La proposta: rigenerare il plesso abbandonato e investire su scuole come infrastrutture sociali
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L’ex scuola media “Ugo Foscolo”, nel quartiere Ferrovieri-Pescatori, torna al centro del dibattito cittadino. A intervenire è Fabio Domenico Palumbo, esponente del movimento La Strada, che punta l’attenzione su uno dei casi più emblematici di edilizia scolastica abbandonata a Reggio Calabria.
«La vicenda dell’ex scuola “Foscolo”, da anni in stato di abbandono e degrado, è una ferita inferta alla comunità nel fondamentale tessuto degli spazi educativi», afferma Palumbo, sottolineando come la chiusura di una scuola non rappresenti soltanto un problema strutturale, ma anche la perdita di «un presidio di democrazia».
Nel suo intervento, Palumbo richiama il valore degli spazi educativi anche alla luce delle indicazioni del Consiglio d’Europa, evidenziando come la cultura democratica si costruisca «attraverso la pratica quotidiana negli spazi educativi», luoghi nei quali si apprendono partecipazione, confronto e rispetto delle differenze.
Uno sguardo che si allarga alla condizione generale dell’edilizia scolastica cittadina. «Accanto a pochi esempi di spazi didattici innovativi, sussiste un problema di strutture vetuste o inadeguate», osserva, citando tra i casi simbolo anche l’ex scuola “Mazzini”. Edifici che, da potenziali «palestre di cittadinanza», rischiano di trasformarsi in «non-luoghi», segnando – secondo Palumbo – un disinteresse verso i beni collettivi.
Da qui la proposta: ripensare radicalmente il ruolo degli edifici scolastici, seguendo modelli già sperimentati in Italia e in Europa, dove l’architettura diventa parte integrante del processo educativo. «Esistono esempi concreti che dimostrano come gli spazi possano favorire apprendimento, inclusione e benessere», evidenzia, richiamando esperienze di scuole progettate come ambienti aperti, flessibili e connessi al territorio.
Al centro della riflessione, il modello delle “scuole aperte e partecipate”, intese come luoghi vissuti durante l’intera giornata, capaci di diventare presìdi culturali e civici per i quartieri. «Non edifici chiusi, ma beni comuni condivisi», sottolinea Palumbo, richiamando anche l’obiettivo del Movimento di Volontariato Italiano di trasformare centinaia di scuole in spazi di partecipazione entro il 2030.
In questo quadro, l’ex “Foscolo” rappresenta, secondo La Strada, «non solo un inaccettabile caso di degrado urbano, ma anche un’occasione mancata per ricostruire comunità». Da qui la domanda politica: «Che idea di città esprime un’amministrazione che non rinnova o abbandona la propria edilizia scolastica?».
L’appello finale è alla responsabilità collettiva. «Crediamo in una Reggio comunità educante – conclude Palumbo –. Recuperare e rigenerare gli spazi scolastici significa prendersi cura delle relazioni, del benessere degli studenti e del futuro della città». Una sfida che, oltre la dimensione urbanistica, chiama in causa il modello di sviluppo e la qualità democratica del territorio.

