Il candidato a sindaco vorrebbe un approccio politico differente e permanente: «Le segreterie si aprono e si chiudono nel tempo elettorale. Noi costruiamo spazi che restano». E pensa ad una radio come spazio libero di comunicazione, soprattutto per i giovani
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A Reggio Calabria la campagna elettorale entra nel vivo e, insieme ai programmi, si moltiplicano anche le forme della presenza politica: sedi, segreterie, presentazioni. In questo contesto si inserisce la posizione di Saverio Pazzano, candidato a sindaco con il movimento La Strada, che ai nostri microfoni traccia una linea netta tra il proprio percorso e quello di altre esperienze.
«Siamo stati sempre presenti sul territorio – spiega – organizzando iniziative, assemblee, momenti culturali, sit-in. Non solo per raccogliere le istanze, ma anche per portare contenuti e proposte». Una presenza che, sottolinea, non nasce con la campagna elettorale: «È una prassi consolidata. Noi abbiamo scelto già da mesi di aprire una sede che resterà anche nei prossimi anni».
Un progetto che punta a radicarsi stabilmente in città: «Sarà un punto d’incontro per associazioni e cittadini. Apriremo anche una radio, con l’idea di offrire uno spazio libero di comunicazione, soprattutto per i giovani. Vogliamo costruire un luogo di cultura e politica permanente».
Da qui emerge anche la differenza di impostazione rispetto alle dinamiche tipiche della campagna elettorale: «Le segreterie sono un fatto estemporaneo, si aprono e si chiudono nel tempo elettorale. È difficile che riescano a costruire progetti politici». Non una critica frontale, ma una distinzione chiara: «Servono a parlare al proprio elettorato. Noi invece parliamo alla città».
Una visione che si traduce anche nel metodo: «Continueremo a stare in strada, nei quartieri, inventando modalità diverse di incontro e comunicazione. Prima, durante e dopo le elezioni».
Pazzano interviene anche sul tema dei sondaggi circolati in città, mostrando cautela: «Mi fido poco di queste rilevazioni. Però ho ricevuto segnalazioni dirette da cittadini che raccontavano di contatti in cui il nostro nome non compariva. È un fatto che mi è stato riferito più volte».
Al centro resta però l’idea di partecipazione: «Quello che conta è esserci davvero. La politica deve essere presenza reale, quotidiana, capace di costruire relazioni e non solo consenso».

