giovedì,Ottobre 6 2022

Porto di Reggio, centinaia di migranti sbarcano ma il centro di accoglienza non c’è più

Era stato allestito tra il 2018 e il 2019, sulla stessa banchina di ponente dove periodicamente stanno approdando le navi di soccorso. La struttura temporanea, smantellata prima di entrare in funzione, oggi renderebbe dignitosa l’accoglienza

Porto di Reggio, centinaia di migranti sbarcano ma il centro di accoglienza non c’è più

Lunghe ore di file sotto il sole e in piedi. In occasione dell’ultimo sbarco in cui c’erano molti bambini e un giovane disabile, neppure un luogo al riparo dal sole cocente in cui sostare. La banchina del porto di Reggio Calabria, dove oggi attraccano le navi che prestano soccorso in mare, è ormai quella di ponente, la stessa dove fino a qualche anno fa stava per entrare in funzione un centro temporaneo di accoglienza, allestito tra il 2018 e il 2019 (vedi foto sopra). Stava perché, a pochi passi dall’entrata in funzione, è stato letteralmente smantellato. Adesso quella banchina è vuota. Solo qualche tenda del ministero dell’Interno.

Lo spreco di denaro pubblico e il mancato beneficio

Una scelta, ovviamente, dipesa da Roma forse per la sterzata operata dal Viminale, con Matteo Salvini ministro dell’Interno e la sua politica di contrasto all’immigrazione clandestina e difesa dei confini nazionali. Quel che appare paradossale sono lo spreco di denaro pubblico (l’appalto complessivo ammontava a circa un milione e quattrocentomila euro) e oggi anche il mancato beneficio di una struttura costruita, e poi smantellata senza essere stata utilizzata, e che oggi sarebbe estremamente necessaria su quella banchina dove centinaia di migranti sono già sbarcati e altri sbarcheranno.

Un’accoglienza più dignitosa

Già erano stati allestiti i moduli per le sale, gli uffici e i vari presidi, per un’accoglienza certamente più dignitosa e decorosa di quella che si è in grado di riservare oggi. Invece il lavoro per cui erano già state investite risorse pubbliche è stato vanificato e oggi in quel nulla approdano da decine a centinaia di migranti che necessitano di tutto e che si ritrovano a sostare alla sola ombra dell’imponente nave Amedeo Matacena da tempo lì ormeggiata.

Il centro di accoglienza allestito e …smantellato

A seguito della grande ondata migratoria che negli ultimi dieci anni aveva visto il porto di Reggio Calabria e la sua banchina di levante, con le maxi tende attrezzate, accogliere anche più di mille migranti un solo giorno, la decisione era stata quella di dotare il porto della Città dello Stretto di un centro di prima accoglienza di 1600 metri quadri. Qui i migranti avrebbero sostato in modo dignitoso e ordinato e appena scesi dalla nave, sarebbero stati ristorati, visitati e identificati. L’allocazione era quella della banchina di ponente, dove le navi di soccorso era previsto che attraccassero senza intralciarne le attività ordinarie del porto. E infatti ormai gli approdi avvengono lì (e non più sulla banchina di levante) ma senza il centro temporaneo di accoglienza.

La denominazione dell’intervento era “fornitura e la posa in opera – comprensiva di trasporto, installazione, montaggio, manutenzione e smontaggio finale – di una struttura temporanea costituita da moduli prefabbricati da destinare a centro per la prima accoglienza ed identificazione dei migranti presso il Porto di Reggio Calabria”.

Le fasi di realizzazione dei lavori, di progettazione e direzione era stata curata da Invitalia, in qualità di centrale di committenza, mentre la Prefettura di Reggio Calabria era stata Stazione appaltante.

Erano state previste e allestite le sale di attesa, laddove oggi si aspetta in piedi e sotto il sole, e le sale per le visite mediche che oggi avvengono dietro un furgone con uno sportello a fare da separé. Era anche prevista un’area per il trattamento anti scabbia e vari presidi, tra cui anche quello per le organizzazioni umanitarie. Per l’inverno previsto anche il riscaldamento con lampade ad infrarossi. La struttura, di una capacità recettiva di 460 migranti, non prevedeva però gli alloggi. Non avrebbe dunque potuto fare fronte al problema della struttura di prima accoglienza alla quale ancora oggi Comune e Prefettura di Reggio non hanno trovato soluzione, con l’aggravante dell’impiego improprio degli impianti sportivi. Avrebbe però consentito alle persone in arrivo, già sofferenti e stremate, di trovare un’accoglienza dignitosa e a chi opera di farlo in altrettante adeguate condizioni.

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