VIDEO | Ospite degli studi de ilReggino.it, il professore e divulgatore rilancia la necessità di un progetto culturale concreto e condiviso per la città: valorizzare musei, siti archeologici e scoperte storiche trasformandoli in esperienza, conoscenza e sviluppo per l’intero territorio metropolitano
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C’è un filo rosso che attraversa ogni parola di Daniele Castrizio: la convinzione che Reggio Calabria possieda un patrimonio culturale straordinario, ancora in gran parte inesplorato nel suo potenziale narrativo e turistico. Professore, studioso, divulgatore, Castrizio torna negli studi de ilReggino.it per un confronto diretto sul rapporto tra cultura, politica e futuro della città. Un dialogo che arriva mentre Reggio si avvicina alle elezioni comunali, con la convinzione che proprio da qui dovrebbe partire ogni progetto di rilancio.
L’approccio è subito ironico e pungente, nello stile che lo contraddistingue, ma dietro la battuta c’è una riflessione seria: la cultura a Reggio continua a essere considerata un elemento marginale, mentre potrebbe diventare uno dei pilastri dello sviluppo economico e turistico.
Castrizio parte da un dato concreto: la città possiede già una rete di luoghi culturali di grande valore, spesso poco raccontati. «Noi abbiamo un museo che sta cominciando a tirare, ancora i numeri non sono quelli che devono essere, ma sta lavorando benissimo». Il riferimento è ovviamente al Museo Archeologico Nazionale, troppo spesso identificato esclusivamente con i Bronzi di Riace. Un errore, secondo lo studioso, che nasconde la ricchezza reale delle collezioni.
«Ogni volta lo dicono: il museo non è solo Bronzi di Riace. Ogni volta mi fermo e dico all’interlocutore di turno: e che cosa c’è? E nessuno mi risponde». Il problema, insiste, non è la mancanza di contenuti, ma l’assenza di una narrazione capace di renderli comprensibili e affascinanti per il pubblico.
Il nodo centrale è proprio questo: la narrazione. «Dobbiamo finirla con quest’idea che portiamo le persone davanti a un monumento, una chiesa, un castello, un museo e li facciamo guardare senza che capiscano. Noi possiamo spiegare».
Castrizio racconta spesso di accompagnare visitatori e scolaresche al museo. L’esperienza è sempre la stessa: all’inizio distrazione e noia, poi curiosità e domande. «Vedere come si annoiano all’inizio e poi come diventano loro curiosi. “E questo a che serve? E questo che mito è? E questo perché?”». È il momento in cui la storia diventa viva. E quando accade, la cultura smette di essere un oggetto distante e diventa un’esperienza da vivere.
Tra i progetti che secondo Castrizio potrebbero aprire nuove prospettive c’è quello legato al mausoleo attribuito a Giulia, emerso nell’area di piazza Garibaldi. Un tema che ha acceso negli anni dibattiti e polemiche.
Lo studioso invita però a guardare la questione da un altro punto di vista. «Quando vi dicono che è un’ipotesi e non è teoria, sappiate che tutto è ipotesi e tutto è teoria, non c’è niente di certo. Quello che conta è la narrazione». L’esempio arriva dall’estero. «Il balcone di Giulietta a Verona non si appoggia su nessuna narrazione scientifica internazionale, perché è falso. Però lì ci sono milioni di visitatori». Una provocazione che punta al cuore del problema: senza racconto non esiste turismo culturale.
Nel racconto di Castrizio emergono anche episodi di ricerca e scoperte archeologiche che potrebbero cambiare la percezione storica della città. Tra queste, il ritrovamento di una basilica paleocristiana nell’area oltre la fiumara Calopinace. «Quando abbiamo fatto realizzare un ipogeo, abbiamo trovato la basilichetta e soprattutto una tricora, cioè un’attestazione paleocristiana di martirio».
Un elemento che rimanda alla tradizione dei primi santi di Reggio: «Il primo vescovo d’Italia. Reggio ha avuto il primo vescovo d’Italia. L’importanza della metropoli di Reggio è questa». Eppure, secondo lo studioso, questa consapevolezza resta ancora troppo debole nella città stessa.
Il punto finale del ragionamento arriva inevitabilmente alla politica. Castrizio non chiede promesse generiche, ma un programma concreto per i beni culturali. «Occorre un progetto, un programma che venga sottoscritto da chi poi verrà eletto». L’idea è quella di un tavolo programmatico bipartisan dedicato alla cultura, capace di individuare obiettivi chiari per ogni sito archeologico, museo o area storica. «Non cose generiche: faremo, diremo, vorremmo. No. Cosa facciamo per questo sito, cosa facciamo per quest’altro sito». Un approccio pragmatico che guarda oltre i confini cittadini, coinvolgendo l’intero patrimonio della città metropolitana, da Medma a Locri.
Castrizio invita a non aspettare interventi salvifici dall’alto. «Non pensiate che arriverà da Roma la manna, che qualcuno si ricorderà di noi dall’alto. Non avverrà mai. O ci svegliamo noi o nessuno farà il lavoro nostro al posto nostro». È una chiamata alla responsabilità rivolta alla politica ma anche alla società civile. Perché, nella visione dello studioso, Reggio possiede già tutto ciò che serve per raccontarsi al mondo.
Serve solo la volontà di farlo.

