Le professioni tecniche tornano a sollecitare un impegno strutturale sulla cultura della protezione civile. In una nota congiunta, la Rete delle Professioni Tecniche e la sezione calabrese della Struttura Tecnica Nazionale di Protezione Civile sottolineano come la gestione del rischio non possa limitarsi alla risposta all’emergenza, ma debba fondarsi su prevenzione, pianificazione, conoscenza dei rischi e consapevolezza diffusa.

Ingegneri, geologi, architetti e pianificatori, agronomi e forestali, geometri e periti evidenziano di aver più volte manifestato la disponibilità a mettere le proprie competenze a servizio della pubblica amministrazione e della popolazione, all’interno di un coordinamento unitario. Un contributo che va oltre la prestazione professionale e si configura come responsabilità civile e istituzionale verso il territorio.

Secondo i firmatari, le recenti allerte meteo hanno però mostrato ancora una volta la fragilità strutturale del sistema locale di protezione civile. Fatte salve alcune amministrazioni comunali che stanno intervenendo con azioni mirate, il quadro generale continua a proporre risposte standardizzate, come la chiusura delle scuole e comunicazioni comportamentali generiche, spesso non calibrate sulle specificità territoriali.

Indicazioni che, nella maggior parte dei casi, non risultano chiaramente riconducibili ai Piani Comunali di Protezione Civile, strumenti che dovrebbero rappresentare l’ossatura operativa della gestione del rischio ma che restano troppo spesso sconosciuti alla popolazione e ridotti a meri adempimenti formali.

Una condizione che conferma come, senza un reale coinvolgimento delle competenze tecniche e senza un investimento continuativo sulla pianificazione e sulla comunicazione del rischio, ogni evento meteo significativo continui a cogliere impreparati istituzioni e cittadini. Una fragilità che viene definita non solo organizzativa, ma soprattutto culturale.

Non a caso, si evidenzia nella nota, le esperienze più efficaci a livello nazionale sono quelle che hanno puntato sulla formazione diffusa e permanente, a partire dal mondo della scuola. I programmi promossi dal Dipartimento della Protezione Civile e dal Ministero dell’Istruzione dimostrano come la conoscenza preventiva riduca il panico, migliori i comportamenti individuali e rafforzi il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.

Da qui la proposta di rendere la protezione civile un tema strutturale nei percorsi scolastici, superando la logica delle iniziative episodiche. Studiare i rischi idrogeologici, sismici, costieri e incendiari del proprio territorio, conoscere i Piani Comunali di Protezione Civile e partecipare a esercitazioni significa formare cittadini consapevoli e capaci di reagire correttamente alle emergenze.

In questa prospettiva si inserisce la proposta di un Protocollo territoriale scuola–Comuni–professioni tecniche, finalizzato a rendere stabile il rapporto tra formazione, pianificazione e competenza tecnica. Un protocollo che preveda moduli di educazione alla protezione civile nei percorsi di educazione civica, il coinvolgimento diretto delle amministrazioni comunali e il contributo qualificato delle professioni tecniche, anche attraverso la Struttura Tecnica Nazionale e la Rete delle Professioni Tecniche.

«Solo attraverso questa alleanza strutturale – si legge nella nota – sarà possibile superare l’approccio emergenziale che da troppo tempo caratterizza la gestione del rischio e costruire una governance preventiva della sicurezza territoriale». La protezione civile, viene ribadito, non è un tema per pochi addetti ai lavori, ma un patrimonio collettivo di conoscenze, responsabilità e comportamenti indispensabile per la tutela delle comunità e per uno sviluppo realmente sostenibile.