Circa 30 metri di ponte sul torrente Calopinace, finito dopo sei anni di lavori, neppure fosse un’opera faraonica. Questa cerniera essenziale tra il lungomare Falcomatà e il parco Lineare Sud a Reggio Calabria vive finalmente la sua inaugurazione. Un taglio del nastro “all’alba di una nuova era per la città”, come annunciato dal sindaco Francesco Cannizzaro, che si trasforma in un evento al quale lo stesso primo cittadino associa anche una challenge. Da festeggiare c’è il rispetto del periodo dei 58 giorni (al netto di una breve pausa ferragostana) per il completamento dei lavori, annunciato lo scorso agosto in conferenza stampa.

Un’infrastruttura diventata emblema degli impegni disattesi dalla precedente amministrazione di Giuseppe Falcomatà e nota di merito della nuova amministrazione di Francesco Cannizzaro. A distanza di un decennio dall’avvio dell’iter progettuale, oggi è il giorno dell’inaugurazione.

Attesa da una cittadinanza che negli anni ha assistito a innumerevoli annunci e promesse, salvo poi assistere e stalli del cantiere e ritardi. Con una manovra decisa lo scorso agosto, il sindaco Cannizzaro ha sbloccato il cantiere di un ponte, di fatto già costruito ma con il nodo ancora da sciogliere delle rampe di accesso.

Rampe che hanno richiesto una perizia suppletiva, verificata la necessità di introdurre lavorazioni complementari eseguite da altra ditta e nell’ambito di un altro appalto, rispetto a quello originario, e approvata lo scorso settembre dal settore Lavori Pubblici del comune di Reggio.

La ditta esecutrice delle rampe è stata la Garden Design consorziata con l’appaltatore il consorzio Stabile Build Scarl, impegnata sul lotto 3 “Foce del Calopinace” (per un importo netto contrattuale di poco più 7milioni e centomila euro) dell’intervento Ri.co.po. (Rigenerazione, Connessione e potenziamento: Rigenerazione urbana, Rifunzionalizzazione, riqualificazione ambientale e potenziamento verde). Questo intervento è stato eseguito senza bisogno di finanziamenti aggiuntivi. L’importo complessivo scaturente dalla perizia suppletiva è risultato, pari a poco più di 355mila euro (quasi quanto tutto il ponte!), è stato interamente coperto nella voce “imprevisti” del quadro economico complessivo degli interventi Ricopo rimodulato. Da qui l’assenza di ulteriori costi.

L’ultima variante all’appalto originario

Alla ditta Torchia, esecutrice dell’appalto di costruzione del Ponte Calopinace, lo scorso febbraio era stata destinato un finanziamento ulteriore di soli 50mila euro (portando il costo dell’opera da 450mila euro a 500mila). A questo punto non sufficienti per intervenire sulle rampe. C’è però da dire che in tempi record, proprio lo scorso luglio, è stata consegnata una perizia di variante (15 giorni tra autorizzazione e trasmissione) relativa al ponte sul Calopinace i cui lavori, coperti con quell’importo, in capo alla ditta Torchia hanno riguardato una nuova configurazione estradossale dell'impalcato, con soppressione della pista ciclabile — motivata dall'assenza di continuità con la viabilità esistente — e della corsia di sosta, e conseguente ridefinizione della sezione stradale in due corsie da 2,85 m per senso di marcia, due banchine laterali da 1,05 m ciascuna, marciapiede lato monte (est) di larghezza incrementata fino a 2,80 m e marciapiede lato mare di 2,00 m. Sui cigli interni dei marciapiedi è prevista l'installazione, con interasse di 1,50 m, di n. 38 elementi verticali in acciaio con illuminazione integrata, con funzione di arredo e di delimitazione percettiva della carreggiata, e, in recepimento delle prescrizioni dei pareri della Città Metropolitana e della Soprintendenza, anche l'installazione di parapetti con caratteristiche dimensionali e materiche analoghe alle ringhiere continue già autorizzate lungo il Parco Lineare Sud.

Insomma al 31 luglio il punto critico restavano le rampe e con esso anche la procedura di rescissione in danno nei confronti della ditta Torchia, annunciata a maggio dall’allora sindaco ff funzioni Mimmo Battaglia e rispetto alla quale lo stesso sindaco Francesco Cannizzaro ha comunicato di non aver proceduto, nella stessa conferenza stampa in cui annunciava lo sblocco del cantiere il 3 agosto scorso.

Il ponte nell’assetto dell’area rigenerata con il progetto Ricopo

Della stessa data è la determina del settore Lavori Pubblici che approva questa variante e prende atto del verbale del tavolo tecnico dello stesso giorno in occasione del quale tale variante è stata ritenuta compatibile con il progetto Ricopo relativo alla Foce del Calopinace. Per superare l’impasse delle rampe, infatti, è stato necessario inglobare, inserire in maniera organica nel futuro assetto urbanistico, paesaggistico ambientale dell’area della foce del Calopinace anche il ponte, inteso come parte integrante del più ampio processo di riqualificazione urbana dell'area della foce del Torrente Calopinace che l'Amministrazione comunale ha avviato con il programma strategico denominato Ricopo (Rigenerazione, Connessione e potenziamento), finalizzato alla rigenerazione urbana, paesaggistica, ambientale e infrastrutturale dell'intero ambito territoriale compreso tra il Parco Lineare Sud, la foce del Torrente Calopinace e le aree limitrofe. Un inserimento dettato dal fatto che la completa connessione anche carrabile della città al Parco lineare sud non può, infatti, prescindere dal completamento e dalla funzionalizzazione del ponte di collegamento dei due argini del fiume Calopinace. Questo inserimento era stato formalizzato in Giunta il giorno prima, il 2 agosto, con apposita approvazione di un atto di indirizzo specifico per questa opera.

Una manovra che produce il risultato di vedere oggi l’opera completata nei 58 giorni annunciati, a seguito di una procedura finalizzata ad accelerare i tempi, visto che gli interventi più importanti ancora da eseguire di fatto erano sulle rampe. Se da un lato questa esperienza dimostra che i tempi burocratici, con le giuste sollecitazioni della politica, perseguono efficienza, dall’altro rivelano che per completare questa opera, di non particolare complessità, sia stato necessario inglobare il progetto in altro appalto per superare l’ennesima impasse, questa volta non legato alle misure errate dei pilastri e ma alle rampe.

La storia

Avrebbe dovuto essere consegnato dopo 120 giorni, con lavori aggiudicati nel 2020 con un progetto già approvato nel 2016, e invece sono trascorsi sei anni, tra ritardi, stalli, misure fuori mercato, una rescissione in danno con la ditta sfiorata per due volte, numerose sollecitazioni dei comitati di quartiere Ferrovieri Pescatori e Parco Lineare Sud.

Soltanto nel giugno del 2025 l'iter si era sbloccato con la posa su sette imponenti travi (52 tonnellate di cemento armato ciascuna), arrivate da Lamezia Terme.

Il 2025 si era chiuso con il completamento della struttura dell’opera, da appoggio ad appoggio, ma ancora in attesa delle opere necessarie per la sua percorribilità, appunto le rampe. Quella lato nord aveva richiesto uno studio ad hoc su accesso e viabilità subito dopo l’apposizione delle travi. Studio che aveva dilatato nuovamente i tempi dei lavori, come emerso, nel luglio successivo, in occasione della seduta di commissione di Controllo e Garanzia del comune di Reggio Calabria, convocata presso la sede stessa del cantiere.

Ad inizio del 2026, le attività avevano già subito dei nuovi rallentamenti fisiologici per gli eventi meteorologici estremi e il ciclone Nils che avevano piegato l’impalcatura posta sul letto del torrente. Poi lo sblocco e il nuovo stallo. Fino allo scorso agosto con l’ultimo e definitivo sblocco del cantiere.