di Lorenzo Vazzana – C’è un momento, subito dopo la pioggia, in cui il mondo sembra trattenere il respiro. L’arena è ancora bagnata, la pietra scura riflette il cielo e, come in un sogno capovolto, Reggio appare distesa a terra, delicata e luminosa. È lì che Athena si ferma. Fiera, immobile, con lo sguardo che scivola sull’acqua sottile rimasta tra le lastre.

Il temporale è appena passato e l’aria porta ancora il profumo della pioggia. Sopra, il tramonto sfuma lentamente dall’arancio al rosso, come se il cielo stesse arrossendo per la bellezza che osserva. Le nuvole si aprono in silenzio e la luce scende morbida, accarezzando i contorni della città riflessa.

Athena guarda quel riflesso come si guarda un ricordo: con rispetto, con meraviglia. Non è solo una città che appare sull’asfalto lucido, ma un’emozione che prende forma tra acqua e luce. In quell’istante sospeso, tutto sembra possibile: il passato e il presente si sfiorano, e il tramonto diventa una promessa gentile che la notte custodirà