La stagione estiva si avvicina, ma lungo le coste calabresi il dossier balneari resta avvolto da una doppia incertezza: quella giuridica, legata al nodo delle concessioni, e quella materiale, figlia dei danni lasciati dai cicloni e dalle mareggiate dei mesi scorsi. Da qui parte la proposta di legge regionale depositata in Consiglio da Forza Italia, con primo firmatario il capogruppo Domenico Giannetta, che prova a costruire una via d’uscita per consentire agli operatori di rimettere in piedi gli stabilimenti e salvare la prossima estate.

La proposta di legge recante «Disposizioni normative in materia di demanio marittimo», si muove dentro il terreno già incendiato dal confronto tra normativa nazionale, orientamenti della giustizia amministrativa e direttiva servizi europea. Nella relazione illustrativa si richiama la vocazione turistica della Calabria, il ruolo strategico del mare e dei servizi balneari e il quadro aperto dal principio della «scarsità della risorsa» e dell’interesse «transfrontaliero certo», che negli ultimi anni ha rimesso al centro il tema delle procedure pubbliche per l’assegnazione delle concessioni.

La proposta interviene su questo fronte con dei precisi distinguo. Da un lato stabilisce che gli enti locali costieri debbano accertare, nei rispettivi territori, la scarsità della risorsa spiaggia o la sussistenza di un interesse transfrontaliero certo e, in quei casi, procedere con evidenza pubblica. Dall’altro prevede che, ove tali condizioni non sussistano, i Comuni possano bandire le procedure per le concessioni ancora libere e contestualmente prorogare quelle già in essere per una durata pari a quelle di nuova assegnazione.

Il cuore politico e operativo della proposta, però, è nel comma che prevede deroghe costruito attorno all’emergenza meteo. Il testo recita infatti che, per garantire i servizi di accoglienza turistica e dare stabilità alle attività produttive e commerciali, le concessioni balneari possano essere prorogate per il tempo necessario all’ammortamento e all’equa remunerazione degli investimenti, comunque per un periodo massimo di cinque anni, così da consentire il ripristino della funzionalità degli stabilimenti colpiti dagli eventi meteorologici avversi di gennaio e febbraio 2026.

È qui che la legge regionale lega in modo diretto il destino dei lidi alla tenuta dell’intera offerta turistica. Nella relazione si afferma che la proroga è pensata per garantire la ripresa dell’attività produttiva nella prossima stagione estiva e per rendere efficaci anche le misure di sostegno previste dal decreto-legge 27 febbraio 2026, n. 25. Il ragionamento è lineare: senza un orizzonte temporale che consenta agli attuali concessionari di recuperare gli investimenti necessari, il rischio è che molti interventi di ripristino restino sulla carta, con effetti pesanti sulla stagione e sull’intero comparto. In ballo ci sono centinaia di attività, tra lidi, beach club, ristoranti e strutture ricettive, strette tra il caos normativo sulle gare e i costi imposti dai danni del maltempo.

Il tema, intanto, si è già spostato su un piano più ampio, quello nazionale. Il Governo ha infatti deliberato lo stato di emergenza per dodici mesi anche in relazione agli eccezionali eventi meteorologici che dall’11 al 20 febbraio hanno colpito la Calabria, in particolare nelle province di Catanzaro e Cosenza, su proposta del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci. Il provvedimento prevede uno stanziamento iniziale di 15 milioni di euro, a valere sul Fondo per le emergenze nazionali, destinato ai primi interventi urgenti di soccorso, all’assistenza alla popolazione e al ripristino dei servizi pubblici e delle infrastrutture danneggiate.

Lo stesso quadro nazionale richiama anche quanto già disposto per i territori colpiti in precedenza dal ciclone Harry, quando era stata formalizzata un’analoga dichiarazione di stato di emergenza per Calabria, Sicilia e Sardegna, con una prima dotazione complessiva di 100 milioni di euro. Ed è proprio dentro questo raccordo tra misure emergenziali, ripartenza economica e tutela della stagione turistica che la proposta calabrese prova a inserirsi, rivendicando una coerenza con gli strumenti già messi in campo dallo Stato.

Nel frattempo a Roma sono in corso le audizioni in Commissione alla Camera con amministratori e rappresentanti istituzionali dei territori colpiti. Tra i convocati oggi anche il sindaco di Melito Porto Salvo Tito Nastasi. Tra Roma e la Calabria è un vero e proprio treno in corsa verso il mare, perché mentre la Regione prova a mettere in sicurezza il fronte balneare con una legge ad hoc, a Roma continua il confronto con i territori che da settimane chiedono risposte rapide su erosione, danni alle strutture, ripristino dei servizi e tenuta dell’economia costiera. Sul litorale calabrese, infatti, il tempo delle valutazioni sta finendo: per gli operatori balneari l’estate si decide adesso.