C’è un momento, a Scilla, in cui il tempo sembra fermarsi per rispetto della bellezza. Dal belvedere, lo sguardo scivola lento sullo Stretto, accarezza Messina in lontananza e si perde dentro un tramonto che arde come un cuore innamorato. Le nuvole si aprono appena, lasciando al sole lo spazio necessario per raccontare la sua ultima poesia del giorno.
La luce incendia il mare di riflessi dorati e cremisi, mentre il vento porta con sé il profumo salmastro delle sere d’estate e parole che nessuno osa dire ad alta voce. Tutto appare fragile e infinito insieme: le case arroccate, le barche silenziose, il cielo che sfuma lentamente nell’attesa della notte.
In quel preciso istante, Scilla non è soltanto un luogo. È un sentimento antico, una carezza sospesa tra terra e mare, dove ogni tramonto sembra parlare d’amore a chi ha ancora il coraggio di ascoltare.