Il clima, il mare, i borghi e l’Aspromonte consentirebbero di prolungare la stagione, ma servizi, collegamenti e programmazione continuano a concentrarsi nei mesi centrali. Gli eventi settembrini resistono, manca ancora una strategia capace di trasformarli in un’offerta turistica
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REGGIO CALABRIA. UNA VEDUTA DI REGGIO CALABRIA DALL'ALTO.
L’ultimo giorno di agosto porta con sé partenze, valigie, ombrelloni richiusi e il lento svuotarsi delle località balneari. Anche lungo le coste della provincia di Reggio Calabria comincia il controesodo: le famiglie rientrano, molti emigrati salutano i paesi d’origine, le seconde case tornano silenziose e numerose attività si preparano a ridurre orari e servizi. Come se l’estate, allo scoccare della mezzanotte, dovesse finire per decreto.
Eppure settembre, da queste parti, conserva quasi tutto ciò che rende attrattivo agosto, togliendogli semmai alcuni dei suoi disagi. Le temperature restano miti, il mare è ancora caldo, le spiagge sono meno affollate e i prezzi generalmente più accessibili. È il periodo ideale per chi può viaggiare senza dipendere dal calendario scolastico: coppie, pensionati, lavoratori da remoto e turisti stranieri alla ricerca di esperienze meno caotiche e più autentiche.
La Calabria arriva a questo appuntamento dopo un primo semestre particolarmente positivo. I dati diffusi durante l’estate indicano per la regione una crescita del 10,7 per cento degli arrivi e del 12,5 per cento delle presenze. Numeri che raccontano un territorio sempre più cercato, ma non risolvono la questione centrale: quanto dura davvero la permanenza dei visitatori e, soprattutto, per quanti mesi il turismo riesce a produrre economia e occupazione?
Una stagione che potrebbe durare molto di più
Nel Reggino le condizioni per prolungare la stagione ci sarebbero tutte. La Costa Viola, la Riviera dei Gelsomini, lo Stretto, l’Aspromonte, i borghi dell’entroterra, i siti archeologici e il patrimonio enogastronomico compongono un’offerta che non dipende esclusivamente dalla balneazione. Settembre potrebbe essere il mese del turismo lento, delle escursioni, dei cammini, delle visite culturali e dei fine settimana costruiti attorno ai prodotti e alle tradizioni locali.
La stessa Reggio Calabria vive proprio in questo periodo uno dei momenti più identitari e partecipati dell’anno: le festività mariane richiamano migliaia di persone e riportano in città numerosi reggini residenti fuori. A queste si aggiungono iniziative culturali come il “Settembre di Demetra”, gli appuntamenti al Museo archeologico nazionale, le rassegne teatrali e musicali e le manifestazioni diffuse sul territorio metropolitano.
Il problema, dunque, non è la totale assenza di eventi. È la difficoltà di unirli in una proposta riconoscibile, promossa con anticipo e facilmente acquistabile. Un turista dovrebbe poter trovare, in un solo luogo, informazioni aggiornate su trasporti, strutture aperte, visite guidate, escursioni, spettacoli e collegamenti tra la città, le coste e l’entroterra. Oggi, invece, l’offerta appare spesso frammentata in locandine, pagine social e iniziative che faticano a dialogare tra loro.
A settembre si riducono anche i servizi
C’è poi una contraddizione che si ripete ogni anno. Mentre istituzioni e operatori invocano la destagionalizzazione, con la fine di agosto comincia a restringersi proprio ciò che dovrebbe renderla possibile. Diminuiscono alcuni collegamenti, si riducono gli orari, chiudono stabilimenti e attività stagionali e diventa più difficile organizzare spostamenti senza un mezzo privato.
Il visitatore può arrivare in aeroporto o in stazione, ma raggiungere un borgo, una spiaggia o un sentiero dell’Aspromonte continua a richiedere una pianificazione non sempre semplice. E il turismo non cresce soltanto attraverso la promozione: servono servizi affidabili, trasporti, pulizia, accessibilità, cura dei luoghi e informazioni disponibili anche in più lingue.
La ripartenza di settembre, per il territorio, coincide così troppo spesso con la chiusura simbolica della stagione. Ripartono scuole, uffici e attività ordinarie, mentre il turismo viene nuovamente riposto nel cassetto in attesa dell’estate successiva.
Dalle presenze occasionali a un’economia stabile
La sfida non consiste nel riempire ogni sera una piazza con un concerto. Significa trasformare gli appuntamenti in pernottamenti, le escursioni in occasioni per scoprire i paesi, le feste tradizionali in percorsi capaci di coinvolgere ristoranti, strutture ricettive, guide e produttori locali.
Settembre potrebbe diventare il mese in cui raccontare una Calabria diversa da quella delle spiagge affollate: più lenta, verde, culturale e accessibile. Ma per farlo occorre programmare prima, coordinare pubblico e privato e garantire che il territorio resti realmente fruibile anche quando termina il rito collettivo delle ferie d’agosto.
L’estate reggina non finisce il 31 agosto. A finire, troppo spesso, sono la programmazione e i servizi. Ed è proprio nello spazio tra ciò che il territorio potrebbe offrire e ciò che riesce concretamente a organizzare che settembre continua a rappresentare una delle occasioni più evidenti, e meno sfruttate, del turismo calabrese.

