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“Dieci storie reggine” per riscoprire l’orgoglio di un’identità millenaria, buona la prima di Gigi Miseferi al Metropolitano – VIDEO

Un intenso viaggio a ritroso nel tempo grazie alla ricerca di Antonio Calabrò e alla compagnia dell'associazione culturale L'Amaca

“Dieci storie reggine” per riscoprire l’orgoglio di un’identità millenaria, buona la prima di Gigi Miseferi al Metropolitano – VIDEO

La memoria come viatico per il futuro. Il teatro Metropolitano del Dopolavoro Ferroviario di Reggio Calabria diventa una macchina del tempo che conduce la platea da sold out per questo debutto di “Dieci storie reggine”, a spasso nei millenni. Dalla Magna Grecia fino ai giorni nostri per raccontare la storia della città. Il popolo reggino, pur non avendo maturato la capacità di trovare punti di incontro anche su temi cruciali, è un popolo protagonista di una storia millenaria animata da uomini e donne straordinari.

A guidare sapientemente il pubblico Gigi Miseferi, un Virgilio dei giorni nostri a segnare i passi del viaggio verso la luce della riscoperta. Nei panni di un filosofo greco con l’abito di scena del compianto amico e collega Giacomo Battaglia, è lui a intrecciare storie e vicende. È la sua regia a dare nuova vita alle dieci storie reggine che il ferroviere scrittore Antonio Calabrò ha portato alla luce. Una nuova trasposizione, al suo debutto, accolta con grande entusiasmo dal pubblico. A muovere questo viaggio è il desiderio di destare l’orgoglio delle origini e dell’appartenenza attraverso dieci personaggi realmente esistiti, tutti o quasi, interpretati dalla strepitosa compagnia dell’associazione culturale L’Amaca.

Il passato per un presente che guardi al futuro

«È stata davvero una grande emozione rivivere tra il pubblico il lavoro di ricerca storica che ho condotto. Un viaggio appassionante, plasmato per il palcoscenico dalla regia dell’amico fraterno Gigi Miseferi che ne è stato anche un grande interprete. Credo che conoscere la storia sia necessario per guardare al futuro. Tutte le città – spiega lo scrittore Antonio Calabrò – hanno una storia. Anche Reggio Calabria ha la sua e credo che conoscerne la ricchezza possa contribuire a riscoprire un senso di appartenenza oggi disperso. Spero che queste Dieci storie reggine possano sortire un moto di amore per Reggio.

Si sono avvicendati sul palco Susanna Palumbo, Demetrio Marino, Nino Cervettini, Anna Rita Fadda, Rita Nocera, Damiano Sofo, Paola Esposito e Elvira Costarella, rispettivamente nei panni di Giulia Maggiore, Ruggero di Altavillla, Antonio il Gabbadio, Flavia Caetani, Caterina Poerio, Carlo Rodino, Tita Merlino, Melina Gatto e Bruno. Quest’ultimo, interpretato dal grande amico Gigi Miseferi, è un prezioso testimone ancora vivente dei moti di Reggio e della morte di Angelo Campanella.

Mi sono documentato sulle orme di grandi storici come Spanò Bolani, Guarna Logoteta, Agazio Trombetta e tanti altri. Ho scritto i monologhi di personaggi quasi tutti realmente esistiti. Mi sono concesso poche licenze. Per esempio la garibaldina Tita Merlino, la moglie di Alfio Merlino realmente esistito, è un personaggio di fantasia sullo sfondo del ferimento storico di Garibaldi in Aspromonte». Così spiega ancora lo scrittore Antonio Calabrò e direttore artistico della stagione culturale del teatro metropolitano Dlf di Reggio Calabria.

Emozioni e …oltre due millenni di storia

«Amico di infanzia, con il quale sono cresciuto sul “bizzolo” del nostro quartiere – racconta Gigi Miseferi – Antonio Calabrò è capotreno di professione ma scrittore di diversi libri, uomo di cultura e amante della storia di Reggio. Ci siamo ritrovati adulti a chiacchierare di arte. Quando ho letto il suo testo, mi sono entusiasmato e così abbiamo deciso di riportarlo in scena con la mia regia. Lo abbiamo fatto con la talentuosa compagnia dell’associazione l’Amaca.

È stato un grande onore poterlo fare e potere portare con me, visto che lo è sempre Giacomo Battaglia. È suo l’abito di scena che ho indossato e che lui aveva vestito in occasione di uno spettacolo sui miti che avevamo messo su insieme. Dunque una serata piena di emozioni. Il Cine Teatro Metropolitano,di proprietà del Dopolavoro Ferroviario, è il teatro del mio Quartiere.

Da bambino ho visto i primi film che mi hanno fatto amare quello che sarebbe stato il mio Mestiere. Dare vita a questi personaggi, che Antonio ha “rispolverato”, scrivendo per ciascuno di loro un Monologo è stato, dunque, per me un onore e un piacere. Attraverso di loro, narriamo e riscopriamo eventi vissuti nella Città nel corso dei millenni. Dalle origini Italiote degli Enotri, alla grande epopea della Magna Grecia e alla grandezza di Roma e del suo Impero, e poi i Bizantini, gli Arabi, i Normanni, gli Angioini, gli Aragonesi, gli Spagnoli, gli Austriaci, I Borbone e tutte le dominazioni. Poi l’Italia e il Novecento. Dal dramma del sisma de rovinosi 37 secondi dell’alba del 28 dicembre 1908 fino all’anno rovente che fu il 1970 con i sussulti di popolo le vittime innocenti. Insomma Reggio coprotagonista della storia del mondo», commenta l’attore Gigi Miseferi.

Dunque un viaggio nel tempo, frutto della ricerca storica di Antonio Calabrò. Una nuova trasposizione in teatro frutto di un’amicizia fraterna.

Ironia e dramma convivono nei tanti talenti di Gigi Miseferi, sul palco e nella vita. E tutto serve se si è disposti a imparare per progredire.

L’inno alla concordia

Lo spettacolo si conclude, infatti, con un inno alla concordia che a chiedere sono i nostri avi, illustri o comuni che siano stati, che con la loro vita hanno fatto la storia.

«Credo che l’unità di intenti manchi nella nostra comunità. Credo sia uno dei valori da recuperare in particolar modo nel momento in cui viviamo. Mi auguro di contribuire a destare una riflessione su tale necessità», ha concluso lo scrittore e direttore artistico del Teatro Metropolitano di Reggio Calabria, Antonio Calabrò.

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