mercoledì,Febbraio 28 2024

Reggio, terremoto tra Siria e Turchia: «La notte in strada mentre la terra tremava»

Una giovane siriana, nella città dello Stretto dopo aver lasciato il suo paese in guerra, vive a distanza il dramma della sua famiglia e del suo popolo

Reggio, terremoto tra Siria e Turchia: «La notte in strada mentre la terra tremava»

«La mia famiglia con tutta la popolazione siriana continua a soffrire anche a causa di questo terremoto, dopo 11 anni di guerra e distruzione. Hanno vissuto momenti di panico e paura. Che Dio li aiuti tutti». Il cuore di una giovane siriana, a Reggio Calabria dopo essere andata via dal suo paese dilaniato dal conflitto armato, si spezza quando pensa alla sua famiglia lontana e in un luogo tra i più pericolosi.

Ringrazia Dio mentre riporta il racconto di quelle ore di terrore e di questi giorni di angoscia, reso dalla sua famiglia fortunatamente sopravvissuta. Una testimonianza preziosa che con lei, direttamente dai luoghi duramente colpiti, giunge a Reggio, città che anche ha conosciuto disastri e disperazione. Una testimonianza che diventa un’accorata preghiera per chi non è sopravvissuto e per chi ancora non è al sicuro.

La terra spaccata

È trascorsa una settimana dal devastante terremoto di oltre 7.5 di magnitudo, che ha colpito la Turchia sudorientale e la Siria nordoccidentale la notte tra il 5 e il 6 febbraio. Supera 25 mila il numero dei morti. Un numero destinato solo a aumentare. Sempre più tragico, dunque, il bilancio di questo sisma. Si affievoliscono le speranze di trovare ancora sopravvissuti. La paura e la disperazione non hanno ancora abbandonato quei luoghi flagellati dalla terra che si è spaccata.

Il racconto dalla Siria

«La mia famiglia vive a Homs, in Siria. Quella notte, il terremoto li ha colti nel sonno. Si sono svegliati all’improvviso. Hanno subito temuto, vivendo al primo piano, che la casa crollasse addosso a loro. Così si sono riversati in strada, mentre già le mura si stavano sgretolando. Nel cuore della notte si sono ritrovati fuori, in strada e al freddo.

Con mia madre vivono anche mia zia con la sua famiglia e mia nonna anziana. Mia madre ha avuto paura di non riuscire ad allontanarsi abbastanza in fretta dalla casa, visto che mia nonna non poteva camminare velocemente come gli altri. Fortunatamente, sono riusciti tutti ad allontanarsi. Per tutta la notte sono rimasti in strada, temendo che tornare a casa avrebbe significato restare sepolti sotto le macerie di un eventuale crollo.

La notte fuori, al freddo

Il giorno dopo hanno raggiunto la casa di un’altra mia zia, sita vicino a una piazza. Un luogo meno insicuro per sostare. Se fosse successo qualcos’altro, avrebbero potuto uscire e raggiungere subito un luogo aperto e restare vivi.

Mio padre proprio quella notte era in viaggio verso la città di Aleppo. Grazie a Dio è arrivato. Sta bene e al sicuro, eravamo tutti preoccupati per lui e lui era preoccupato per mia madre e per i miei fratelli in quel momento. La città di Aleppo è in condizioni peggiori di Homs, perché molto più vicina al confine turcoMia madre, con i miei fratelli e il resto della famiglia, da qualche giorno è tornata a casa. Ma l’ansia e la preoccupazione non abbandonano loro e non abbandonano me», prosegue la giovane siriana che ha anche degli altri partenti in Turchia.

Il racconto dalla Turchia

«Vivono nella città di Adiyaman, nella zona dell’epicentro del terremoto. Anche loro si sono svegliati per la forte scossa. Le grida di paura delle persone arrivavano da ogni dove. Loro vivono al terzo piano. Il pavimento è stato il primo a cedere. Poi la scala dell’edificio. Erano rimasti bloccati. Gridavano, cercando aiuto, ma nessuno rispondeva. Il panico era generale e ognuno pensava a portare in salvo la propria famiglia. Loro hanno tre bambini e non sapevano come salvarli. Erano disperati. L’unica via di uscita era la finestra. Così hanno buttato giù un materasso, con l’intento di lasciarsi cadere e atterrare su di esso.

Su un materasso, giù dalla finestra

Nel frattempo due ragazzi si erano avvicinati per aiutarli. Hanno lasciato cadere giù per primi i tre bambini che, grazie a Dio, non si sono fatti male. Il padre anche si è buttato giù, rimanendo illeso. La madre invece è caduta anche sul terreno, fratturandosi la schiena in due punti. È stata subito trasportata in ambulanza nella città turca di Mersin per essere operata d’urgenza. Lei è ancora in ospedale. Il marito è con lei mentre i bambini sono con uno zio, accolto nelle tende dove si sono rifugiate le tantissime persone che sono rimaste senza casa».

«Con la mia famiglia e con il mio popolo»

Questo il difficile racconto di cui la giovane siriana fa dono. Nonostante la distanza, condivide l’angoscia che la sua famiglia e il suo popolo, già provato dalla guerra, stanno attraversando. Un’angoscia che è comune al popolo turco. Una storia che, in questo momento, è la storia di migliaia di sfollati circondati da macerie e distruzione a causa di una catastrofe, in questo secolo, senza precedenti.

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