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Reggio, vescovo Morrone: «In questo dolore infinito, scegliamo la vita e la speranza» – FOTO

In una gremita cattedrale del Duomo, una via crucis speciale in questo primo venerdì di quaresima dopo la tragedia di Cutro

Reggio, vescovo Morrone: «In questo dolore infinito, scegliamo la vita e la speranza» – FOTO

«Sento la partecipazione corale a questo dolore. Sento il vostro cuore che pulsa, che non si è chiuso oggi come anche in passato. La comunità di Reggio ha conosciuto anche l’accoglienza di migranti non sopravvissuti al mare alcuni anni fa. Pure in quella circostanza essa, come sta facendo oggi quella crotonese, ha onorato il Signore e l’umanità dalla parte della quale Lui ci chiede di stare.

La parte dalla quale stiamo quando rispondiamo di sì e scegliamo di accoglierlo. La Croce è, invece, il segno del dolore dei nostri no. Questa tragedia ci interroga e ci chiede di dire sì, di scegliere l’accoglienza e l’umanità. Ci chiede di scegliere la vita e la speranza».

Questa una delle riflessioni offerte da monsignor Fortunato Morrone, arcivescovo di Reggio Calabria – Bova in occasione di una via crucis speciale. Da Cutro è giunto fino a Reggio Calabria un urlo di dolore oggi scioltosi in preghiera, in una gremita basilica del Duomo, in questo primo venerdì di quaresima dopo la tragedia. Un grido di disperazione al quale non si poteva e non si doveva restare indifferenti.

La cattedrale del Duomo come il mare aperto

La basilica cattedrale del Duomo di Reggio Calabria è stata come il mare aperto solcato da fratelli e sorelle che si avventurano alla ricerca di una vita più dignitosa per sé e per i propri figli. Un viaggio via mare che cuce distanze anche siderali. In esso palpita la speranza, anche se spesso avviene in condizioni disperate.
 
Un viaggio che sovente abbiamo visto terminare anche al porto di Reggio Calabria e che può riservare, però, tante incognite. Quel mare aperto, in cui si nascondono insidie, può diventare una forza ingovernabile che inghiottisce. Come accaduto nel mare antistante la spiaggia di Cutro, all’alba della scorsa domenica.
 
“Da un abisso di indifferenza a un mare di umanità” è stato il titolo scelto per questo itinerario dello spirito nel quale anche i suoni hanno richiamato le onde e il mare, testimoniando il dolore e la tragedia ma anche la speranza.

I resti della barca e la nomi sulla croce

Sull’altare del Duomo reggino i resti di un’imbarcazione in legno sui quali un’altra barca è andata in frantumi. Quindi la lettura ad alta voce dei nomi di alcuni bambini la cui vita si è spezzata così prematuramente. Per ognuno di loro una fiammella è stata accesa sulla croce. È stata pregna di un forte valore simbolico questa prima via crucis dopo la tragedia di Steccato di Cutro.
 
Quattro le soste che oggi sono diventate approdi, porti di speranza ai quali aspirare per non annegare nell’indifferenza: Gesù è condannato a morte, cade sotto il peso della Croce, viene aiutato dal Cireneo a portare la croce e muore in croce.

Una preghiera che ha incarnato l’accoglienza, declinata nelle riflessioni del vescovo Fortunato Morrone, anche presidente della conferenza episcopale calabra, e di Hassan El Mazi, responsabile del centro culturale islamico di Reggio Calabria. Costui si è rivolto ai Fratelli cristiani con grande e profonda gratitudine. «Non dimentico quando avete pregato accanto a noi per i nostri fratelli morti in mare e giunti a Reggio senza vita. Sempre siete accanto a noi, nella gioia e nel dolore. Grazie».

Le lettere delle Madri

Una preghiera racchiusa tra le parole delle madri, tra due lettere. La madre che scrive al figlio che sta lasciando andare lontano, affinché la sua vita possa avere una possibilità di salvezza. La madre di tutte le madri, Maria, che scrive a quella stessa madre per consolarla dopo avere perso suo Figlio per la salvezza dell’intera umanità. Parole toccanti che hanno rilasciato emozioni e riflessioni. La prima lettera è stata scritta da Velia Nicolò, volontaria del coordinamento ecclesiale sbarchi, scomparsa qualche anno fa, dopo avere accolto con la sua infinita dolcezza tantissimi fratelli e tantissime sorelle migranti.
 
Una via crucis in cui al dolore di Cristo morto in croce si unisce, in questo frangente, lo strazio dei familiari che si stanno recando a Crotone da ogni parte del mondo a riconoscere le salme dei cari che non sono sopravvissuti. Si unisce il dolore sconfinato di tutti i familiari di tutte le stragi di migranti consumatesi in mare. La preghiera è infatti per le vittime del naufragio di Cutro e di sempre.

Dal dolore alla vita

È il primo venerdì dopo la tragedia a Steccato di Cutro. Anche la comunità di questa arcidiocesi alcuni anni fa ha conosciuto, il dramma dell’arrivo di salme di migranti morti in mare. Questa preghiera corale non è stata solo un modo per stare accanto ma è stata voluta per contribuire a sensibilizzare. Urge un cambiamento capace di impedire tragedie di questa portata possa avere luogo. Un cambiamento che la Chiesa invoca nel segno della Croce, della Resurrezione e della Vita.
 
Sulla spiaggia di Cutro, un’imbarcazione che trasportava quasi duecento migranti all’alba di domenica scorsa è arrivata in pezzi. Si era spezzata per la veemenza del mare a 150 metri dalla riva. I migranti a bordo sono finiti in mare. Le ricerche sono incessantemente in corso da giorni. I corpi restituiti dal mare sono finora 68 e altri 40 vengono cercati. Una tragedia immane che interroga le coscienze.

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