Il decreto legge 170 relativo anche alle misure per la Scuola, in vigore da qualche giorno, prevede il tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi delle scuole italiane, per prevenire scuole e classi “Ghetto”. Una disposizione che fin dall’annuncio, qualche settimana fa, della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sta preoccupando alcune comunità già radicate sui territori e sta facendo discutere circa la sua difficile applicabilità. A sostenere tali di difficoltà sul piano pratico, pur condividendo la necessità di un intervento a garanzia del pieno apprendimento, è l’Anp (associazione nazionale Dirigenti Pubblici e Alte professionalità della Scuola).

Maggiori risorse e personale dedicato

«Va riconosciuto al Ministero di aver attenzionato la questione. Sul piano didattico – spiega Mafalda Pollidori, vicepresidente nazionale dell’Anp - l’apprendimento deve avvenire tra pari altrimenti il rischio è quello di non comprendersi e di non creare le condizioni necessarie per mediare l'apprendimento.

Questa parità deve essere garantita ma non con il tetto, davvero difficile da applicare, bensì con un investimento significativo sulle professionalità della scuola. Penso a più mediatorie e più docenti della classe di concorso A23 di Italiano L2 (come lingua non primaria per discenti di lingua straniera), il cui approccio è ovviamente diverso perchè si insegna una lingua diversa da quella della famiglie. Non sarebbe utile affidarsi a progetti, residuali, irrisori e temporanei.

Individuare, dunque, un limite per gli studenti stranieri in ogni classe equivale a guardare al dito invece che alla luna. Non risolverebbe il problema. Praticamente il dirigente scolastico non può dire a un genitore di portare i figli da un’altra parte. La scuola lavora sulla prossimità abitativa, soprattutto per le scuole primarie. Ritengo davvero difficile l’applicazione in concreto di questo decreto».

Le presenze

L’analisi di Mafalda Pollidori, vicepresidente nazionale dell’Anp (associazione nazionale Dirigenti Pubblici e Alte professionalità della Scuola) si cala poi nel contesto territoriale.

In Calabria, secondo dati ufficiali estrapolati dal portale del ministero dell'Istruzione e del merito (Mim), nell'anno scolastico 2024-25, gli studenti stranieri erano 13.856 - 7.249 maschi e 6.607 femmine - su un totale di 256.879. Di questi 2.333 sono nelle scuole dell'infanzia, 4.501 nelle primarie, 2.805 nelle scuole secondarie di primo grado, 4.217 nelle scuole secondarie di secondo grado.

A livello provinciale sul totale degli studenti stranieri, prima è Cosenza con 5.042, pari al 36,4%, seguita da Reggio Calabria con 4.210 (30,4%), Catanzaro con 2.657 (19,2%), Crotone con 991 (7,2%) e Vibo Valentia con 956 (6,9%).

Se nelle regioni del Nord, prima la Lombardia, ad essere superiore è il numero delle presenze straniere a fronte, di più classi e di più istituti, nel Mezzogiorno si potrebbe porre la questione di una eccessiva concentrazione in pochi istituti e determinati quartieri (che sono poi quelli di residenza o quelli di scuole che vantano per loro storia e posizione esperienze di accoglienza e integrazione). Una situazione che resta da attenzionare laddove potrebbero accentuarsi non solo i problemi di apprendimento ma anche il rischio di immeritate “etichette”, laddove si ritenesse apriori questa presenza un pregiudizio per la qualità dell’apprendimento piuttosto che un valore.

«Noi abbiamo il 30,4% di stranieri nella provincia di Reggio Calabria quindi parla si poco più di 4mila studenti. Pensiamo al territorio di Rosarno e di San Ferdinando e a Reggio alla zona Gebbione, Sbarre, San Sperato. Sarebbe opportuno investire di più sulle risorse qualificate e formate anche sul nostro territorio dall’università per Stranieri Dante Alighieri», sottolinea la vicepresidente nazionale di Anp, Mafalda Pollidori.

Il decreto

Ecco cosa prevede il decreto 170 in tema di integrazione e lingua italiana.

A partire dall’anno scolastico 2027/2028, dovrà essere rispettato il limite del 30% di studenti stranieri calcolato, per le scuole primarie, tra chi non abbia la cittadinanza italiana, non sia nato in Italia o non abbia frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia, e per le scuole secondarie tra gli studenti stranieri che non abbiano frequentato con successo almeno tre anni scolastici nel sistema di istruzione italiano.

Per le iscrizioni in corso d’anno o nelle classi successive alla prima, la regola della distribuzione equilibrata entra in vigore in anticipo, già dall’anno scolastico 2026/2027.

Gli Uffici scolastici territoriali provvederanno a distribuire gli studenti tra i plessi della zona in caso di superamento del limite. In questa distribuzione saranno tenuti in debita considerazione particolari esigenze, garantendo l’assistenza a familiari con disabilità grave o altri impedimenti documentati. Prevista la figura di un referente a supporto delle famiglie, specie per gestire situazioni più complesse.

Istituito, inoltre, un fondo speciale (3,4 milioni di euro nel 2027 e oltre 14 milioni all’anno dal 2028) per finanziare corsi extracurricolari di potenziamento della lingua italiana, qualora non sia possibile rispettare la soglia del 30% nelle scuole vicine.

Non si potrà frequentare la scuola con il volto coperto. L’inosservanza dell’obbligo di identificabilità all’interno degli istituti sarà sanzionata con una pena pecuniaria da 200 a mille euro.