Si si, scherzate pure. Agitate le folle, se riuscite almeno le vostre che sono rimaste ad ascoltarvi, millantate presunte superiorità linguistiche e di comportamento, continuate a fare sorrisetti ironici, a ridurre tutto alla mera spettacolarizzazione delle cose che vengono fatte. Ma poi, ditelo, ammettetelo, che non ci avete capito niente. Siete come Wild Cat Hendricks di fronte Terence Hill in “Lo chiamavano Trinità” al termine della celebre scena della partita a poker. Non sono bastati due ceffoni elettorali per farvi capire dove e quando avete perso il contatto con la realtà, il rapporto con questa città. Ne pretendete un altro di ceffone, fulmineo, poi un altro, e un altro ancora. Li state collezionando a una velocità disumana. E nel caso del ponte sul Calopinace, anche “dichiarati” come si fa nel biliardo, con 58 giorni di preavviso.

La verità è che quello che sta succedendo in questa città non lo si vedeva da anni. E non serve fare paragoni con altre epoche, perché ogni epoca è calata in una realtà diversa ed ognuno fa quello che può fare in quel contesto. È inutile parlare di nuove primavere, nessuna stagione è uguale a quella che l’ha preceduta. Anzi per dirla con il primo cittadino a Reggio si vive “l’adesso”. Il “qui e ora” se vi piace di più. Ma questo è.

Mentre il centrosinistra continua a leccarsi le ferite, a fare finta di ragionare sulle sconfitte che una dopo l’altra contribuiscono a tenere lontani dalle urne i propri sostenitori, c’è un’amministrazione che opera con il favore crescente della cittadinanza. E non si parla di quel 65% che ha messo la crocetta sul nome del sindaco. Si parla espressamente dei detrattori. I soliti scettici – e ci sta – che buttano tutto in caciara, che usano la battuta per sminuire questo o quell’intervento. Quelli che adesso mettono i puntini sulle “i”. Quelli che ora vogliono tutto e subito quando c’è un annuncio. E anche quando la risposta arriva, vestono i panni degli imbonitori del benaltrismo di maniera.

Anche quelli che criticano tutto ciò che ruota attorno al mondo scolastico reggino, compreso il servizio mensa ereditato da questa amministrazione dopo anni di segnalazioni e critiche puntualmente rispedite al mittente additando la stampa brutta e cattiva. Ci si chiede a questo punto che senso ha rispondere al video del sindaco e dell’assessore che mostrano i sopralluoghi a sorpresa in alcune scuole per testare il livello del servizio offerto dalla ditta, con altrettanti video che mostrano cibi secchi e freddi “capitati” in altre scuole, accompagnando le immagini con le solite frasi sospese che fanno pensare chissà a quale imbroglio.

Quel che sembra sempre più evidente è che c’è qualcuno che riesce a parlare alla città – eh si, anche coi suoi metodi al limite – e a tutte le sue componenti. Che sta coinvolgendo i più giovani rendendoli protagonisti – in aula e fuori dall’aula – di un processo in cui anche l’ordinarietà assume il carattere della straordinarietà.

Se volete continuare a far finta di niente, fate pure, ma risparmiate ai reggini i “fini ragionamenti politici” che hanno generato la nota di ieri sul Ponte Calopinace. Ci vogliono il giusto piglio e altrettanta determinazione per portare a termine quello che si dice. E il centrosinistra cosa ha detto da aprile a questa parte? Non vorremmo dirlo noi, ci piacerebbe dire invece “completate la frase a vostro piacimento...”. Ma se si analizzano i fatti in maniera obiettiva, si dirà che si è sentito parlare solo di unità di facciata sbandierata come valore universale di una coalizione che c’è solo sulla carta, di candidati “autorevoli”, certo, ma gettati in pasto a tornate elettorali considerate perse in partenza, a fronte di una litigiosità interna spinta ai massimi livelli, e poi veleni, ripicche e risultati “0”.

Questo non è l’elogio di un sindaco che fa, questo è il requiem per un centrosinistra che deve prima di tutto fare i conti con sé stesso e poi, magari, cominciare seriamente a parlare ai reggini.