Approvato a maggioranza l’ultimo punto all'ordine del giorno della prima seduta deliberativa del Consiglio Comunale di Reggio Calabria dell'amministrazione guidata da Francesco Cannizzaro. Sottoposto in chiusura all’assemblea l'atto di indirizzo dedicato all'istituzione del museo della Rivolta di Reggio Calabria.

Seppure unanime la volontà di valorizzare, raccontare e tramandare questa importante pagina della storia della Città, la discussione in aula ha lasciato emergere pareri non uniformi circa l'opportunità di istituire un museo ad hoc piuttosto che una sezione in quello che, quando sarà inaugurato, diverrà il museo civico di Reggio Calabria, presso l'ex monastero della Visitazione.

Assemblea compatta anche sulla volontà di affiancare a questo presidio una dimensione di studio, ricerca e approfondimento. Ma ciò non è bastato per conseguire la completa unanimità su un tema che, complice anche la coincidenza dell’anniversario, ha comunque contraddistinto questo avvio di consiliatura firmata Cannizzaro.

È stato il presidente del civico consesso Federico Milia a dare la parola al promotore dell'iniziativa, il capogruppo di Reggio Futura, Daniele Romeo.

La presentazione

«La rivolta di Reggio è stata la più grande rivolta popolare del Novecento europeo, una rivolta popolare, non solo di una parte politica, non di un solo ceto sociale. Un intero popolo scese in strada non per un pennacchio, non soltanto per la questione del capoluogo di regione, ma soprattutto per protestare contro l'assenza dello Stato e per rivendicare diritti e un futuro che la città e che questo territorio vedevano lontanissimo.

Credo - ha proseguito Romeo - sia stato un momento di grande partecipazione democratica. Penso al sindacalista della Cisnal, il missino Ciccio Franco, ma penso anche al grande sindaco Pietro battaglia, padre del nostro collega consigliere Mimmo, il primo a denunciare alla cittadinanza ciò che stava avvenendo. Ciccio Franco e Pietro Battaglia ci hanno lasciato l'esempio della supremazia della città sull'appartenenza politica.

E insieme a loro anche il capitano partigiano Perna. E ancora il ruolo della chiesa con due grandi uomini come monsignor Ferro e monsignor Nunnari, a cui sono particolarmente legato per questioni affettive, ma ricordo anche sindacalisti della Cgil, gli imprenditori Mauro e Matacena e gente di ogni classe sociale. In strada anche le donne del comitato Pro Reggio. Dobbiamo ricordare Rosetta Zoccali.

Credo, altresì, sia giusto e doveroso, appena verrà istituita la commissione Toponomastica, ricordare anche le vittime di quelle giornate, dedicando una via al sindacalista Cgil Bruno Labate, al dipendente dell'Ama Angelo Campanella e al cameriere Jaconis.

Dunque una rivolta del Popolo il cui museo non sarà una celebrazione di una parte politica ma un luogo comune in cui studiare, oltre che ricordare, e tramandare alle giovani generazioni ciò che è successo negli anni 70 in questa Città. E mi spingo oltre, pensando che potrebbe istituire una fondazione che raccolga studiosi, storici, docenti universitari e liberi cittadini che favorisca il libero confronto», ha sottolineato il consigliere Daniele Romeo.

La prima parola a Mimmo Battaglia

Il secondo intervento è stato doverosamente quello del consigliere dem, Mimmo Battaglia, figlio del citato sindaco Pietro Battaglia.

«Questo tema mi chiama in causa, specie in questa aula intitolata alla memoria di mio padre. Con il sindaco Cannizzaro ho apprezzato il titolo "Memoria condivisa" del recente incontro svoltosi in occasione del recente 56° anniversario. Così deve infatti essere.

La rivolta è un fatto storico di Reggio Calabria di straordinaria rilevanza in cui il popolo di Reggio reagì e si ribellò a un destino scritto per esso altrove. Un destino che mio padre, in quanto sindaco e primo strenuo difensore di Reggio, denunciò nel suo rapporto alla Città il 5 luglio 1970. Dunque una pagina importantissima che va ricordata e raccontata alle nuove generazioni ma intanto va raccontata alla città. All'epoca fu raccontata meglio all'estero che in Italia.

E allora ben venga un museo, recuperando quanto già fatto dalle precedenti amministrazioni, come per esempio il museo Civico che dovrà essere inaugurato. Io, inoltre, demanderei alla commissione competente anche un lavoro di studio serio e rigoroso, una ricerca scientifica che riconosca a questa Storia il valore che merita e la riscatti definitivamente dall'oblio».

Il dibattito

Il tema della sede è stato ripreso nel successivo intervento dal consigliere di Avs Demetrio Delfino che ha chiesto un rinvio della discussione, invocando il coinvolgimento della commissione Cultura richiamando l'importanza della questione e la necessità non solo di celebrare ma anche di approfondire.

«Ritengo che un intero museo su questa vicenda durata otto mesi forse sia un pò esagerato. Ricordo che il museo civico di Reggio è quasi pronto, con arredi anche già acquistati. Credo che una sezione al suo interno sarebbe la soluzione più appropriata, poiché si tratta del museo della storia della Città. Il consigliere Romeo ha fatto, altresì, cenno di intitolare strade alle vittime. Io vorrei ricordare che già qualcosa si è fatto per ricordare quella vicenda storica con l'arena Ciccio Franco, il monumento ai Caduti della Rivolta in via Martina e la piazza dei Martiri della rivolta nella zona Sud della città.

Vorrei ancora sottolineare che quanto avvenuto a Reggio Calabria merita di essere inquadrato anche in un contesto più ampio e nazionale che richiede dibattito e approfondimento. Quello era il periodo della strategia della tensione alla quale si collegano fatti gravi legati anche al reggino come la strage di Gioia Tauro del 22 luglio del 1970 e l'incidente stradale, le cui dinamiche ancora oggi non sono chiare, in cui morirono i cinque giovani anarchici del Sud, il 26 settembre di quello stesso anno in viaggio verso Roma.

Per questo ritengo necessario lavorare anche nella direzione di avviare e sostenere studi e approfondimenti attese la delicatezza e la complessità del contesto storico da demandare alla Commissione competente. Credo dunque non vi sia alcuna urgenza di approvare oggi questo atto di indirizzo», ha rimarcato il consigliere Demetrio Delfino al quale ha ribattuto il consigliere di Alternativa Popolare, Emiliano Imbalzano, riconoscendogli serietà ma, in questa circostanza, anche un approccio ideologico, a suo dire, fuori luogo. «Questa è la storia della città. L’urlo di rabbia e disperazione di un popolo che si era sentito oltraggiato. Forse la rivoluzione più importante della storia europea degli ultimi cinquant'anni quindi penso che questo tema meriti un'attenzione particolare che vada discusso adesso in questa sede», ha sottolineato il consigliere Emiliano Imbalzano.

L'ultimo intervento, prima delle conclusioni del sindaco Cannizzaro, è stato quello del consigliere della Strada Saverio Pazzano che ha aperto un tema nel tema.

«Credo che prima di proseguire sia necessario fare chiarezza sulle condizioni del museo civico della Città, da inaugurarsi a breve già da qualche anno. I lavori non sono andati avanti perché c'è un problema di collaudo.
Ultimamente i locali sono stati occupati da persone fragili e c’è anche in problema di deterioramento. Dunque, preliminarmente, sarebbe il caso di fare un punto su quel museo dove troverebbe anche la sua sede naturale della pinacoteca civica, attualmente ospitata nei locali accanto al teatro Cilea. Esiste già un atto di indirizzo che contempla in quel museo per una sezione dedicata al Terremoto e una anche alla Rivolta.
Dunque, anche io, da una lato sottolineo l'importanza di un centro studi e di un comitato scientifico per approfondire e fare ricerca, dall'altro non ravviso l'urgenza di discutere oggi dell’istituzione di questo museo, atteso che non abbiamo piena contezza della situazione del museo Civico relativamente al quale esistono già degli atti di indirizzi che andrebbero considerati. E se non abbiamo gli atti del museo della visitazione, non possiamo ragionare sul museo della Rivolta. Credo, pertanto che il ragionamento debba essere sul valore storico della rivolta che resta enorme, al di là delle posizioni politiche, ma anche su una serie di criticità ancora esistenti dal punto di vista dei locali e dell'idea museale che deve avere della città», ha sottolineato il consigliere Saverio Pazzano che ha pertanto chiesto il rinvio della trattazione ad altra seduta.

Le conclusioni

Le conclusioni sono state affidate al sindaco Francesco Cannizzaro che, pur aprendo all'ipotesi di una sezione piuttosto che di un museo ad hoc, ha sottolineato l'importanza di procedere con la votazione dell'atto di indirizzo per come presentato.

«Accolgo l'appello dell'onorevole Battaglia circa la necessità di uno studio rigoroso su questa pagina storica che ritengo, sia stata importante non solo per la nostra Città ma anche per la Calabria e per l'Italia. Concordo su un lavoro certosino, arricchito da contributi bibartisan perché questo argomento non appartiene né alla destra né alla sinistra, né al centro ma al popolo.

Per quanto riguarda la sede, non precludiamo alcuna strada, neppure quella di una sezione presso il museo civico ma intanto penso e chiedo alla vicesindaca Arena, che ha apposita delega, se vi sia la possibilità di adibire un bene confiscato per esempio a questa finalità. Vedremo e valuteremo, intanto approviamo questo atto di indirizzo che sancisce comunque quello che mi pare sia emerso, cioè che tutto riteniamo doveroso valorizzare questa storia importante della nostra storia. Si diceva con il collega Battaglia che sarebbe bello poter inaugurare il museo già il 14 luglio del prossimo anno». E in questa direzione anche l'emendamento proposto dai consiglieri forzisti Giuseppe Eraclini e Paolo Paviglianiti con il quale è stato formalizzato l'intento di concretizzare l'indirizzo entro il 14 luglio 2027.

Le perplessità espresse durante il dibattito sono rimaste e dunque tanto l'emendamento quanto l'atto di indirizzo sono stati approvati a maggioranza. Ciò pur sussistendo l'unanime volontà di valorizzare e tramandare la storia dei Moti del 1970.

Il commento e l’appello

Ha già commentato Giuseppe Agliano, coordinatore del comitato 14 luglio, plaudendo a «questo segnale di attenzione nei confronti della storia recente della città ma, soprattutto, alla coerenza di questa nuova Amministrazione nel concretizzare un impegno preso e la dichiarata volontà di realizzare l’opera entro un annoSiamo certi che chiunque possegga materiale, oggetti, scritti e quant’altro legati a quel periodo, sarà ben lieto di donarli per allestire la struttura. Il Museo potrà essere, oltre che un momento di riflessione collettiva di quel periodo volto a rendere reale l’auspicata “memoria condivisa”, un volano culturale e turistico non di poco conto, che porti le giovani generazioni ed i visitatori a conoscere la verità storica di quella Rivolta spesso travisata.

Con buona pace della sinistra, di allora e di oggi, che continua a mettere in atto il becero tentativo di “sporcare” lo spirito autentico di quella straordinaria ribellione popolare con illazioni e revisioni che non hanno alcun fondamento ne, tantomeno, alcun riscontro storico, giornalistico e giudiziario. Tutto ciò per giustificare l’errore storico del Partito Comunista che, mentre a quel tempo era padrone delle piazze italiane, a Reggio ammaina la bandiera rossa della “riscossa” e alza quella bianca della vigliaccheria, abbandonando al suo destino il popolo reggino anzi, richiedendo a gran voce l’invio dell’esercito e dei carri armati per sedare la “sommossa fascista”»., ha sottolineato nella sua nota Giuseppe Agliano, coordinatore del Comitato 14 luglio.