Il presidente Paolo Cicciù: «La Polisportiva è una squadra che diventa un luogo di appartenenza e responsabilità, è il lavoro quotidiano di Francesco, Miki, Giuseppe, Giovanni, Andrey, Mimmo, Ciccio e di tanti altri volontari che hanno scelto di investire nel territorio e nei suoi ragazzi»
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«Ad Arghillà un pallone può servire a confondere le forze dell’ordine oppure può insegnare a un bambino che esiste un’altra strada. È lo stesso oggetto, ma può raccontare due mondi completamente diversi. Da quasi dieci anni, ad Arghillà, la Polisportiva Arghillà a Colori ( si riparte giorno 7 settembre) sceglie di stare dalla parte di quella seconda possibilità: il pallone come strumento di educazione, relazione e libertà di scegliere.
È una storia – spiega Paolo Cicciù, presidente Csi Reggio Calabria – che merita di essere raccontata perché Arghillà non può essere conosciuta soltanto attraverso le cronache: la dispersione scolastica, la criminalità, le difficoltà sociali, gli incendi dei cumuli di immondizia. Tutto questo esiste e va affrontato. Ma esiste anche un’altra Arghillà. Quella delle persone che ogni giorno decidono di esserci. Per conoscerla bisogna attraversarla, entrare nei comparti, incontrare le famiglie, parlare con i ragazzi, stare accanto agli educatori e ai volontari. È quello che la Polisportiva Arghillà a Colori fa da dieci anni.
Sul campo si gioca, si vince e si perde. Per due anni consecutivi la squadra ha raggiunto la finale del Campionato Nazionale - Fase Provinciale di calcio a 5 Csi. Ma il risultato sportivo è soltanto una parte della storia. La vera vittoria è il percorso, è il ragazzo che arriva all’allenamento, è la squadra che ci crede, è l’adulto che mantiene una promessa, è il volontario che continua a dedicare tempo ed energie. La Polisportiva è una squadra che diventa un luogo di appartenenza e responsabilità, è il lavoro quotidiano di Francesco, Miki, Giuseppe, Giovanni, Andrey, Mimmo, Ciccio e di tanti altri volontari che hanno scelto di investire nel territorio e nei suoi ragazzi. In questi anni hanno avuto un ruolo importante anche quei magistrati che hanno scelto di non limitarsi al proprio ruolo istituzionale.
Hanno incontrato i ragazzi sul campo, giocato con loro, condiviso momenti di sport e socialità. Il nostro capitano, il dott. Stefano Musolino, ci ha guidato in questo straordinario percorso. Perché la legalità, soprattutto quando si parla di giovani, non si trasmette soltanto con le parole, i premi o le parate. Diventa concreta quando assume il volto di una persona, quando si trasforma in una relazione, quando diventa esempio e presenza.
Ad Arghillà sono diverse le realtà che, con strumenti e percorsi differenti, costruiscono ogni giorno opportunità e presidi educativi: Rsc, il progetto del Ministero e del Comune di Reggio Calabria; Fata, con lo straordinario servizio del Consorzio Ecolandia; il Centro Diurno portato avanti con costanza da Il Tralcio e dalla Parrocchia Sant’Aurelio. Esperienze diverse, unite da una stessa scelta: esserci. Per questo continuare a parlare di Arghillà è importante. Ma è altrettanto importante farlo conoscendo direttamente il territorio.
Commentare, suggerire, proporre è necessario. Prima, però, bisogna entrare nei luoghi, incontrare le persone, ascoltare tutti, nessuno escluso! Perché la complessità di un quartiere non può essere restituita interamente da un’analisi fatta "a distanza". Arghillà non è soltanto il luogo delle emergenze, è anche il luogo in cui, ogni giorno, un bambino può incontrare un adulto capace di indicargli una strada diversa.Non esistono ricette semplici, nessuno può pensare di aver risolto la complessità di un quartiere come Arghillà. Esiste però una scelta: esserci! Esserci con continuità, coerenza e responsabilità.E allora, alla fine, ad Arghillà c’è una scena che vale più di molte analisi», conclude Paolo Cicciù, presidente Csi Reggio Calabria.

