La scuola come presidio di consapevolezza e sicurezza sanitaria. È questo il senso del convegno «A scuola di epilessia», ospitato nell’Aula Magna del Polo Tecnico Professionale Righi-Boccioni-Fermi.

Un momento di confronto che ha coinvolto in prima linea gli studenti degli indirizzi Biotecnologie sanitarie, Ottico ed Odontotecnico, insieme a rappresentanti delle istituzioni e specialisti del mondo medico, con un obiettivo chiaro: garantire inclusione e gestione corretta di una patologia cronica che interessa migliaia di giovani in età scolare.

L’iniziativa, fortemente voluta dalla dirigente Anna Maria Cama in occasione della Giornata Internazionale dell’Epilessia, si inserisce in un percorso di sensibilizzazione che guarda oltre le aule scolastiche.

«La nostra missione – ha dichiarato la dirigente – non si conclude tra le mura dell’Istituto ma va oltre. Formiamo e informiamo perché vogliamo fornire risposte concrete ai docenti, agli studenti e alle famiglie. Conoscere significa prevenire e affrontare in modo efficace: ciò permette di vincere paure e pregiudizi. A scuola e nella vita, nessuno deve essere lasciato solo».

A ribadire il ruolo educativo dell’istituto è stata anche Antonella Micalizzi, docente dell’indirizzo Odontotecnico: «La scuola non si limita al trasferimento di nozioni, ma vuole essere una realtà educante capace di gestire problematiche ed emergenze attraverso un’adeguata preparazione».

Il valore istituzionale dell’incontro è stato confermato dalla presenza dell’assessore comunale Lucia Nucera, a testimonianza della sinergia tra enti locali e mondo della scuola per costruire una società realmente inclusiva.

L’approfondimento scientifico è stato affidato alla neurologa Vittoria Cianci del Grande Ospedale Metropolitano, che ha illustrato la complessità della patologia: «Non esiste un’unica epilessia, ma una varietà di crisi che richiedono diagnosi precise e approcci personalizzati. Serve attenzione e accertamenti specifici; il paziente deve essere accompagnato in modo sereno, lontano dalle paure».

Sull’impatto sociale e sulle corrette pratiche di primo soccorso si è soffermata Ada Santoro, con un focus sulle manovre da adottare in ambito scolastico. Conoscere i protocolli significa trasformare la paura in competenza. Sapere «cosa non fare» diventa fondamentale per evitare errori che potrebbero aggravare la situazione di chi vive la patologia.

Una giornata di studio e confronto che ha permesso agli studenti di dialogare direttamente con gli esperti, arricchendo il proprio bagaglio culturale e umano e rafforzando la consapevolezza necessaria per le future professioni sanitarie.