Dall’affaccio di Monte Sant’Elia, lo sguardo si perde nell’azzurro infinito e si posa sull’isola di Vulcano, sospesa tra luce e silenzio
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C’è un punto, sull’altura di Monte Sant’Elia, in cui il cuore sembra rallentare per ascoltare meglio il respiro del mondo. È l’affaccio sotto le Tre Croci, un balcone naturale spalancato sull’infinito. Da qui il mare si distende in un azzurro sconfinato, vivo, attraversato da riflessi che danzano come promesse sussurrate al vento. Di fronte, l’isola di Vulcano emerge dalle acque come un sogno antico, fiera e silenziosa, custode di fuoco e memoria. La luce accarezza i suoi profili, mentre l’orizzonte si fa linea sottile tra cielo e mare, quasi a unire ciò che è terreno con ciò che è eterno. In questo spazio sospeso, ogni pensiero si scioglie e resta soltanto la meraviglia: un sentimento dolce, profondo, che invita ad amare senza misura, come l’immensità che si apre davanti agli occhi

