Il videomessaggio della Reggina, diffuso ieri sui canali social dopo la batosta di Lamezia, voleva essere un gesto di unità tra squadra, staff e tifosi. Invece, ha acceso più tensioni che speranze, evidenziando una frattura profonda nella tifoseria amaranto.

Da un lato, chi apprezza l'assunzione di responsabilità; dall'altro, chi vede solo parole vuote davanti a una stagione che rischia di diventare un incubo.


Nelle immagini, Laaribi abbracciato a mister Torrisi apre il filmato, mentre Domenico Girasole lo chiude con un appello a sostenere la squadra fino alla fine. La compagine amaranto appare stretta intorno all'allenatore, in un tentativo di trasmettere compattezza. Ma molti tifosi non ci stanno: denunciano una squadra spenta, priva di continuità e cattiveria agonistica nei momenti chiave, come la trasferta lametina che ha messo in luce carenze evidenti di energia e motivazioni.


Le reazioni sui social e nei gruppi di tifosi sono nette e contrapposte. Una fazione crede ancora nel progetto societario e si dice pronta a riempire il Granillo sabato sera per spingere Reggina contro Sancataldese. L'altra, amareggiata, parla di rassegnazione: promesse non mantenute, risultati deludenti e il terrore di affrontare un altro anno di serie D. «Parole e scuse non bastano più», è il refrain dominante. «Vogliamo impegno sul campo, non video».


La critica non risparmia nemmeno la proprietà, accusata di aver assemblato una rosa incapace di competere, senza ambizione né programmazione concreta. Per i più delusi, il messaggio suona come un contentino per placare una piazza passionale e storicamente fedele, che chiede rispetto per la storia amaranto e per la maglia.


Sabato al Granillo non sarà solo una partita contro la Sancataldese: diventerà un vero test caratteriale e morale. La Reggina deve dimostrare fame, orgoglio e voglia di lottare, trasformando le parole in fatti. Altrimenti, la frattura con i tifosi rischia di diventare irreparabile. La pazienza della curva ha un limite: il verdetto arriverà dal campo.