «le nette espressioni pronunciate dagli indagati circa la necessità che il documento indirizzato al rettore abbia un contenuto nitido sulla superfluità della posizione professionale bandita rivelano che sia il Santini che il Mazza sono ben consapevoli dell’obbligo dell’Ateneo di portare a compimento la procedura “però dev’essere un indirizzo non perplesso perché sennò il rettore va avanti e fa il concorso perché non potrebbe non fare il concorso”; “il rettore non può non fare il concorso! perché se uno si esporrebbe di nuovo a quella serie di ricorsi eccetera non ha provveduto eccetera”, e, conseguentemente, della illiceità della strategia programmata. Anzi il loro pensiero va proprio ad un’eventuale rilevanza penale dell’iniziativa dei due dipartimenti in termini di abuso d’ufficio; ciò che li tranquillizza (e questo dato è davvero chiarificatore in relazione al profilo psicologico sotteso alla condotta) è che la responsabilità penale, nello specifico l’elemento del dolo, non sia riferibile ad un organo collegiale quale il consiglio delle due aree, essendo legata alla singola persona fisica; i due indagati si sentono, perciò, riparati dallo schermo dell’organo consiliare».

Le intercettazioni

Per i giudici il dialogo mostra l’intenzionalità di Santini nell’azione abusiva e la piena cooperazione di Mazza Laboccetta, che «condivide la strategia e concorda con il direttore il contenuto dei documenti che si appresta a predisporre (un documento per ciascun dipartimento)». E i due lo chiariscono che a vincere non sarà chi è più titolata: «Lei siccome vorrebbe tornare – dice Santini – però tra i due..chi poi alla fine vincerà non è lei..è l’allieva della …..della Moraci! Che è quella che fu le istanze di … Fazia… perchè ha più titoli» e Mazza lo sa bene e conferma che «ha più chances..avrebbe più chances».

La conversazione procede nel tentativo di portare a termine il piano finché i due non iniziano a preoccuparsi di eventuali scivoloni che potrebbero costare caro: «Non è che ci sono reati?» chiede Santini a Mazza che lo rassicura: «No! i reati ..l’accertamento del reato esige proprio accertamenti di altro tipo insomma non..non è, non…perchè ci sia un reato occorre che si dimostri che c’è dolo, che c’è dolo nel ..il reato è personale no? quindi. Non è un gruppo che fa il reato, si deve dimostrare che questo gruppo in concorso tra loro vogliono escludere la Fazia». Ma per Sanitni la candidata potrebbe rappresentare un problema perchè «lei farà un casino» e Mazza conferma:«Lei può denunciare, può denunciare alla procura e può impugnare … questo si! Denuncia, potrebbe dire che c’è un abuso d’ufficio»

Le motivazioni del giudice

Ed è in questo passaggio che il giudice «al di là delle reali ragioni che muovono i vari attori a promuovere la revoca del bando di concorso per ricercatore in danno per le legittime aspettative della Fazio, che ha una posizione non diversa da quella della Vicari, la conversazione fa emergere come il Santini fosse consapevole del fatto che la Fazio era la candidata più titolata, con maggiori chance di vincere la procedura comparativa. Ed emerge anche la grande capacità da parte degli indagati di pianificare le azioni illecite in modo tale da rendere difficile far ipotizzare ‘illecito penale. Sono consapevoli che la decisione di un organo collegiale, consiglio di Dipartimento, avrebbe reso molto diffide la prova dell’abuso in danno della Fazio, dovendosi ipotizzare che tutti i componenti dei consigli avessero inteso perseguire uno scopo illecito, Ma si è visto che è stata una strategia dello Zimbone che ha proposto di provocare l’intervento dei consigli di Dipartimento, di fare adottare uno specifico e puntuale indirizzo per lo stesso Zimbone vincolante e non far risultare che si fosse trattato di una sua decisione/iniziativa. Ancora una volta viene coinvolto in tali dinamiche il Prof. Mazza Laboccetta, pronto a fornire un contributo capace di mascherare le reali dinamiche illecite caratterizzanti la gestione».

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