La Reggina supera la Sancataldese in un Granillo carico e compatto: Curva Sud piena, cori incessanti e, a fine gara, il saluto collettivo della squadra sotto il settore caldo con il messaggio degli ultras: «Noi ci siamo, con fame e grinta come voi».
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Il sabato sera al Granillo ha avuto un suono preciso: cori continui, tamburi che battono, sciarpe alzate al cielo. La Reggina 1914 batte la Sancataldese Calcio e sugli spalti si respira quella tensione positiva che a Reggio conoscono bene.
La Curva Sud è piena, compatta, viva dall'inizio alla fine. Non smette di cantare, non abbassa il ritmo, non lascia vuoti. È presenza costante, è identità. Ogni coro rimbalza tra le gradinate, ogni battimani diventa gesto collettivo. Il Granillo si muove insieme alla sua gente.
Sugli spalti si mescolano generazioni diverse: ultras storici, ragazzi, famiglie, volti che allo stadio non mancano mai. C'è un filo che lega tutti, ed è la voglia di esserci, di sostenere, di non arretrare.
Poi arriva il triplice fischio e il momento che resta negli occhi. I giocatori si cercano, si compattano, avanzano tutti insieme verso la Curva. Si fermano sotto la Sud, uno accanto all'altro. Restano lì.
Dal cuore del tifo e della Curva parte il messaggio, scandito con forza: «Noi ci siamo, con fame e grinta come voi». È una dichiarazione diretta, senza giri di parole. La squadra risponde con l'applauso collettivo, con la presenza, con quell'abbraccio a distanza che suggerisce la serata.
In quell'immagine c'è il senso del sabato amaranto: un legame che si rinsalda, una promessa reciproca, una città che prova a ricompattarsi attorno ai propri colori.
Quando succede questo, il Granillo torna ad avere il suo peso specifico. E la Reggina ritrova il suo specchio più fedele: la Curva.


