venerdì,Giugno 14 2024

Le stragi degli anni ’90 e il ruolo della ‘ndrangheta raccontato dai sodali dei Piromalli

Nell’inchiesta “Hybris” uno spaccato che ricostruisce i rapporti tra mafia siciliana e calabrese e quella collaborazione per destabilizzare lo Stato

Le stragi degli anni ’90 e il ruolo della ‘ndrangheta raccontato dai sodali dei Piromalli

Il giorno prima di un appuntamento importante con la storia, arriva un riscontro che, anche se non finirà direttamente tra le carte del processo ‘Ndrangheta stragista, non può non essere ricollegato.

L’operazione “Hybris”  che oggi ha dato l’ennesimo colpo alle cosche della piana di Gioia Tauro, disarticolando le ‘ndrine Piromalli e Molè, riporta uno stralcio che cristallizza l’apporto che la ‘ndrangheta avrebbe dato nel periodo delle stragi.

I rapporti con la mafia, i collegamenti con i siciliani e il ruolo che la Calabria doveva avere nel processo terroristico di lotta allo Stato. A fornire questo spaccato sono le intercettazioni tra Giuseppe Ferraro e Francesco Adornato.

Le intercettazioni

Nelle carte si legge come a gennaio 2021 tra i due si registrava una rilevante conversazione. La stessa aveva come oggetto proprio l’alleanza tra mafia siciliana e ‘ndrangheta durante l’era delle stragi, negli anni 90. Gli inquirenti evidenziano come «non si tratti di un quisque de populo.

Si tratta di un soggetto particolarmente “titolato” posto che Adornato detto “Ciccio u biondu”, è un navigato esponente della ‘ndrangheta, condannato in via definitiva al 416 bis già negli anni 90. Dunque, proprio nel periodo di attuazione della strategia stragista unitamente a tutti i principali esponenti della famiglia Piromalli».

Gli incontri

Sono due gli incontri a cui gli inquirenti fanno riferimento. Nel secondo i due parlavano della imminente scarcerazione di Piromalli Giuseppe «tessendone le lodi di capo carismatico nonostante l’età e gli anni di detenzione patiti. Adornato sosteneva la tesi che la scarcerazione del Piromalli tardasse a giungere in quanto lo Stato e la Magistratura la osteggiavano. Questo a fronte del ruolo di assoluto rilievo assunto nel panorama della criminalità organizzata da parte dello stesso.

In particolare riferiva che Pino Piromalli aveva composto la “commissione” costituitasi per decidere se la ndrangheta calabrese avrebbe dovuto partecipare o meno alle stragi di Stato attuate. In quel momento storico, dalla mafia siciliana».

Gli accordi

Una lettura dei fatti che arriva dall’interno e che fornisce ulteriori dettagli come «Che la commissione si era riunita presso il resort “Saionara” sito a Nicotera. Che era presente Nino Pesce detto “testuni” ed era assente Pino Piromalli ma che quest’ultimo aveva conferito a Pesce il mandato a rappresentarlo. Pesce, in proprio ed in nome e per conto di Piromalli, aveva votato a favore della partecipazione alle stragi anche da parte della ndragheta. Era presente anche Luigi Mancuso, esponente apicale dell’omonimo clan di Vibo Valentia, il quale, al contrario, aveva votato contro la suddetta partecipazione.

Che le stragi erano dirette all’eliminazione del regime di carcere duro. -Che si progettava di arrivare ad assassinare un Ministro e fare un colpo di Stato. La conversazione conferma quanto emerso nella sentenza di primo grado “Ndrangheta stragista” e versata in atti, mettendo in luce il preminente ruolo svolto, nel panorama criminale italiano e non solo calabrese, dalla ndrangheta durante la stagione delle stragi».

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