VIDEO | Il consolidato appuntamento pasquale quest'anno ispirato alle Beatitudini al centro della nuova puntata del format negli studi del Reggino.it. Il seme della feconda eredità di don Italo Calabrò ancora germoglia.
Tutti gli articoli di Società
PHOTO
Il creato e la natura. L'umanità e la fragilità. L'amore e la speranza. È un vibrante inno alla vita quello intonato in occasione della via Crucis della piccola opera Papa Giovanni di Reggio Calabria che da oltre trent'anni unisce la comunità nel tempo di Pasqua . La Passione di Cristo rivive in un afflato che apre alla condivisione e alla rinascita e che abbraccia le persone più fragili sostenute dalla Piccola Opera Papa Giovanni.
Da un decennio questa via Crucis ha luogo nella vasta area verde di Casa Gullì , sita in via Gebbione, donata alla Piccola Opera e divenuta cuore pulsante di questo appuntamento ormai consolidato. Venerdì santo (3 aprile) alle ore 10, nel cuore della zona sud di Reggio Calabria si rinnova l'appuntamento quest'anno ispirato alla Beatitudini.
Ogni via Crucis, in quanto cammino, è frutto di un percorso in cui si convergono riflessioni . Come da insegnamento inossidabile e irriducibile di don Italo Calabrò , per il quale in corso la causa di Beatificazione, ogni passo è bello se compiuto accanto e con gli altri.
Ci racconta di questo seme che continua a germogliare, quale eredità viva di don Italo Calabrò a Reggio, Mimmo Nasone , che con Italo è cresciuto e che oggi è presidente del centro comunitario Agape e socio di Piccola Opera Papa Giovanni, ospite della nuova puntata di A tu per tu negli studi del Reggino.it.
«Tutto nasce dal grande dono che ci ha fatto don Italo Calabrò, coinvolgendo i suoi alunni dell'istituto Panella in questa esperienza per evitare che quattro ragazzi finissero in manicomio. L' 8 dicembre del 1968 inaugurò la piccola opera Papa Giovanni nella casa canonica di San Giovanni di Sambatello dove era parroco. Un seme gettato di quell'accoglienza di ragazzi fragili che oggi è germogliato in 23 strutture da Taurianova a Bianco nel territorio reggino. Un'accoglienza in un luogo sano , che non erano all'epoca il manicomio e gli istituti, in cui la dignità fosse rispettata attraverso la possibilità di vivere a pieno il dono della vita anche se avevano alle spalle storie di emarginazione, di povertà, di sofferenza. Dunque beni essenziali, come un tetto, cibo e vestiti ma soprattutto aveva chiaro come questi ragazzi avrebbero diritto ad esprimersi nel modo migliore possibile . La loro formazione era essenziale. La sua fu una anche proposta di tipo religioso ma senza dimenticare il suo motto "Nessuno escluso mai". Tutti erano comunque i benvenuti anche, forse soprattutto, gli atei ».
Dunque la persona al centro, con la sua insopprimibile dignità , e la sua fragilità specchio delle fragilità di tutti e occasione per incontrare il Prossimo sofferente che spesso resta invisibile, inascoltato e solo intorno a tutti noi . Così con don Italo Calabrò ogni passo era un momento di costruzione da condividere e dal quale il giorno dopo ripartire per continuare a costruire.
«Il Natale e la Pasqua – ha raccontato Mimmo Nasone – erano tra i momenti più speciali in cui lo stare insieme coinvolgendo i nostri amici diveniva un percorso sempre più partecipazione . Attenzione prestata ai temi, ai simboli e ai segni in modo che il messaggio sempre antico e nuovo tanto della Natività quanto della Passione di Cristo fosse sempre più l egato alle storie delle nostre comunità . Da sempre, dunque, ci prepariamo a questo momento, frutto di una ricerca, di un lavoro prezioso che gli educatori condividono con i nostri amici nelle varie comunità».
Nei luoghi in cui la Piccola Opera papa Giovanni si fa segno di una vita ancora possibile, la sofferenza è presente ma insieme al dono, all'amore e alla speranza . Come sulla Croce dopo il Calvario.
«Abbiamo sempre riconosciuto, sulle orme di don Italo Calabrò, nel messaggio della morte e della Resurrezione del Signore le nostre storie. I primi anni facemmo questa esperienza a Prunella, dove è ancora attiva una delle comunità più antiche della Piccola opera che oggi si chiama centro Nadia Vadalà. Poi ci siamo spostati anche all'attuale parco della Mondialità a Gallico superiore, dove padre Cannizzaro aveva pensato di bonificare quella vallata, realizzando la via della Croce all'aperto e in mezzo al verde . Poi la donazione di Casa Gullì che ospita la comunità Dopo di noi e anche il laboratorio artistico di ceramica molto speciale dell'associazione Artinsieme. La vasta area verde che circonda la casa ormai è la sede ogni anno di questo atteso incontro. Quest'anno – ha raccontato ancora Mimmo Nasone – il tema sarà quello della Beatitudini. In modo particolare, in due comunità a fondo Versace ea Catona, dove ci sono delle esperienze di accoglienza semi residenziale , proprio riflettendo sulla via Crucis e pensando al tragico momento che il mondo attraversa, si è pensato alle beatitudini. Valentina ha illuminato il nostro agire definendo la persona beata, come la persona libera e felice. Abbiamo sposato subito la sua visione, individuando le otto beatitudini di San Matteo abbinandone una per ogni due stazioni della via Crucis.
Dal mondo della sofferenza uniamo così le nostre voci al grido di Gesù sulla croce, che prima di morire due volte ha gridato "Ho sete" . Madre Teresa – ha ricordato Mimmo Nasone – provocava chiedendo “di che cosa aveva sete il Signore?”. Non solo di acqua ma di amore, di pace, giustizia. Valori di cui in ogni tempo c'è bisogno, specie in un momento come questo in cui vacillano e in cui le tensioni e le preoccupazione dei governi, che hanno in mano il destino di interi popoli, possono essere guidati non da valori ma dal potere degli interessi e del profitto.
Dunque le Beatitudini con le nostre riflessioni, i nostri simboli e anche con i nostri canti non solo religiosi perché il messaggio è universale ed è un invito rivolto a tutti», ha sottolineato ancora Mimmo Nasone.
Un invito a tutta la cittadinanza che vuole percorrere la via del Calvario con chi ogni giorno conosce e sperimentare il peso della Croce ma anche la rinascita della speranza di non portarla in solitudine.
«Ai familiari dei nostri amici, parte integrante del nostro cammino, daremo de i testi editi di don Italo Calabrò, le cui parole ci accompagnano sempre e ci accompagneranno anche in questa via Crucis unitamente a quelle di papa Leone XIV», ha concluso Mimmo Nasone.




