La storia di Maria Chindamo, delle sue scelte libere e delle sue terre libere oggi gestite dal consorzio Goel approda al Piccolo teatro di Milano. «Io parlo, io sono libera di parlare ancora». È Maria stessa a ritrovare la voce dopo il vano tentativo di metterla a tacere, di piegarla, di spegnere anche la sua memoria, negando la verità sulla sua morte. Lei, invece, ritorna alla vita su un palcoscenico. È il teatro a darle corpo e a renderla una donna che ancora parla. “Se dicessimo la verità – Ultimo capitolo” è lo spettacolo in cui tutto ciò avviene e che sarà in scena fino a oggi al Piccolo Teatro di Milano.

Lo spettacolo sul palco e le testimonianze di vita


La drammaturgia di Emanuela Giordano (anche regista) e Giulia Minoli (anche ideatrice), con le musiche originali Tommaso Di Giulio. Lo spettacolo è interpretato da Daria D’Aloia, Jonathan Lazzini, Lucia Limonta, Simone Tudda, con Leonardo Ceccarelli chitarra e Paolo Volpini batteria.
Una produzione Piccolo Teatro di Milano, Teatro d’Europa, Centro Teatrale Bresciano, Teatro Stabile di Bolzano, Fondazione TRG, con il patrocinio di Fondazione della Comunità Bresciana.

Alla prima dello scorso 27 febbraio erano presenti anche il fratello di Maria, Vincenzo Chindamo, e Vincenzo Linarello, presidente del consorzio Goel.
Lo spettacolo, promosso dall’associazione romana Crisi Come Opportunità nell’ambito del progetto nazionale di sensibilizzazione Palcoscenico della Legalità, riconosce nella testimonianza e nella sua forza, componenti essenziali per suggellare l’aderenza del teatro alla realtà e alla storia del nostro tempo.

Maria parla ancora

«È stato davvero molto intenso “vedere” Maria parlare. Il teatro le ha restituito la voce di una donna forte e libera quale lei era e resterà. Maria così – racconta il fratello Vincenzo – vive ancora e non solo nel ricordo di noi familiari, dei suoi figli Vincenzo, Letizia e Federica. Lei vive nella storia di resistenza civile che la sua vita ha incarnato e che nessuna brutale violenza potrà cancellare. Il Teatro potrà sempre riportarla in vita. Davvero molto emozionante “vedermi ancora dietro di lei”, come il fratello che ora come allora le stava accanto. È stato infatti scelto che anche io fossi interpretato e quindi presente sulla scena per incarnare il profondo legame familiare che mi univa a mia sorella Maria».

Avrebbero volto che…e invece…

«Avrebbero voluto piegarla e invece la sua integrità le sopravvive. Avrebbero voluto le sue terre e invece le sue terra sono rimaste libere e adesso affidate ad un consorzio Goel che dell’etica e della legalità nutre la propria mission. Sono lì a fiorire per i suoi figli. Avrebbero voluto annientare l’amore che invece ancora scorre. Queste la storia e l’esperienza che portiamo avanti e che questo spettacolo, in questa ultima sua versione, racconta in modo avaro magistrale.

Se dicessimo la verità – Ultimo capitolo” è infatti figlio di un progetto più ampio che ogni volta si arricchisce di storie nuove. Questa volta la storia è quella di mia sorella Maria e delle sue terre gestite dal consorzio Goel. Un altro prezioso tassello di memoria che mi ha molto emozionato». Così conclude Vincenzo Chindamo, fratello di Maria. Imprenditrice, originaria di Laureana di Borrello, fu brutalmente uccisa dopo essere stata rapita il 6 maggio 2016 davanti all’ingresso della sua azienda agricola a Limbadi, nel vibonese. Aveva 42 anni.

Dopo le tappe a Buccinasco, Firenze, Livorno e Terni e prima di chiudere la tournée a Torino il 10 e l’11 aprile, lo spettacolo approderà anche in Calabria. Il 4 aprile al teatro Apollo di Crotone e il 6 all’Auditorium Comunale Unità d’Italia Roccella Ionica,

Il palcoscenico della Legalità

L’associazione Crisi Come Opportunità (Cco) ha sede a Roma.Essa si occupa di laboratori di formazione e sensibilizzazione di giovani e comunità locali attraverso l’uso dell’arte, in tutte le sue forme, tra queste anche il teatro. Tra i suoi progetti c’è quello nazionale denominato Il palcoscenico della Legalità, nato dalla collaborazione con teatri, istituti penali per minorenni, scuole, università e associazioni antimafia.

«Il teatro non dà lezioni di vita e non ci offre soluzioni a buon mercato. Esso offre stimoli e opportunità di conoscere e di riflettere. Questo noi cerchiamo di fare, con convinzione, pensando soprattutto ai ragazzi. E proprio ai ragazzi ci rivolgiamo con un lavoro che, parallelamente, realizziamo nelle scuole di tutta Italia perché lo spettacolo non sia solo un’occasione isolata ma parte di un percorso di avvicinamento a temi fondamentali per la loro crescita». È quanto affermano le autrici Giulia Minoli e Emanuela Giordano.

Teatro, impegno civile e memoria

Con il titolo Dieci Storie lo spettacolo debutta nel 2011 al Teatro di San Carlo di Napoli. La storia di questo progetto che condensa teatro, impegno civile e memoria inizia da qui ed è un crescendo. Esso si nutre delle testimonianze di familiari delle vittime innocenti della criminalità organizzata e delle associazioni che trasformano le terre confiscate alle mafie in beni comuni. Uno spettacolo che invita alla riflessione ancora prima di essere visto. Nelle scuole si attivano laboratori per oltre 60 mila ragazzi dai 13 ai 18 anni. Un progetto che così assume una forte e marcata valenza educativa.

Nel 2017, in coproduzione con i maggiori Teatri Nazionali: Teatro Argentina di Roma, Piccolo Teatro di Milano, Teatro San Ferdinando di Napoli e Teatro Gobetti di Torino, abbraccia nuove storie. Si lascia, altresì, contaminare dal Corso di Sociologia della Criminalità Organizzata di Nando dalla Chiesa all’Università degli Studi di Milano.

La drammaturgia anno dopo anno scava a fondo per contribuire e mantenere centrata l’attenzione sul fenomeno mafioso che si nutre di sottovalutazione e indifferenza. Nel 2018 ecco il terzo atto. Ma l’evoluzione continua e trasforma anche il titolo in “Se dicessimo la verità” che nel 2021 diventa anche un documentario Rai girato anche in Calabria. Qui vengono raccolte le testimonianze del giudice Nicola Gratteri, dell’imprenditore Gaetano Saffioti, dei familiari del mugnaio Rocco Gatto di Gioiosa Ionica e del fotografo Lollò Cartisano di Bovalino. Nel 2022, infatti, “Se dicessimo la verità – Ultimo Capitolo”, propone una ulteriore novità raccontando storie legate soprattutto alla ‘ndrangheta insediatasi al Nord Italia. E il viaggio su e giù dal palco prosegue.