martedì,Luglio 23 2024

Bova, “La Fortuna del Greco” inaugura gli incontri culturali nel “Borgo della Filoxenìa” | VIDEO

Ambientato in un paesino immaginario dell'Aspromonte, il romanzo d'esordio riflette sulla fortuna come costruzione quotidiana e sulla memoria come forma di immortalità

Bova, “La Fortuna del Greco” inaugura gli incontri culturali nel “Borgo della Filoxenìa” | VIDEO

Primo appuntamento di una serie di incontri culturali nel “Borgo della Filoxenia”. Bova, città dell’accoglienza e capitale dell’Area Grecanica ha ospitato, in una nutrita sala del Consiglio Comunale nell’iconica Piazza Roma, la presentazione del libro “La Fortuna del Greco“, di Vincenzo Reale, edito da Rubettino.

Romanzo d’esordio per il giovane Vincenzo Reale, classe 1994. Appassionato di letteratura ispano-americana si è laureato in Lettere a Siena. «”Il Greco” è il soprannome del protagonista di questo romanzo – spiega Margherita Festa, responsabile scuole e gruppi del Museo della Lingua Greco Calabra Rohlfs – che ha come sfondo Carafa Nuova, un paesino dell’Aspromonte, un mondo isolato e leggendario in cui dominano ancora riti, tradizioni, leggende e spiriti. Quindi, un mondo fuori dal tempo. Da lì parte la storia».

«Il romanzo – prosegue – ripercorre ben cento anni di storia e quindi sono chiari anche gli influssi della narrativa sudamericana, di romanzi come quelli di Isabel Allende o di Gabriel García Márquez. Cento anni di storia visti attraverso gli occhi semplici del protagonista, Antonio Greco, il nonno. Questo è il legame di parentela con il narratore della storia, che vuole ricordare la storia della sua famiglia, e di questo nonno che affronta la vita in cento anni di storia. Una grande storia che si intreccia poi con la storia individuale dei vari personaggi, sopportando le avversità proprio come un eroe tragico, un eroe epico, sopportando i colpi della sorte e del fato con tenacia, dignità, col sorriso e anche con uno spirito di resilienza, in nome di un obiettivo: costruire una casa».

«”La fortuna del greco” ha già nel titolo la parola chiave di tutto il romanzo. Fortuna è una vox media, una parola che a seconda del contesto in cui viene usata può avere un’accezione positiva o negativa. Che cos’è la fortuna? Questa è la domanda che ci facciamo e che ricorre spesso nel romanzo. La sfortuna o la fortuna non esistono; la fortuna è spesso una costruzione quotidiana, costruita mattone dopo mattone, mattone su mattone. È proprio questo che probabilmente ci insegna Antonio Greco con tutta l’esperienza della sua vita.»

«Il romanzo ha un finale aperto, quindi una conclusione che è lasciata al lettore. Sicuramente ci fa riflettere su tante cose, in particolare ci insegna che narrare è riappropriarsi del proprio passato, ritrovare le proprie origini, la propria storia personale, la propria identità. Narrare è eternare la memoria di persone che non ci sono più .- conclude Festa – proprio perché, come dice Cesare Pavese, “l’uomo mortale ha solo un modo per essere immortale: il ricordo che porta e il ricordo che lascia”».

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