Le ruspe sono entrate in azione, ma per l'Area Grecanica il ritorno alla normalità resta lontano. Dopo il nubifragio del 9 e 10 ottobre, si lavora per ripristinare i collegamenti compromessi, mentre a Marina di San Lorenzo venti persone devono lasciare le proprie abitazioni. Nei paesi dell'entroterra, intanto, cresce la preoccupazione per l'arrivo dell'inverno: basteranno i primi interventi a garantire collegamenti sicuri, oppure alla prossima pioggia si tornerà al punto di partenza?

A San Lorenzo il sindaco Sandro Polimeni ha firmato un'ordinanza di evacuazione per alcune abitazioni di Viale degli Aranci, invase dall'acqua e dal fango. Una decisione «dolorosa, ma necessaria per salvaguardare la vita» dei residenti. Una donna ha raccontato di aver pensato innanzitutto a mettere in salvo i bambini, prima di cominciare a spalare il fango a mani nude. Intanto sono stati avviati i lavori sul tratto stradale interessato dalla voragine, uno dei cedimenti più impressionanti provocati dal maltempo.

Pierpaolo Zavettieri, sindaco di Roghudi e consigliere metropolitano, conferma che la Città Metropolitana ha affidato l'intervento a un'impresa dopo il sopralluogo effettuato domenica dal sindaco metropolitano Francesco Cannizzaro insieme ai tecnici. «La velocità è stata massima, l'attenzione è stata massima», riconosce, ma avverte che la riparazione del singolo cedimento non risolverà le criticità della rete. «La SP23 è una strada provinciale abbandonata più o meno negli ultimi trent'anni. Ci sono stati piccoli interventi in urgenza, ma mai un piano di rifacimento stradale con il ripristino dei canali di scolo e delle cunette, che sono il vero dramma di questa strada».

Secondo Zavettieri, la mancata regimazione delle acque è una delle principali cause dei cedimenti. Durante le precipitazioni intense, le carreggiate si trasformano in canali nei quali l'acqua scorre con violenza, aggravando lesioni e dissesti preesistenti. Una situazione che riguarda una rete provinciale di circa 1.800 chilometri, sulla quale la manutenzione è stata insufficiente per anni.

Da Fossato a Palizzi, passando per Condofuri, i danni sono diffusi. I Comuni cercano di rimuovere detriti e fango con mezzi propri e volontari, ma dove la carreggiata è crollata servono interventi strutturali. «Speriamo ci sia un'ordinanza di Protezione Civile nazionale affinché vengano destinati fondi dal Governo», afferma Zavettieri, chiedendo risorse che consentano di superare le riparazioni provvisorie. La preoccupazione riguarda anche il futuro dei centri montani. Il sindaco di Roghudi ricorda la storia dei paesi abbandonati dopo le grandi alluvioni del Novecento, ma respinge l'idea che lo spopolamento sia inevitabile. «Non si deve puntare a questo tipo di politica di spopolamento, ma se si lasciano così le cose, chiaramente il rischio c'è che avvenga in automatico».

A pochi chilometri di distanza, Ercole Nucera, sindaco di Roccaforte del Greco e presidente dell'Associazione dei Comuni dell'Area Grecanica, descrive cosa significhi concretamente perdere l'unica strada di collegamento con la costa. «Stiamo vivendo un isolamento quasi geografico. I cittadini non possono usufruire della mobilità e si trovano in un paese dove non c'è la farmacia, dove il medico non c'è, dove praticamente non ci sono botteghe alimentari». Alle difficoltà materiali, sottolinea, si aggiunge il peso psicologico di sentirsi tagliati fuori. Nucera denuncia l'assenza di interventi adeguati da oltre dieci anni in un territorio già esposto al dissesto idrogeologico, segnato anche dalla frana Colella. Riconosce la tempestività della risposta della Città Metropolitana, ma richiama l'attenzione sulle condizioni delle strade che i residenti dovranno percorrere nei prossimi mesi.

«Io sto immaginando tutto l'inverno su questa strada», osserva, indicando nelle cunette intasate da anni uno dei problemi principali. La sua critica riguarda anche l'assetto istituzionale della gestione della viabilità, che considera troppo distante dalle esigenze dei piccoli Comuni. «Isolare un paese non è una cosa di poco conto, è una cosa gravissima nel 2026».

Intanto a Melito Porto Salvo la Giunta ha formalizzato lo stato di calamità naturale e di emergenza locale, chiedendo alla Regione e al Dipartimento nazionale della Protezione Civile il riconoscimento dello stato di emergenza e finanziamenti straordinari. Prosegue la ricognizione dei danni, mentre nel pomeriggio si è riunita in Prefettura l'Unità di Crisi per coordinare gli interventi nei territori colpiti.

A Masella, Montebello Jonico e Fossato, dove il fango ha invaso case, strade e chiese, don Giovanni Zampaglione racconta la mobilitazione dei cittadini. Ringrazia l'arcivescovo Fortunato Morrone, i soccorritori, il sindaco Leonardo Suraci e gli amministratori intervenuti, ma soprattutto quanti hanno aiutato le famiglie colpite. «Il miracolo più bello è stato vedere la gente comune. Tantissimi cittadini, giovani e famiglie si sono rimboccati le maniche senza esitazione», scrive il parroco. «Ci siamo trovati in ginocchio, ma non siamo rimasti in ginocchio: ci siamo rialzati».

La solidarietà ha permesso di affrontare le prime ore dell'emergenza. Per garantire un futuro ai centri dell'entroterra, però, serviranno strade sulle quali si possa contare anche quando ricomincerà a piovere.