C’è un punto, sul lungomare di Scilla, in cui il respiro del mare si fa più lento e il tempo pare cedere al silenzio. Lì, su uno scoglio levigato dalle onde e dai giorni, un gabbiano solitario si raccoglie in una quiete che ha il sapore dell’eterno.

Non si sa se stia aspettando qualcosa o qualcuno, o se semplicemente si stia concedendo una tregua dal volo e dalla fatica del vento.

Davanti a lui, lo Stretto si apre come una promessa antica, e il Pilone di Messina si erge sottile, quasi fosse un filo teso tra due mondi. È uno sguardo che unisce, quello del gabbiano, sospeso tra terra e infinito, tra presenza e desiderio.

In quell’istante fragile e perfetto, ogni cosa diventa poesia: il mare che sussurra, la luce che accarezza, e quell’attesa silenziosa che somiglia tanto all’amore.