Il giornalista e saggista sidernese contribuisce alla riscoperta dell'opera in versi dello scrittore piemontese, esiliati dal regime fascista in Calabria tra l'agosto del 1935 e il marzo del 1936
Tutti gli articoli di Cultura
PHOTO
« Sette mesi e mezzo di soggiorno obbligato, fondamentali per la sua vita e per la sua produzione letteraria . "Nella luce improvvisa" è uno dei versi di una delle sue poesie che rimanda alla luce fortissima penetrante che lui scoprì qui, nella nostra terra, sulla costa ionica reggina. Una luce capace di trasformare in cosa anche una visione magari tendenzialmente pessimistica come era quella di Cesare Pavese ».
Ha scelto un suo verso incinta per intitolare la seconda opera dedicata allo scrittore piemontese Cesare Pavese , confinato dal regime fascista a Brancaleone, nel reggino, tra l'agosto del 1935 e il marzo del 1936. Il giornalista e saggista di origini sidernesi, a lungo caporedattore e vaticanista della Rai, Enzo Romeo , con la pubblicazione "Nella luce improvvisa. Poesie della Calabria di Cesare Pavese", torna a dedicarsi allo scrittore piemontese dopo essere stato tra i primi ad approfondire la sua esperienza del suo confino in Calabria . Il volume è stato di recente presentato anche a Reggio Calabria nell'ambito dei Caffè letterari del Rhegium Julii.
«Nel 1985 - ha raccontato Enzo Romeo - avevo condotto una ricerca a Brancaleone dove mi ero recato per ritrovare testimonianze che avevano conosciuto Pavese durante il confino . Avevo pubblicato un saggio dal titolo "La solitudine feconda" proprio perché quella solitudine subita dallo scrittore aveva dato in là all'intera sua produzione letteraria , che poi fu una delle più importanti del nostro Novecento . E dopo quarant'anni sono ritornato a scrivere di Pavese, autore che non ho mai dimenticato, che ho letto avidamente da ragazzo e che credo possa dare ancora molto ».
Oggi, grazie alla generosità di Tonino Tringali, attuale proprietario dell'edificio in cui Pavese aveva vissuto, a Brancaleone sulla costa ionica reggina, quella sua stanza, arredata come ai tempi del confino, è aperta gratuitamente al pubblico per essere visitata e ospita, in collaborazione con la Pro Loco di Brancaleone iniziative e incontri. Nelle scorse settimane è stata inaugurata un'epigrafe commemorativa in ricordo di Cesare Pavese, collocata sul prospetto della casa del confino . L'opera, realizzata dal maestro Rosario La Seta.
Traduttore, editore oltre che scrittore, anche con la sua poesia, Cesare Pavese ha ancora oggi molto da dire.
« Ho voluto raccogliere le poesie sparse di Pavese . La gran parte è stata pubblicata n ell'unica raccolta edita in vita, ossia "Lavorare stanca" ma ci sono anche poesie che non erano state inserite. Ho scelto la poesia perché in un mondo in cui si urla, in cui si battono i pugni sul tavolo, ecco parlare liricamente, mi sembra un grande segnale da parte di un autore che forse oggi è poco apprezzato proprio perché, in un mondo degli uomini forti, una persona pensosa e capace di introspezione come era Pavese, forse non intercetta la mentalità corrente. Ma proprio per questo che credo ci sia bisogno di leggerlo e di riscoprirlo », ha sottolineato ancora Enzo Romeo.
Brancaleone calabro fu per Pavese una terra d'esilio «Laggiù c'era il mare. Un mare remoto e slavato, che ancor oggi vaneggia dietro ogni mia malinconia. Là finisce ogni terra su spiagge brulle e basse, in un'immensità vaga. C'eran giorni che, seduto sulle ghiaie, fissavo certi nuvoloni accumulati all'orizzonte marino, con un senso di apprensione».
Il mare ei gelsomini calabresi rappresentarono le pareti e l'orizzonte dove iniziò a decantare quanto poi Pavese fermò su carta tra il 1938 e il 1939, scrivendo appunto Il carcere (titolo originario era Memorie di due stagioni), ristampato da Rubbettino nel 2024 . Il romanzo fu scritto in dittico con “La casa in collina” e pubblicato nel 1948 nel volume unico “Prima che il gallo canti”. Questo fu anche il titolo del film calabrese diretto dal regista catanzarese Mario Foglietti negli anni Novanta.
Sulla costa ionica reggina iniziò a scrivere invece un diario che si sarebbe rivelato di fatto la sua autobiografia, pubblicato postuma nel 1952 da Einaudi a cura di Massimo Mila, Italo Calvino e Natalia Ginzburg, con il titolo "Il mestiere di vivere. Diario 1935-1950". Pagine e pagine che avrebbero racchiuso quindici anni di inquieta esistenza, iniziate a scrivere proprio in Calabria.
A Brancaleone, Pavese arrivò ammanettato e scortato il 3 agosto del 1935. Da uomo e letterato non allineato al regime fascista venne esiliato in fondo all'Italia, condannato a tre anni di confino, poi ridotto a sei mesi, che scontò dall'agosto del 1935 fino al 15 marzo 1936. Non ritenuto indigente non gli fu riconosciuto un sussidio, motivo per cui a Brancaleone impartiva lezioni di latino e letteratura italiana per vivere. Un'attività per la quale a Brancaleone era chiamata “U prufissuri”.
La figura di Cesare Pavese è oggi al centro di un itinerario culturale e turistico sempre più ricco a Brancaleone.
Non solo la Casa del confino di Cesare Pavese e la Scala pavesiana . Già dallo scorso anno dei pannelli illustrativi conferiscono identità culturale e storica al palazzo , di proprietà della famiglia Autolitano - Bertullo e concesso in comodato d'uso gratuito al Comune, che ospitava la locanda Da Cesira dove Pavese soggiornò appena giunto in Calabria, e il locale che un tempo ospitava il Bar Roma , che Pavese soleva frequentare. Un bar con lo stesso nome dell'albergo di Torino dove proprio il 27 agosto 1950 mise fine alla sua vita.
Agosto fu per Pavese il mese dell'arrivo da confinato in Calabria. In Agosto mise fine alla sua vita. Una inquietudine che trasuda dai versi della sua "Luna d'agosto".
« Al di là delle gialle colline c'è il mare, al di là delle nubi. Ma giornate tremende, di colline ondeggianti e crepitanti nel cielo, si frammettono prima del mare . Quassú c'è l'ulivo con la pozza dell'acqua che non basta a specchiarsi, e le stoppie, le stoppie, che non cessano mai».






