Un messaggio di riscatto ha attraversato le strade di Gioia Tauro. La città ha celebrato un momento significativo di profonda trasformazione sociale. Sono stati simbolicamente aperti, e saranno destinati alle attività fra circa un mese, il centro antiviolenza e la casa rifugio intitolati al giudice beato e patrono dei magistrati Rosario Livatino, figura simbolo dell’integrità morale e del coraggio contro la criminalità. Un taglio del nastro per un centro che sorge nel quartiere Monicelli all'interno di un bene confiscato alla criminalità organizzata, e che diventa un presidio di protezione, ascolto e speranza per le donne e bambini vittime di violenza.
La giornata è stata scandita dalla toccante “Marcia della Legalità”, partita dal Palazzo Municipale. Un corteo composto da studenti, associazioni del territorio e rappresentanti delle istituzioni, ha sfilato per le vie cittadine, per affermare i valori della legalità e dire no alla violenza di genere e della criminalità.

Un momento del corteo
Un momento del corteo

«Era la residenza di una famiglia legata alla ndrangheta e che oggi viene destinata a tante donne, a tanti bambini, minori, che sfuggono a un clima di violenza, a situazioni di minacce e di rischio per la propria vita. Verranno qui a Gioia Tauro a trovare un rifugio, una nuova occasione di vita e la sicurezza che a loro è mancata – ha spiegato ai nostri microfoni il sindaco Simona Scarcella -. Abbiamo voluto intitolare la struttura al giudice Rosario Livatino, perché quando è stato ucciso si occupava proprio di gestire bene confiscati e sottratti alla criminalità organizzata. Era importante evidenziare che quello che ha fatto non è stato inutile. Il suo nome deve essere legato sempre a un bene sottratto alla mafia e restituito alla gente perbene. Questo è un bene già utilizzato dall'Associazione Alaga che da 17 anni lavora qui e continuerà a lavorare fino alla scadenza del contratto, quindi ancora per tantissimi anni. Non escludiamo che anche altre associazioni possano operare specificatamente per la destinazione di questo bene».

Un momento particolarmente significativo è stato quello del taglio del nastro, che ha visto protagonista uno studente.
«I giovani gioiesi sono il nostro futuro, noi tracciamo un percorso che loro devono attraversare, quindi ho voluto che un ragazzo fosse colui che tagliasse il nastro stamattina – ha evidenziato il sindaco -. Grazie anche al lavoro di cooperazione con la scuola, con i dirigenti scolastici, le forze armate, quello che noi facciamo lo facciamo per questi ragazzi. Loro devono trarre da queste giornate un esempio di vita. La loro presenza è importante, perché non sia una manifestazione vuota, ma che abbia un senso civico e profondo».

I lavori della struttura, come specificato in una nota del Comune di Gioia Tauro, saranno completati tra circa 20 giorni. Successivamente, verranno effettuati i necessari controlli tecnici e amministrativi, compresi i collaudi, per verificare che tutto sia sicuro e in regola. Solo dopo il completamento di queste procedure sarà possibile avviare l’attività, presumibilmente entro un paio di mesi. Il taglio del nastro è stato quindi un momento simbolico per presentare alla cittadinanza questa importante iniziativa, in attesa dell’apertura ufficiale della struttura.

Gli spazi all'interno del centro antiviolenza
Gli spazi all'interno del centro antiviolenza

L’assessore ai lavori pubblici del comune di Gioia Tauro, Giuseppe Romeo, ha spiegato alcuni dettagli relativi all’opera: «Con grande soddisfazione possiamo dire che l'immobile è completato, mancano solo alcuni aspetti burocratici. Un finanziamento che è stato acquisito con fondi Pnrr che poi sono migrati all'agenzia dei beni confiscati. Era una struttura già esistente, che presentava alcune difficoltà, soprattutto quella dei piani sfalsati, tant'è vero che abbiamo dovuto costruire al suo interno un ascensore per superare le barriere architettoniche. La struttura, così com'è stata concepita, ospiterà sia il centro antiviolenza sia la casa rifugio sia l'associazione che già c'è in essere "Alaga". Ci siamo occupati di rimodulare gli spazi interni. I piani sottostanti saranno riservati all'accoglienza, alla mensa, al refettorio, quelli superiori saranno dedicati alle attività ricreative e all'ultimo piano ci saranno le camere».