Il lungomare porta ancora sulla pelle le cicatrici dell’uragano: legni spezzati, sabbia smossa, tracce di un vento che ha urlato tutta la notte. Eppure, tra quei segni di forza e fragilità, si apre uno spiraglio di meraviglia. In fondo alla prospettiva, dove il cielo si scioglie nel mare, lei, fiera e immobile, lo sguardo rivolto all’orizzonte. Alle sue spalle l’Etna domina la scena, antico custode di fuoco e silenzi, mentre il sole scivola lentamente oltre la linea dell’acqua tingendo tutto di oro e di rosa. È un incanto che nasce dal contrasto: la tempesta e la quiete, la rovina e la bellezza. In quell’istante sospeso, il lungomare non racconta più solo distruzione, ma la promessa ostinata della rinascita.