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Reggio, Armo e storie di volontari e migranti tra memoria e profezia – VIDEO

Nell’auditorium Don Orione del santuario di Sant’Antonio la prima proiezione del docu-film di Antonio Melasi attraverso il quale la Caritas racconta e diffonde l’esperienza di accoglienza in riva allo Stretto

Reggio, Armo e storie di volontari e migranti tra memoria e profezia – VIDEO

Memoria e profezia. Il passato, il futuro e in mezzo gli eventi che attraversiamo e che intanto diventano già storia e seme per l’avvenire. Eventi che ci chiamano e ai quali rispondere. Quando, come in questo caso, la chiamata è all’amore verso chi lascia la propria terra per sperare nella vita, nella pace e nella libertà, allora la risposta può essere data con il nostro esserci per accogliere e sentirci umanità, con il nostro agire per il prossimo e accanto a esso.
La comunità di Reggio Calabria ha risposto presente, accogliendo al porto oltre 60 mila migranti, persone in fuga da guerre, torture, fame e povertà, in oltre 200 sbarchi avvenuti dal 2014 a oggi.

29 maggio 2016

Una esperienza di intensa umanità e condivisione culminata nel dolore e nella commozione profonda di quel 29 maggio 2016. Al porto di Reggio Calabria arrivarono 45 salme di chi non era riuscito a toccare la terraferma, di chi in mare aveva smarrito i propri sogni, di chi aveva potuto solo sperare in una vita libera, persa proprio durante il viaggio per conquistarla.
Il dovere di accoglienza restava prioritario ma necessitava di declinarsi in un modo diverso. Così quelle salme furono accompagnate a custodite dalla comunità di Reggio fino al giorno della sepoltura. Grazie al Comune di Reggio Calabria e alla comunità di Armo, essa ebbe luogo nella frazione collinare della città dello Stretto.

Quel 3 giugno 2016 divenne, per volontà dell’amministrazione comunale di Reggio Calabria guidata da Giuseppe Falcomatà, la giornata per la commemorazione delle vittime delle migrazioni.
Da quel momento altri fratelli e altre sorelle, morti in mare o in solitudine e povertà, furono sepolti lì. Ciò spinse ancora oltre il cuore, lasciando immaginare ciò che oggi è realtà. Il cimitero monumentale è stato realizzato da Caritas Italiana, su impulso della Caritas diocesana di Reggio Calabria – Bova, allora guidata da don Nino Pangallo. Oggi, circondati da alberi piantati da volontari e tanti giovani scout di tutta Italia, riposano lì oltre duecento persone.

Raccontare per umanizzare

Nel solco di questa riflessione profonda si innesta l’urgenza avvertita da Caritas Italiana, Caritas Reggio Calabria e Arcidiocesi Reggio Calabria – Bova di raccontare questa esperienza attraverso il docu-film “Armo, storie di volontari e di migranti” del regista reggino Antonio Melasi.
Proiettato in prima assoluta ieri sera in un gremito auditorium Don Orione del santuario di Sant’Antonio di Reggio Calabria, esso il frutto di una precisa necessità. Tutto ciò che è accaduto non deve restare solo un ricordo ma deve diventare un cammino presente e futuro. Senza immergersi in questo racconto prezioso e necessario sarà difficile capire a pieno cosa siano le migrazioni. Capire da cosa nascano e come prendere parte, compiendo non un atto di compassione ma di responsabilità, a questo dramma di dimensioni epocali e ampiamente annunciate.

Memoria, sale della vita

«La memoria cristiana è il sale della vita, come ha detto papa Francesco. Possiamo imparare dalla storia – ha sottolineato don Marco Pagniello, direttore Caritas Italiana nel suo video messaggio – solo con la memoria, in questo caso delle persone accolte. Anche delle persone giunte senza vita, alle quali è stata restituita dignità con la sepoltura ad Armo.
La vostra esperienza testimonia l’importanza dell’accoglienza e dell’inclusione. Il cimitero di Armo realizzato a Reggio Calabria, è un luogo in cui sperimentare la possibilità di fare qualcosa, in cui ricordare perché le persone sono costrette a partire. Un luogo in cui tenere a mente e nel cuore che possiamo e dobbiamo fare sempre di più per coloro che si mettono in viaggio.

Voi siete partiti dagli ultimi e, incarnando lo stile del Vangelo, vi siete fatti fratelli e sorelle di chi aveva bisogno. Lo avere fatto con amore e creatività. Imparare da questa storia equivale a compiere dei passi in avanti e crescere ancora in umanità». È quanto ha sottolineato ancora don Marco Pagniello, direttore Caritas Italiana. Impegnato in sede di conferenza Episcopale italiana, come anche l’arcivescovo di Reggio Calabria – Bova Fortunato Morrone, egli ha inviato un video messaggio.

Armo, opera-segno di un fare animato dall’Amore

«Una serata bellissima e piena di emozioni ma l’emozione non deve rimanere solo commozione. Essa deve alimentare un fare animato dall’amore. Quell’amore – ha sottolineato Maria Angela Ambrogio, direttrice Caritas Reggio Calabria – che è riuscito a fare sentire a casa i migranti. Abbiamo individuato in questo docu-film un veicolo per raccontare questo impegno che abbiamo abbracciato; uno strumento che possa diffondere il significato del cimitero di Armo affinché da opera segno diventi anche testimonianza concreta di un agire alimentato dall’Amore di Dio. Una testimonianza che vorremmo raggiungesse più persone possibili.

Gli sbarchi non sono finiti e le migrazioni sono un fenomeno che deve profondamente interrogarci sulla nostra capacità di esserci, con il nostro cuore e il nostro agire, per prenderci cura e, come ci ricorda papa Francesco, per accogliere, proteggere, promuovere e integrare le persone.
Monito che la chiesa reggina ha fatto proprio anche attraverso l’accoglienza diffusa promosso con il progetto Filoxenia.
Siamo adesso pronti per il prossimo appuntamento con la memoria e con la preghiera. La giornata di commemorazione per le vittime delle Migrazioni istituita dal Comune di Reggio il 3 giugno 2016, sarà celebrata lunedì 5 giugno al cimitero di Armo. Vorremmo che il cimitero diventare un segno culturale e educativo nell’ambito di un percorso.

Accompagneremo il docu-film in ogni proiezione che ci verrà richiesta e metteremo a disposizioni anche il totem interattivo e il sito. Questa esperienza dovrà continuare a denunciare, a educare e ad alimentare umanità e accoglienza. Ricordare per costruire, dunque non solo memoria ma anche profezia», ha sottolineato ancora Maria Angela Ambrogio, direttrice Caritas Reggio Calabria.

Più vite libere e meno bare

«Un lavoro importante che racconta e testimonia l’impegno della chiesa e della cittadinanza reggine in un frangente storico che deve parlare alle nostre coscienze.
Sono particolarmente onorato che il luogo di questo cimitero sia quello di Armo, la mia comunità. Essa ha accolto coloro che non sono sopravvissute al mare e tutti coloro che hanno operato per rendere questo luogo decoroso, degno del segno di cui è portatore e delle anime che custodisce.
Possa questa esperienza contribuire ad accrescere le vite salvate e quelle libere affinché non ci sia bisogno di altri luoghi in cui seppellire le vittime del mare», ha sottolineato don Pasqualino Catanese, vicario generale dell’arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova.

La prima proiezione

Erano presenti a questa prima proiezione (la prima di una lunga serie), volontari, scout e associazioni che operano al porto e non solo, alcuni componenti della comunità islamica. Rappresentata anche la prefettura e la capitaneria di porto.
Un auditorium gremito. Un pubblico silenzioso e assorto nel racconto che Antonio Melasi, professionista di grande sensibilità, magistralmente ha tessuto, intrecciando le testimonianze dei tanti volontari del coordinamento diocesano sbarchi, nato per rispondere alla chiamata all’amore che l’esperienza vissuta dal 2014 a Reggio Calabria ha lanciato. In tanti hanno risposto presente, recandosi al porto dove numerosi sono stati (e stanno tornando a essere) gli sbarchi di migranti in fuga per avere altrove una possibilità di vita dignitosa.

Vedere con il cuore ed esserci con l’amore

Sui loro volti la geografia di un mondo flagellato da diritti essenziali negati, il buio di una disperazione che a volte ha potuto cedere il passo a una luce di speranza. Quegli sguardi carichi di un’esistenza difficile, per cambiare la quale anche mettere a rischio, in un viaggio pieno di incognite, la vita dei propri figli anche in fasce, era contemplato, sono diventati gli sguardi attraverso i quali i volontari e le volontarie hanno fatto propria la missione di restare accanto.
Gli occhi di quei volontari e di quelle volontarie, attraverso questo sapiente lavoro di raccolta e tessitura di Antonio Melasi, adesso possono diventare gli occhi di tanti altri che speriamo vorranno vedere con il cuore ed esserci con l’amore.

Accogliere e salvare

«Ho sentito più volte parlare della funzione pedagogica alla quale questo documentario dovrà assolvere. Posso dire intanto che, durante la sua realizzazione, quella funzione è stata assolta nei miei confronti. Ho scoperto – ha raccontato il regista Antonio Melasi -la grande forza delle comunità reggina capace di mettersi a disposizione del prossimo in un momento di profonda disperazione. Un cuore grande e una solidarietà che vanno raccontati, affinché se ne abbia memoria e soprattutto coscienza.
Durante i mesi di lavorazione si è consumata la tragedia di Cutro, dove mi sono recato per inserire una traccia anche in questo documentario. Una immane tragedia che ha rimarcato l’urgenza di una riflessione profonda sul fenomeno che non arretrerà senza le giuste politiche. Ma intanto, grazie alle storie che ho ascoltato e all’impegno che ho visto profondersi, ho capito che c’è bisogno di accogliere e salvare vite», ha sottolineato ancora il regista Antonio Melasi.

La genesi dell’esperienza reggina

Il desiderio di restituire dignità a un’umanità oltraggiata dalla storia è stata la molla da cui tutto è partito. Nel 2014, la prima sistemazione allo Scatolone a Reggio Calabria dei migranti aveva lasciato emergere il bisogno di una presenza che potesse mettersi accanto agli operatori istituzionali, impegnati nella gestione, ma soprattutto accanto alle persone che arrivavano con un infinito carico di sofferenza. Non si sapeva ancora come ma si sapeva che era necessario.

Racconti silenti e parlati, timidi sorrisi ritrovati anche dopo torture e terrore, anche dopo le lacrime l’angoscia e la paura. Storie di famiglie sradicate e di altre divise, di adolescenti soli, lasciati partire perché almeno loro avessero una possibilità. Spazio anche alle esperienze di comunità come quella di Cannavò con don Nino Russo, vicedirettore della Caritas di Reggio Calabria, e la storia di riscatto e integrazione di Moussa.
Tutto questo e molto altro hanno raccontato le volontarie e i volontari ad Antonio Melasi che ha diretto questo coro di voci di straordinaria forza e semplicità, plasmando questo docu-film di grande e costante intensità. Saranno ad esso correlati il totem interattivo e il sito che saranno presto lanciati.

Una finestra sul mondo

Questo docu-film costituisce una preziosa finestra spalancata sul mondo. Un’esperienza che deve viaggiare come già essa ha fatto richiamando volontarie e volontari dall’Italia e dall’estero negli anni scorsi. Gli sbarchi d’estate e il lavoro nello stesso cimitero, prima che diventasse l’opera monumentale che oggi è, sono stati occasione di esperienze collettive di tanti giovani venuti qui per dare un contributo.
Il porto di Reggio Calabria, gli altri luoghi di accoglienza e il cimitero in fieri sono diventati scuole di vita, laboratori di condivisione, fucine di umanità e di storie che, come le persone, si sono incontrate e incrociate, in qualche modo legandosi tra loro per sempre.

Dal sale della terra

Ad Armo dal sale della terra è nato un cimitero monumentale, un’opera segno consegnata lo scorso anno, realizzata con fondi Caritas italiana e donazioni. Ha contribuito anche l’arcidiocesi tedesca di Paderborn, grazie a Martin Kolek, attivista in mare, giunto a Reggio Calabria dalla città di Delbrück, che seguendo le tracce dei piccoli Mohamed e Maryam, i cui corpicini senza vita aveva tratto dalle acque del Mar Mediterraneo proprio quel maggio 2016 è arrivato a Reggio Calabria, ad Armo dove i corpicini sono stati seppelliti. Con le sue parole si apre il docu-film di Antonio Melasi.

Memoria e denuncia

Così quel cimitero è un presidio di memoria, un’opera che deve denunciare le ingiustizie nel mondo, testimoniando il dramma delle migrazioni e la forza della speranza. Deve costituire un monito per non dimenticare e per continuare ad agire con spirito di fratellanza e sorellanza e ponendo sempre e solo l’umanità avanti a tutto.
Il fenomeno epocale e destinato a durare delle migrazioni sta tornando ad assumere dimensione importanti. Lodierno sbarco, a distanza di pochi giorni da un altro arrivo, lo dimostra.

Accoglienza e dignità

Il coordinamento diocesano sbarchi e le altre associazioni certamente continueranno ad accogliere. Intanto lo scenario in cui si opera è diverso. Il porto di Reggio Calabria non è più attrezzato come allora. Il punto di appoggio è la palestra di una scuola media dismessa, con non pochi disagi per queste persone che arrivano faticosamente dal mare e per chi deve assisterle. Quel monito a fare sempre di più e a farlo bene è, dunque, più che mai necessario e attuale.

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