A Piazza De Nava il via alla raccolta firme per le due proposte di legge di iniziativa popolare. Al centro sicurezza sul lavoro, salari, sanità pubblica e tutela dei lavoratori negli appalti
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La sanità pubblica, il lavoro, la sicurezza e la dignità salariale. Temi che attraversano il Paese intero, che in Calabria assumono un peso ancora più profondo. Da Piazza De Nava, nel cuore di Reggio Calabria, la Cgil ha aperto la mobilitazione legata alla raccolta firme per le due proposte di legge di iniziativa popolare dedicate a sanità e appalti, in una giornata che ha riunito delegati sindacali, lavoratori e rappresentanti delle categorie.
L’iniziativa, moderata dalla giornalista di LaC News24 Elisa Barresi, si è sviluppata attraverso gli interventi dei delegati e dei rappresentanti delle varie sigle della Cgil, con le conclusioni affidate al segretario organizzativo nazionale Pino Gesmundo. Sul tavolo, due questioni considerate centrali dal sindacato: da una parte il diritto alla salute e il rafforzamento della sanità pubblica, dall’altra la necessità di intervenire sul sistema degli appalti, tema strettamente legato a precarietà, salari e sicurezza sui luoghi di lavoro.
Proprio Gesmundo ha sottolineato come parlare di sanità e lavoro in Calabria significhi confrontarsi con criticità storiche che continuano a colpire migliaia di cittadini. «Il tema della sanità in Calabria è un tema che da troppo tempo crea problemi ai cittadini calabresi», ha spiegato. «Parliamo di un diritto costituzionale che non viene garantito. Però ormai il problema della salute è diventato un problema generale del Paese».
Nel suo intervento, il dirigente nazionale della Cgil ha evidenziato la necessità di investimenti strutturali e di una riorganizzazione del sistema sanitario pubblico. «C’è bisogno di investimenti, di assunzioni di personale, di una sanità territoriale che funzioni e che ogni territorio possa garantirsi il diritto alla salute, alla prevenzione e a una vecchiaia in salute».
La raccolta firme, ha spiegato ancora Gesmundo, si inserisce in un percorso già avviato dal sindacato negli ultimi anni. «È l’ennesima battaglia che facciamo sul diritto alla salute. Il nostro obiettivo non è soltanto raccogliere cinquantamila firme, ma aprire un dibattito nel Paese e chiedere una partecipazione democratica vera affinché la politica si assuma finalmente le proprie responsabilità».
Accanto al tema sanitario, forte attenzione è stata dedicata alla questione degli appalti e delle condizioni di lavoro. Gregorio Pititto, segretario generale della Cgil Area Metropolitana di Reggio Calabria, ha parlato di una «battaglia di continuità» che punta a rimettere al centro i diritti dei lavoratori. «Queste due leggi di iniziativa popolare pongono l’attenzione su due argomenti fondamentali: la sanità e soprattutto gli appalti», ha spiegato.
Pititto ha evidenziato le disparità che spesso colpiscono chi lavora nei servizi esternalizzati. «Molto spesso i lavoratori in appalto non corrispondono salarialmente ai lavoratori che svolgono le stesse identiche attività». Un passaggio che si intreccia anche con il tema della sicurezza sul lavoro. «Il settanta per cento degli infortuni mortali avviene nella catena degli appalti. Negli ultimi quindici giorni in Calabria sono morti tre lavoratori. Questo avviene per mancanza di controlli e di formazione».
Sulla stessa linea anche l’intervento di Umberto Calabrone, segretario regionale Fiom Cgil Calabria, che ha definito la giornata di Reggio Calabria «importante» soprattutto in una regione che continua a registrare profonde difficoltà sul fronte sanitario. «Non si può garantire una sanità giusta ed equa ai cittadini se non si garantiscono anche lavoro dignitoso e salari adeguati», ha affermato.
Per Calabrone, i due temi sono strettamente collegati. «Avere un salario dignitoso significa anche avere la possibilità di curarsi, magari nella nostra regione». Un riferimento diretto a una Calabria che continua a convivere con liste d’attesa, mobilità sanitaria e carenze strutturali. «È una regione che ha un primato negativo sul diritto alla salute, però ha anche le possibilità per reagire».
Nel corso dell’iniziativa sono intervenuti anche delegati e rappresentanti delle categorie della funzione pubblica, dei trasporti, del commercio, dei pensionati e del comparto industriale, portando al centro esperienze dirette legate agli appalti, al lavoro precario e alle difficoltà quotidiane vissute nei diversi settori produttivi e dei servizi.
La mobilitazione proseguirà anche nelle prossime ore con la raccolta firme promossa in tutta Italia dalla Cgil, che punta ad alimentare un confronto nazionale su sanità pubblica, sicurezza e qualità del lavoro in un momento segnato da crescenti tensioni sociali ed economiche.

