mercoledì,Aprile 17 2024

MITI E MISTERI METROPOLITANI | La torre di Giulia

Tra storia e leggenda la torre in cui trascorse gli ultimi anni la figlia dell’imperatore Augusto, esiliata a Reggio Calabria e le cui spoglie mortali potrebbero essere nel mausoleo ritrovato a piazza Garibaldi

MITI E MISTERI METROPOLITANI | La torre di Giulia

di Marina Crisafi –  Tra i monumenti che hanno ricoperto un ruolo di notevole importanza nella plurimillenaria esistenza di Reggio Calabria e sui quali sono fiorite leggende, tramandate fino ai giorni nostri, c’è un’antica costruzione che si narra, ebbe l’onore di ospitare l’unica figlia dell’imperatore Augusto e che è passata alla storia, giustamente, come la Torre di Giulia.

Giulia, la prima femminista della storia

Giulia, figlia prediletta di Augusto, era bella e dotata di grandi intelligenza e cultura, con uno spirito ribelle e anticonformista, tanto da essere considerata la prima femminista della storia. 

Si narra che fu incline a facili costumi e che condusse una vita talmente dissoluta che costrinse il padre ad intervenire. In realtà, la sua esistenza fu travagliata sin dalla nascita, quando fin da subito venne allontanata dalla madre Scribonia e usata dal padre per suggellare alleanze con amici e nemici fin dalla più tenera età. 

Fu promessa in sposa, infatti, al figlio di Marco Antonio (con cui, peraltro, non si sposò mai perché i padri ripresero a farsi la guerra), poi al cugino Marco Claudio Marcello rimanendo vedova già a 16 anni. Poi fu data in sposa al generale Agrippa, sempre per volere del padre, e infine, al fratellastro Tiberio, da cui si separò presto. 

Ribelle, affascinante e colta, Giulia fu una donna sacrificata alla ragion di Stato che imparò a ribellarsi al potere, a frequentare circoli letterari che diventarono terreno di opposizione politica, a condurre uno stile di vita spregiudicato e a vestirsi in modo disinibito, a circondarsi di spasimanti (tra cui l’unico veramente amato Iullo) e a vivere all’insegna di continui adulteri, fino ad arrivare ad ordire un complotto contro il padre, che fu costretto a punirla. 

L’esilio a Reggio Calabria 

Pur nella gravità della situazione, Augusto non ebbe cuore a condannare a morte la figlia prediletta come gli altri congiurati e Giulia pagò le sue azioni con l’esilio perpetuo.  Fu mandata prima nell’isola di Pandataria (l’odierna Ventotene) dove le venne proibito di vedere chiunque, né uomini, né donne, senza il permesso del padre, di indossare gioielli e di bere alcolici. 

Successivamente, ottenne di vivere a Reggio Calabria, allora importante civitas federata romana, dove trascorse tutto il resto della sua vita. 

Qui condusse un’esistenza ben più confortevole rispetto a quella a Pandataria, almeno fino a quando l’ex marito Tiberio prese il potere, perché da quel momento fu privata di ogni bene e costretta a vivere in solitudine fino alla morte che avvenne nel 14 d.C., forse per stenti o forse per suicidio dopo essere venuta a conoscenza dell’assassinio del suo ultimo figlio. 

La prigione di Giulia

Fin qui il corso degli eventi. 

Incerta, invece, tra il confine della storia e della leggenda è la sede della sua dimora reggina. 

Sono in molti a sostenere che l’abitazione della figlia di Augusto fosse una torre, situata a sud-est dell’attuale Villa Zerbi, dentro l’antica cinta muraria, dalla base quadrata delle dimensioni di circa 8 metri, che nel corso dei secoli aveva avuto una strategica funzione difensiva essendo posta a presidio tra la Porta Mesa e il Forte di San Francesco. 

La torre di Giulia rimase lì per molti secoli, a testimonianza dei tormenti di una giovane donna costretta a scontare colpe, probabilmente non commesse, e, forse, lussuoso sepolcro per le sue spoglie mortali, finché la mano avversa del fato, dopo il sisma del 1783, ne lasciò solo i ruderi. 

Fu però la mano funesta dell’uomo a portare alla sua definitiva demolizione, nel 1789, senza alcuna verifica, per consentire la costruzione di una strada.

La tomba ritrovata è quella della figlia di Augusto?

Ma siccome dalla leggenda alla storia, spesso, il passo è breve, la vera tomba della figlia dell’imperatore Augusto potrebbe essere riemersa dopo secoli dal sottosuolo reggino. 

Durante i recenti scavi effettuati a piazza Garibaldi, è stato ritrovato un manufatto che ricorda un mausoleo funebre e che, secondo il professor Daniele Castrizio ed altri esperti, potrebbe essere proprio la tomba di Giulia. 

Al momento si tratta solo di un’ipotesi, ma la zona del ritrovamento, sull’antico letto del Calopinace (il sacro Apsia di epoca greca), il pregio dei materiali utilizzati e la possibilità che il nipote di Giulia, Caligola, abbia deciso di riabilitare la memoria della nonna quando diventò imperatore, depongono a suo favore. 

Non resta che attendere la ripresa degli scavi e delle successive indagini, per capire se il corpo di Giulia, dopo l’infelice prigionia nell’allora Rhegium Julii, fu riposto nel prezioso ritrovamento. 

Ciò che sembra certo è che la figlia di Augusto morì a Reggio e che qui sono sepolte le sue spoglie mortali. 

E ad imperituro ricordo della sua permanenza reggina, rimane solo una via, chiamata, appunto, Giulia, al centro della città. 

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