Il primo cittadino dopo il grave atto intimidatorio ricevuto, ha raccontato i dettagli della vicenda e il suo stato d’animo: «Mi hanno voluto colpire nella cosa più importante che ho. Ringrazio chi mi ha dimostrato solidarietà, ma dalla prefettura di Reggio Calabria neanche una telefonata di vicinanza»
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Momenti di tensione e profonda preoccupazione a Gioia Tauro, dove la sindaca Simona Scarcella è stata vittima di un gravissimo episodio intimidatorio. L'amministratrice ha denunciato pubblicamente di aver ricevuto una lettera contenente minacce di morte atroci che colpiscono direttamente la sfera privata: “Se scrivi ancora ti scanniamo i figli e il cane". Dopo aver sporto denuncia alle autorità competenti, la sindaca, attraverso un video diffuso sui social, con tono fermo ma visibilmente scossa, ha raccontato i dettagli della vicenda, non nascondendo lo stato d'animo di chi si vede costretto a confrontarsi con una violenza che varca la soglia della propria casa e della propria famiglia.
«Chi colpisce il sindaco di una città, colpisce tutta la città- ha dichiarato Simona Scarcella -. Mi hanno voluto colpire nella cosa più importante che ho, i miei figli. Più che una minaccia, è un atto di barbarie, di disumanità senza limiti. E chi è mamma può capire il mio stato d'animo. La mano infame che ha scritto quel biglietto ha misurato bene le parole, è una persona che mi conosce. Mi hanno voluto dire che i miei figli sono monitorati. È una sfida aperta alle istituzioni. Io scriverò ancora, sullo schifo che ho trovato e su quello che ancora sta uscendo fuori. Non ho paura. Coraggio ne ho da vendere, lo devo ai miei figli, al buon nome di mio padre. La nostra città non si lascia intimorire».
La comunità di Gioia Tauro si è stretta attorno alla sua rappresentante, condannando fermamente un atto vigliacco che tenta di colpire, attraverso la paura, la libertà di un amministratore pubblico. Nel corso del suo intervento, la sindaca ha esternato gratitudine verso i cittadini, l’associazionismo, le Forze dell'ordine, che le hanno espresso vicinanza: «Ringrazio chi mi ha dimostrato solidarietà, tutte le persone perbene della Calabria e di tutta Italia che hanno dimostrato che la barbarie legata a una mafia ancestrale, che ancora pensa di scannare i figli degli altri come se fossero carne da macello, non può essere più accettata. L'antimafia di facciata non ci appartiene. Io ho scritto perché rappresento il contrasto alla mafia e l'ho fatto con la mia azione amministrativa trasparente e coraggiosa».
Un passaggio di profonda amarezza, la sindaca l’ha riservato anche a chi in questo momento difficile non gli ha dimostrato solidarietà: «Questo qualifica le persone e fa la differenza tra le persone. Chi non mi ha dato la solidarietà evidentemente non serve Dio, ma Mammona. Gente che è d'accordo con la mafia. Perché le parole hanno un peso, ma anche le parole non dette. Quelle che era doveroso dire a un sindaco e una mamma. Mi dispiace dire che ci sono state parti della politica, che io pensavo vicine, che evidentemente non erano vicine a me e neanche alla legalità. Chi pensa che a Gioia Tauro c'è una commissione d'accesso e non bisogna dare la solidarietà al sindaco è molto lontano dal concetto di legalità. È bravo con le parole, ma nei fatti è molto impreparato».
Poi, Simona Scarcella ha evidenziato: «Dalla prefettura di Reggio Calabria neanche una telefonata di vicinanza istituzionale e di solidarietà. Atto inaccettabile e di una gravità inaudita che testimonia come gli amministratori locali di fronte ad eventi così terribili siano lasciati soli».
Infine, la sindaca si è aperta a una riflessione: «Sono un'istituzione che è stata votata democraticamente dal popolo sovrano. Purtroppo, questo lo dico anche a nome dei sindaci che mi hanno dato la loro solidarietà: a noi sindaci viene richiesto di metterci la faccia, di firmare atti anche impopolari, e io poi minacce, insulti, aggressioni, ne ho avuti da vendere anche in questi giorni. A Gioia Tauro chiunque si può permettere di darmi della prostituta, della mafiosa, dell'infame, della ladra, e tutto passa liscio. Però, io mi sarei aspettata che lo Stato fosse davanti e dietro di me. Invece, devo constatare che non ho ricevuto nemmeno una telefonata, fatta eccezione per l'arma dei Carabinieri che ringrazio con tutto il cuore per la vicinanza, da parte di un'istituzione che mi dicesse anche a titolo di cortesia "sindaco vai avanti, non ti preoccupare, faremo quello che dobbiamo fare". Questo è grave. E a chi pensa che questo succeda perché a Gioia Tauro c'è una commissione d'accesso antimafia voglio dire che io non sono figlia dei precedenti amministratori e non ho nessuna intenzione di pagare per manchevolezze, omissioni, errori fatti da altri».


